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Sanità digitale: aspettative elevate e gap formativi. La sfida è rendere concreta la trasformazione

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In Italia è in corso una trasformazione profonda della sanità, spinta dalla digitalizzazione: un percorso che in Europa viene spesso indicato come riferimento, ma che richiede ancora una piena “messa a terra” sul piano normativo, organizzativo e culturale. Di questi temi si è discusso al Ministero della Salute, alla presenza di istituzioni, professionisti sanitari ed esperti di innovazione, durante la presentazione dei risultati di un’indagine sullo stato dell’arte della salute digitale così come percepita dagli operatori sanitari (HCP).

Lo studio è stato commissionato dal Forum Nazionale della Salute Digitale (Fo.N.Sa.D.), think tank nato per promuovere e facilitare l’adozione delle tecnologie digitali all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. Il Forum, sviluppato in collaborazione con Ministero della Salute, Agenas e Dipartimento per la Trasformazione Digitale, rappresenta uno spazio di confronto strategico tra decisori pubblici, aziende e professionisti della sanità e della digitalizzazione, con l’obiettivo di favorire soluzioni innovative e sicure, coerenti con la normativa nazionale ed europea, e capaci di rendere il sistema più efficiente, accessibile e sostenibile.

“La trasformazione digitale è una delle sfide più importanti che siamo impegnati a vincere per modernizzare la nostra sanità, costruire un sistema più sostenibile e garantire un accesso sempre più equo ai servizi”, ha dichiarato Orazio Schillaci, Ministro della Salute. “La survey mostra un forte interesse dei professionisti verso le nuove tecnologie, ma evidenzia anche che per molti è ancora un terreno nuovo. È qui che dobbiamo intervenire. Con le risorse del PNRR stiamo investendo sulla formazione, affinché i professionisti dispongano di competenze solide: ad oggi ne hanno già beneficiato 2.500 operatori del Servizio Sanitario Nazionale. In questo percorso, il Forum Nazionale sulla Salute Digitale offre un contributo fondamentale”.

I risultati: entusiasmo alto, ma informazione e formazione restano insufficienti
Come illustrato dal dott. Gadi Schoenheit, Business Strategy Accelerator di Homnya, l’indagine restituisce una fotografia nitida: il sistema esprime un’aspettativa molto elevata verso la sanità digitale, ma sul campo permane un divario tra ambizione e capacità operative.

La survey è stata condotta contattando oltre 200.000 medici via email: circa 30.000 hanno aperto l’invito e 1.144 professionisti hanno completato il questionario. Il campione è composto per il 26% da medici di medicina generale (MMG) e per il 74% da specialisti, con distribuzione su genere, fasce d’età e macro-aree geografiche (Nord, Centro, Sud).

Alla domanda sul livello di informazione rispetto alle principali innovazioni (telemedicina, intelligenza artificiale e cybersecurity) emerge un primo segnale d’allarme: quasi nessuno si considera “molto” o “estremamente” informato. La maggioranza si colloca tra “abbastanza” e “poco informato”; in particolare, il 46% dei MMG e oltre il 40% degli specialisti dichiarano un’informazione limitata. Il dato è omogeneo su tutto il territorio nazionale. I medici under 40 risultano più informati, mentre si rileva anche una differenza di genere: gli uomini tendono a dichiararsi più informati rispetto alle donne.

Cosa si usa davvero: piattaforme e dati; telemedicina ancora minoritaria, AI ai margini
Nella pratica quotidiana prevalgono sistemi di gestione dei dati e piattaforme digitali integrate, le soluzioni più “mature” dal punto di vista dell’adozione. La telemedicina viene utilizzata da circa un medico su tre, mentre l’intelligenza artificiale resta residuale (12% MMG e 9% specialisti).

Un dato particolarmente rilevante riguarda il Sud Italia: qui il 48% dei professionisti dichiara di non utilizzare nessuno degli strumenti digitali proposti, evidenziando una criticità che non è solo tecnica, ma anche legata alla dimensione relazionale e territoriale.

Il digitale è percepito come valore, ma non è ancora “pronto all’uso” per molti
Nonostante l’adozione ancora disomogenea, la percezione del valore del digitale è molto alta: la maggioranza ritiene che le tecnologie possano migliorare significativamente qualità ed efficienza delle cure. Sommando le risposte “molto” ed “estremamente”, non si osservano differenze sostanziali tra MMG e specialisti, né per area geografica.

L’incrocio dei dati mette però in evidenza il nodo centrale: circa il 70% dei medici si considera poco o abbastanza poco informato, ma nello stesso tempo ritiene il digitale molto importante per il futuro della sanità. È un gap che, come evidenziato nella presentazione, ha tre dimensioni: tecnologica, organizzativa e relazionale.

Ostacoli: problemi diversi, soluzioni diverse
Quando si chiede quale sia il principale ostacolo all’adozione del digitale nella pratica clinica, emergono differenze nette tra i profili professionali:

  • 37% degli specialisti: problemi tecnici (connessione, infrastrutture, software);
  • MMG: soprattutto carenza di formazione e competenze digitali;
  • pesa molto, per i MMG, anche la resistenza al cambiamento da parte di colleghi, pazienti e caregiver (29% MMG contro 14% specialisti), con difficoltà più marcate nel rapporto con il territorio.

Formazione: la priorità riconosciuta dagli stessi professionisti
Il dato che sintetizza meglio la criticità è quello sulla preparazione: il 60% dei medici si sente poco o per nulla formato nell’uso degli strumenti digitali in ambito clinico. Gli specialisti si dichiarano mediamente meno formati dei MMG; i più giovani risultano più sicuri, mentre non emergono differenze significative tra Nord e Sud.

La ricerca, inoltre, sottolinea un aspetto spesso trascurato: oltre alla formazione tecnico-scientifica e organizzativa, è indispensabile una formazione relazionale, che riguarda la gestione del rapporto tra operatori sanitari, pazienti, caregiver e rete territoriale, soprattutto nelle aree dove questa relazione è più fragile.

“Commissionare questa indagine è stato fondamentale perché ci restituisce una fotografia reale dello stato dell’arte e ci mostra quanto lavoro abbiamo ancora davanti”, ha affermato Giuseppe Petrella, Presidente IRCCS CROB. “L’intelligenza artificiale rappresenta una delle sfide più rilevanti: come Fo.N.Sa.D. abbiamo la responsabilità di accompagnarne lo sviluppo, comprendendo opportunità e rischi, e portare questi temi all’attenzione degli stakeholder istituzionali affinché la transizione digitale sia condivisa, consapevole e sostenibile”.

Tre anni: l’orizzonte che tutti indicano come decisivo
Nonostante le difficoltà, la prospettiva futura è chiara: l’80% degli HCP ritiene che entro i prossimi tre anni le tecnologie digitali diventeranno parte integrante della propria pratica clinica. Il dato è particolarmente marcato tra i MMG (37% “molto probabile”) e tra i medici più giovani (49%), senza differenze rilevanti tra Nord e Sud.

Il punto, però, è che l’aspettativa non coincide con l’attuale capacità di utilizzo: se telemedicina, AI e cybersecurity continuano a essere percepite come lontane o astratte, significa che l’ecosistema informativo e formativo resta insufficiente. In particolare, l’AI è ancora considerata più un concetto teorico che uno strumento clinico, nonostante il suo potenziale in ambiti come workflow clinici, triage e modelli predittivi.

“La trasformazione digitale della sanità richiede un equilibrio profondo tra tecnologia e fattore umano”, ha dichiarato Vito De Filippo, già Sottosegretario di Stato alla Salute. “Solo attraverso questa integrazione possiamo mantenere alta la qualità del sistema sanitario. La sanità digitale rappresenta un nuovo Rinascimento che richiede una partecipazione collettiva, responsabile e consapevole”.

Le prossime sfide
La digitalizzazione impone una revisione dei modelli di presa in carico del paziente e una governance del SSN sempre più orientata al digitale. Questi temi continueranno a essere al centro del confronto nel comitato scientifico del Fo.N.Sa.D., grazie alle competenze dei suoi membri e al supporto dei partner tecnici Homnya, Inrete e Summeet, realtà strategiche per la comunicazione, la formazione e le relazioni istituzionali nel settore sanitario, che svolgono un ruolo di coordinamento, interfaccia tra gli attori e programmazione delle attività del Forum.

 

 

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