Telemedicina, una rivoluzione per la salute del cittadino che va gestita con oculatezza
I molti fondi messi a disposizione per la telemedicina stanno dando un forte impulso allo sviluppo di questo settore. È fondamentale che le nuove iniziative siano gestite con criterio, che vengano sviluppate delle linee guida adeguate e che siano supportate da studi scientifici ben progettati. La telemedicina può rivoluzionare il modo in cui viene gestita la salute dei cittadini, ma perché sia attuata al meglio è necessario creare un nuovo modello di organizzazione sanitaria, che sia pensata in scala nazionale o ancora meglio Europea.
Inoltre, è importante predisporre i necessari accorgimenti per garantire la cybersicurezza, un rischio potenziale e molto grave a cui potremmo essere esposti se la telemedicina non dovesse essere gestita in modo appropriato. Per comprendere meglio questi aspetti e per conoscere da vicino la Società Italiana di Telemedicina (SIT) abbiamo rivolto qualche domanda al Prof. Antonio Vittorino Gaddi, presidente SIT.
Quando e come è nata la Società Italiana Telemedicina (SIT)?
La SIT nasce dalla volontà di Giancarmine Russo, un medico di medicina generale che operava a Latina, che aveva capito l’importanza della telemedicina per persone e medici già nel 1978, epoca nella quale non esistevano ancora i personal computer.
Già allora svolgevamo un’intensa attività di studio e di ricerca su queste nuove tecnologie, ma tuttavia non avevamo pensato all’importanza di portare questo tipo di strumenti nella vita di tutti i giorni del paziente e del medico. Questa intuizione l’ha avuta il Dr. Russo che, in seguito, ha istituito la società scientifica.
Come tutte le società scientifiche, anche la SIT ha avuto molte adesioni, ma anche molte resistenze, perché la telemedicina in passato veniva considerata uno strumento dal carattere amministrativo. Pertanto, per vent’anni, è stata utilizzata molto poco.
Nel 2020, in parte per la pandemia da Covid-19, in parte’ grazie alla volontà di alcuni soci, abbiamo deciso di far ripartire con grande forza la SIT e da 50 soci che avevamo all’inizio siamo arrivati a più di 600.
È articolata in sezioni regionali. Oggigiorno, grazie all’apporto di giovani e meno giovani, sta andando davvero bene, sia attraverso focus group disciplinari, sia attraverso una distribuzione sul territorio nazionale.
Qual è l’obiettivo principale della SIT?
Il nostro obiettivo principale è quello di studiare e applicare tutto ciò che le Information and Communication Technologies (ICTs) possono dare all’ambito medico, seguendo la definizione di “e-Health” dell’Unione Europea del 2003. Secondo l’UE, la eHealth rappresenta qualunque applicazione delle Information and Communication Technologies che sia in grado di incontrare e soddisfare i bisogni del malato e del personale sanitario, ma anche dei cittadini e dei governi.
A che punto siamo con la telemedicina in Italia?
Siamo a un punto di svolta, in quanto stanno arrivando diversi fondi, sia dal PNRR che quelli ordinari delle Regioni, a cui si aggiungono i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea e gli investimenti delle imprese. L’interesse sulla telemedicina è in crescita esponenziale da parte, sia del mercato, che della popolazione e sono in corso numerosi studi e ricerche che ne dimostrano l’utilità in termini di prevenzione, terapia e riabilitazione.
In questo momento di rapida crescita della tecnologia è fondamentale progettare trial scientifici solidi e creare un insieme di regole per far sì che la telemedicina del futuro sia utilizzata al meglio. L’importante è non avere fretta di ottenere dei risultati, ma dedicare alla ricerca il tempo necessario per sviluppare soluzioni realmente utili.
Sono sufficienti le attuali linee di indirizzo nazionali sulla telemedicina?
Ancora non bastano. Rappresentano un buon punto di partenza e l’Italia in questo senso si è mossa abbastanza rapidamente e ha ridotto il gap nei confronti dell’Europa riguardo alle Information and Communication Technologies. Il precedente PNRR aveva posto le giuste basi, ma deve essere ulteriormente migliorato, così come il DM 77, che di buono ha stabilito che la telemedicina è un atto medico, ma che tuttavia non parla in modo specifico di come regolamentare il settore per creare un nuovo Servizio Sanitario Nazionale.
In sintesi, saranno fondamentali un ulteriore miglioramento del PNRR, strumenti legislativi più specifici e soprattutto linee di indirizzo che guidino l’applicazione della telemedicina da parte della classe medica.
Attualmente la Società Italiana Telemedicina, l’unica accreditata al Ministero della Salute specificamente per la telemedicina, sta collaborando con tutte le Società Scientifiche italiane per fornire all’Istituto Superiore di Sanità i documenti tecnici necessari per l’implementazione delle linee guida. Alcune sono già state ultimate, come la teleneurofisiologia, la telecardiologia e la teleriabilitazione, mentre la telepediatria è in fase molto avanzata.
Tengo a sottolineare l’ottimo lavoro che stanno svolgendo il Ministero della Salute e l’ISS in questo ambito, con l’auspicio che anche altre agenzie e istituzioni dello Stato seguano il loro esempio, comprendendo che i driver di questo sviluppo non sono i finanziamenti, ma i bisogni del paziente e l’attività del medico sul campo.
Un altro elemento fondamentale è l’allineamento delle imprese alle linee guida, e a questo scopo abbiamo istituito una commissione nazionale di coordinamento delle imprese private italiane che sviluppano App, device e piattaforme. Le aziende saranno una componente fondamentale di questo percorso, in quanto consentiranno lo sviluppo delle tecnologie e il mercato che rappresentano, al di là degli ovvi interessi commerciali, deve essere visto come un'entità positiva e costruttiva guidata dalla clinica e dalla scienza a beneficio del paziente. Faremo in modo di aiutare le aziende a inquadrare le strategie e ad autovalutarsi, così che si promuovano in modo sano e costruttivo.
Quindi, in ultima analisi, si tratta di mettere in sincronia fondi del PNRR, leggi, scienza, bisogni del paziente, mercato ed economia.
Quali sono gli esempi di successo di progetti di telemedicina in Italia?
Un esempio riguarda la recente alluvione dell’Emilia Romagna, quando abbiamo ricevuto una richiesta di intervento da parte di un collega cardiochirurgo che si è trovato a dover gestire questa emergenza e necessitava di medici per una rapida second opinion. Grazie alla telemedicina abbiamo assecondato la richiesta nell’arco di 12 ore e, in un giorno e mezzo, abbiamo approntato una piattaforma per la gestione da remoto delle emergenze con personale, sia medico, che non medico.
Inoltre, sia prima che durante il Covid, abbiamo testato la possibilità di gestire da casa, tramite la telemedicina, alcuni pazienti anziani diabetici, scompensati e coronaropatici. Sono stati gestiti in questo modo circa 3.700 alert, 500 dei quali entro 6 ore con un primo contatto per la richiesta e un secondo contatto per il teleconsulto, mentre tutti gli altri sono stati gestiti in tempo reale. È stato un successo di efficienza, senza nessuna conseguenza negativa e una sola richiesta di accesso dell’ambulanza per un ricovero appropriato. Una gestione tradizionale di altro tipo avrebbe portato fino a 400 tra richieste di ambulanze, accessi al pronto soccorso e interventi della guardia medica.
Ci sono numerose esperienze territoriali in diverse Regioni italiane, e quelle che hanno avuto maggior successo quasi sempre sono nate sulla base di accordi anche molto precedenti al PNRR. Mi preme sottolineare che la telemedicina non nasce oggi grazie ai nuovi fondi e al piano nazionale, ma esiste da tempo e negli scorsi anni sono stati realizzati molti progetti frutto dell'incontro tra le imprese e singoli gruppi di medici, molto spesso in accordo con l'autorità sanitaria locale.
A titolo di esempio vorrei menzionare il gruppo “Rose selvatiche”, composto da medici di medicina generale dell'area di Piacenza, che 15 anni fa hanno realizzato una congiunzione perfetta di visite ambulatoriali, sia di medicina generale che specialistiche, e visite al letto del malato con l’ausilio di un tablet per registrare i dati, così che – per le successive visite in ambulatorio o per lo svolgimento delle successive televisite - i medici avessero immediatamente a disposizione tutte le informazioni sul paziente.
Vorrei sottolineare alcuni aspetti importanti: a differenza di quanto avviene normalmente in medicina, in cui i risultati pubblicati in letteratura aggiungono conoscenze che possono facilmente essere traslate in altre realtà, nella telemedicina è molto più difficile che questo accada, per via delle differenze da Paese a Paese nell’organizzazione sanitaria, interazioni, abitudini e livello culturale del paziente e del medico. Pertanto non è facile applicare in Italia le esperienze fatte altrove. Bisogna costruire le sperimentazioni tenendo conto della realtà in cui i progetti andranno poi applicati, spesso a livello di micro-territori, il che rende necessario uno studio molto più approfondito delle progettualità.
Inoltre, non è possibile fare una buona telemedicina a livello nazionale rifacendosi agli esempi di successo a livello locale, ma creando un nuovo modello di organizzazione sanitaria, che deve essere pensata in scala nazionale o ancora meglio in scala Europea.
Infine, va considerato che molti dei progetti di telemedicina che in questo momento si stanno moltiplicando a dismisura per ottenere l’assegnazione dei fondi messi a disposizione, non sono basati su scenari di simulazione affidabili, con il rischio di avviare iniziative che produrranno enormi moli di dati che nessuno sarà poi in grado di gestire e utilizzare, vanificando così l’intero progetto. Per questo motivo la SIT, per gestire il problema della potenza di calcolo necessaria per fare della buona telemedicina, insieme all’ISS ha stipulato un accordo quadro con il consorzio CINECA e con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
La questione da risolvere a monte è di tipo organizzativo, in quanto l’organizzazione attuale del sistema sanitario non è adatta per la telemedicina e va rivista sin dal profondo, con uno standard come minimo di livello nazionale. È inoltre necessario far dialogare tra loro innumerevoli competenze, motivo per il quale la SIT riunisce medici e professionisti del mondo assistenziale e sociosanitario, informatici, ingegneri, economisti, matematici, fisici e umanisti, realizzando la catena completa necessaria per realizzare un progetto di così larga portata.
Come evitare che la medicina sia un rischio per la cybersicurezza?
Stiamo lavorando in stretta collaborazione con il Ministero della Difesa per trovare il modo di gestire un importante problema di sicurezza legato alla tutela dei dati della salute, un aspetto a cui dobbiamo prestare molta attenzione.
In questo momento le iniziative delle singole imprese, ASL o Regioni rischiano di compromettere i dati di tutti i cittadini italiani, proprio quando la dottrina di guerra cognitivo-percettiva-informatica punta a ottenere i dati sensibili dei cittadini, in termini di abitudini, desideri, consumi, risorse, tutte informazioni che hanno una valenza strategica, militare e civile fondamentale.
Questo aspetto riguarda l’interesse strategico del Paese, che va tutelato con sistemi idonei che devono essere gestiti dallo Stato. Pertanto, nell'impianto di tutto ciò che si sta organizzando, è fondamentale garantire la tutela dei dati e quindi del cittadino, perché la questione della cybersicurezza, spesso confusa maldestramente con la privacy, è molto delicata e la telemedicina mal gestita rischia di aprire una falla molto pericolosa.
Quali sono stati i temi principali dell’ultimo congresso SIT?
Il primo congresso internazionale di telemedicina organizzato dalla SIT si è tenuto a Bologna il 10 e l’11 marzo 2023.
Il congresso è stato promosso, su proposta iniziale della Società Italiana di Telemedicina, da numerose Società Scientifiche (in rappresentanza di medici, giuristi, ingegneri, professionisti della salute), da Società del Terzo Settore, di Cittadini e di Pazienti, nonché da numerose Fondazioni ed Enti Nazionali e Internazionali di ricerca, e rientra nell’accordo quadro, recentemente sottoscritto, tra l’Istituto Superiore di Sanità, la Società Italiana di Telemedicina, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e il Consorzio Interuniversitario dell’Italia Nord Est per il Calcolo Automatico (CINECA). All’evento sono stati invitati e hanno aderito numerosi rappresentanti apicali di Enti e Istituzioni Italiane ed Europee con l’intento di fare sistema attorno ai valori dell’Etica e del Diritto, uniti dal metodo della Scienza. Per questo si sono riuniti a Bologna tutte le componenti della società (cittadini e imprese, assieme ai ricercatori, alle istituzioni, ai responsabili della salute pubblica), rappresentative di tutto il territorio nazionale per attuare una miglior sinergia tra Regioni Italiane e Regioni d’Europa.
L’intento è stato quello di delineare nuove strategie scientifiche e nuove formule organizzative che consentano di applicare le più moderne tecnologie di informazione e comunicazione al settore della sanità e della tutela della salute, efficacemente e senza effetti negativi, e di farlo al più presto, viste le criticità del tempo presente.
La convergenza sull’evento di Bologna delle diverse personalità sociali, disciplinari, territoriali, politiche, italiane ed europee, è stata orchestrata non solo per una pur utile rassegna sulle soluzioni che la telemedicina e la tecnologia offrono: tra le righe del programma si è nascosto infatti il lavoro di centinaia di esperti, in comune con le istituzioni, le imprese e con il legislatore; lavoro essenziale per identificare sia le linee strategiche di azione del Paese, come ad esempio il PNRR, sia le singole soluzioni efficaci e scalabili adottate da chi ha in cura il malato.
Il Congresso internazionale e interassociativo ha proposto modelli organizzativi strategici e soluzioni operative strutturali, cercando i punti di convergenza a livello nazionale ed europeo tra Istituzioni, Imprese e Società, per creare sistemi utili all’uomo, la cui efficacia sia misurabile, scalabile e implementabile nel tempo.
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