Abuso di oppioidi, come prevenirlo: l'opinione di esperti italiani

Dolore

Quali sono le strategie da mettere in atto per una corretta gestione del dolore attraverso l'utilizzo di farmaci oppioidi ma evitando l'abuso?
Esperti italiani del settore hanno detto la loro in una review pubblicata su European Review for Medical and Pharmacological Sciences e in cui sottolineano che il dolore va accuratamente diagnosticato e la gestione deve essere personalizzata.

Quali sono le strategie da mettere in atto per una corretta gestione del dolore attraverso l’utilizzo di farmaci oppioidi ma evitando l’abuso?

Esperti italiani del settore hanno detto la loro in una review pubblicata su European Review for Medical and Pharmacological Sciences e in cui sottolineano che il dolore va accuratamente diagnosticato e la gestione deve essere personalizzata.

Le raccomandazioni cliniche correnti, in accordo con le linee guida internazionali, indicano l’utilizzo degli oppioidi per il dolore acuto da moderato a severo e per la gestione del dolore cronico.

Come riportato nel World Drug Report nei Paesi in cui vi è un’ampia disponibilità di oppioidi (a scopo medico) non vi è utilizzo non corretto o abuso mentre negli Stati in cui la disponibilità è limitata è riportato il più alto numero di utilizzo errato e abuso.

Inoltre, la dipendenza  è molto rara in popolazioni di soggetti che non hanno mai avuto dipendenza mentre è più facile tra quei soggetti che sono già stati dipendenti da qualche sostanza.

La dipendenza, o addiction, non è semplicemente collegata all’esposizione a farmaci oppioidi ma dipende anche da una complessa serie di fattori sociali e neurobiologici inclusa la perdita del controllo durante l’utilizzo del farmaco. Il paziente in questo caso si contraddistingue per il suo uso compulsivo, il craving e l’utilizzo continuato anche se con effetti collaterali spiacevoli.

Per quanto concerne l’abuso, questo è abbastanza diffuso in US anche se non si sa chiaramente il perché. In Italia fino all’arrivo delle legge 38/2010 gli oppioidi erano utilizzati solo per trattare i pazienti con cancro allo stadio terminale.  Oggi, nel nostro Paese, tali farmaci sono disponibili per i soggetti che necessitano di analgesia ma ovviamente sono state messe in atto strategie per il corretto utilizzo.

Innanzitutto , sono stati istituiti appositi training per il personale sanitario addetto alla dispensazione di queste molecole che possono essere somministrate anche ai bambini. Gli oppiacei sono infatti indicati oggi anche nel bambino come seconda linea di trattamento quando paracetamolo e ibuprofene non hanno effetto sul dolore moderato-severo.

In quest’ottica rientrano anche le campagne rivolte al pubblico sul corretto utilizzo dei farmaci oltre a un’attiva sorveglianza sul tale uso.
Altro aspetto fondamentale per evitare un uso non corretto è la cosiddetta “Therapeutic alliance” quindi un’alleanza tra professionisti sanitari e paziente per individuare un approccio individualizzato al problema considerando tutti gli aspetti socio-economico-culturali oltre che della tipologia di malattia del singolo paziente.

La strategia di corretto utilizzo deve essere multimodale e quindi oltre ai punti appena descritti bisogna anche agire ad altri livelli.
Ad esempio, gli autori sottolineano l’importanza delle società scientifiche che attraverso linee guida, validazione di tool sul rischio di abuso e appositi training per gli specialisti possono dare un nevole contributo.

Al ruolo di sorveglianza sulle prescrizioni di oppiacei sono adibiti anche i farmacisti  che possono assicurare la disponibilità delle varie formulazioni (rilascio immediato, rapido etc) e consigliare i pazienti su posologia e conservazione.

Le aziende farmaceutiche sono un altro attore fondamentale in questa gestione perché dovrebbero implementare formulazioni abuso-deterrenti e avere un monitoraggio continuo sulla sicurezza e sul rapporto rischio/beneficio.

Per quanto concerne il trattamento, gli esperti elencano una serie di strategie per gestirlo al meglio. Ad esempio:
•    nell’ottica di una terapia con risparmio dell’oppioide bisognerebbe implementare terapie di combinazione;
•    considerare le dosi alte e le formulazioni long-acting per i pazienti con dolore persistente dopo titolazione;
•    preferire packaging sicuri, soprattutto per i bambini;
•    preferire formulazioni abuso-deterrenti;
•    fare periodici check dell’aderenza terapeutica ;
•    spiegare la terapia al paziente con rapporto rischio/beneficio;
•    avere una gestione multispecialistica del paziente.

In conclusione, in Italia si sta diffondendo l’utilizzo di farmaci oppiacei in soggetti con dolore acuto moderato-grave e con dolore cronico persistente. A questa diffusione bisogna accompagnare anche una serie di strategie che coinvolgono i diversi attori (medici, farmacisti, operatori sanitari, industri farmaceutiche, società scientifiche e ovviamente il paziente) per evitare l’uso non corretto, la dipendenza e l’abuso di tali farmaci.

Emilia Vaccaro

Maremmani I. et al. The prevention of analgesic opioids abuse: expert opinion. Eur Rev Med Pharmacol Sci. 2015 Nov;19(21):4203-6.
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