Una combinazione orale di acido alfa lipoico (ALA) e superossido dismutasi (SOD) potrebbe, se confermata in futuri trial clinici randomizzati, affiancarsi ai trattamenti già disponibili per la terapia dei pazienti affetti da lombalgia cronica in quanto in grado di migliorare la funzionalità e ridurre l’impiego di analgesici.

E’ quanto sembra suggerire uno studio italiano pubblicato sulla rivista European Journal of Physical Rehabilitation Medicine, organo ufficiale della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione (SIMFER), della European Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ESPRM), del Mediterranean Forum of Physical and Rehabilitation Medicine (MFPRM), della Hellenic Society of Physical and Rehabilitation Medicine (EEFIAP) e della Turkish Society of Physical Medicine and Rehabilitation Specialists (TSPRMS).

La lombalgia è una condizione di frequente riscontro in clinica, con un’incidenza annuale del 10-15% nella popolazione adulta e una prevalenza che aumenta fino a 65 anni di età.
Focalizzando l’attenzione alla sola terapia farmacologica, le opzioni disponibili per il suo trattamento sono molteplici e vanno, in primo luogo, dall’impiego di FANS e paracetamolo (per la maggior parte dei pazienti) al trattamento con antidepressivi, miorilassanti ed analgesici oppiacei.

Negli adulti anziani, la cronicizzazione della lombalgia si associa spesso a alterazioni del sonno, depressione, perdita di appetito e riduzione complessiva della qualità di vita.

“I meccanismi neuropatici contribuiscono in larga parte alla lombalgia e lo stress ossidativo è considerato una delle cause di danno ai nervi tipico del dolore neuropatico – si legge nell’abstract del lavoro pubblicato”.
Di qui il razionale di impiego di agenti anti-ossidanti come possibile opzione utile nella strategia di trattamento multimodale di questi pazienti.

ALA è un antiossidante di documentata efficacia nel trattamento del dolore neuropatico diabetico, disponibile come farmaco OTC sia in Europa che negli USA e approvato in Germania per il trattamento della neuropatia diabetica. SOD, invece, è un enzima essenziale ubiquitario detossificante dei radicali di ossigeno altamente reattivi.

La presenza di dati positivi relativi alla combinazione orale di questi due principi attivi nei pazienti affetti da neuropatia diabetica ha sollecitato il disegno di questo nuovo studio, nel corso del quale 98 pazienti di età compresa tra 62 e 82 anni e con diagnosi posta di lombalgia da almeno 12 settimane, sono stati trattati per 60 giorni con 600 mg di ALA e 140 UI di SOD. Lo studio non prevedeva un gruppo di controllo per cui tutti i pazienti inclusi nella sperimentazione, “in aperto”, erano trattati con i due principi attivi.

Nel corso dello studio, i pazienti hanno fornito agli sperimentatori informazioni relative alla loro lombalgia completando il “Roland-Morris Disability Questionnaire” (RMDQ), uno strumento utilizzato per valutare la percezione di disabilità percepita dai pazienti.
La valutazione del dolore percepito dai pazienti, invece, è stata resa possibile mediante l’adozione della “The Pain Rating Scale” (PRS), una scala a 6 gradi (da “assenza di dolore” a “dolore insopportabile”).

Al termine dei 60 giorni di trattamento, ha completato lo studio il 96% dei pazienti senza AEs (4 pazienti hanno abbandonato precocemente lo studio per la sperimentazione di dolore insopportabile, non legato al trattamento). Analizzando i risultati provenienti dai due strumenti di autovalutazione a disposizione dei pazienti, è stato documentato un miglioramento statisticamente significativo sia del dolore percepito (NRS) che della disabilità funzionale.

Nello specifico, dopo 60 giorni, l’89,6% dei pazienti ha dichiarato di sperimentare un miglioramento del dolore percepito sulla scala PRS.
Questo risultato è stato ulteriormente suffragato dalla riduzione significativa dell’assunzione di FANS e analgesici: mentre all’inizio dello studio, il 73,5% dei pazienti assumeva regolarmente FANS o analgesici ad azione centrale  (72 pazienti su 98), alla fine dei 60 giorni di terapia con ALA e SOD, solo l’8,2% dei pazienti continuava il trattamento analgesico (8 pazienti su 98, p<0,05) (fig.1).



Quanto alla disabilità funzionale, i ricercatori hanno documentato miglioramenti significativi relativi a 4 domande formulate nel RMDQ. In particolare è stata osservata:
- riduzione del 79% di quelli che affermavano: “A causa del mio mal di schiena, ho bisogno di un sostegno per alzarmi da una sedia” (da 38/98 a 8/98, p < 0,05)
- riduzione del 94% di quelli che affermavano: “Ho difficoltà ad alzarmi da una sedia a causa del mio mal di schiena (da 32/98 a 2/98, p < 0,05)
- riduzione del 92,3% di quelli che affermavano: “Dormo meno a causa del mio mal di schiena” (da 77/98 a 6/98, p < 0,05)
- riduzione del 94,4% di quelli che affermavano “A causa del mio mal di schiena, salgo le scale più lentamente del solito (da 45/98 a 3/98, p < 0.05)

Nel commentare i risultati, gli autori dello studio hanno suggerito come, alla base dei miglioramenti osservati a seguito del trattamento con ALA e SOD, vi sarebbero la capacità di ALA “…di migliorare sia la circolazione sanguigna che la conduzione delle fibre nervose” e quella di SOD “…di inibire la risposta infiammatoria che correla in modo stretto con l’attenuazione dell’iperalgesia.”

Nonostante l’assenza nel loro studio di un gruppo placebo, per cui, ammettono gli autori “…sono necessari studi ulteriori randomizzati e multicentrici di fase III, controllati vs placebo per suffragare i risultati ottenuti e approfondire i temi legati alla durata della risposta e alla sicurezza del trattamento”, i ricercatori concludono affermando che “i dati preliminari sono incoraggianti e permettono di avanzare questo nuovo approccio terapeutico soprattutto nei pazienti con lombalgia e presenza di comorbidità”.

Battisti E et al. Alpha lipoic acid and superoxide dismutase in the treatment of chronic low back pain. Eur J Phys Rehabil Med 2013;49:1-6
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