Anestesisti, sicurezza dei malati al centro della professione

Dolore
Fin dagli esordi dell’anestesia, alla fine dell’800, si parlava di “pericolo dell’anestesia”; questa “paura” di un atto medico di per se non terapeutico sembra essere nel DNA degli anestesisti rianimatori ed è il motivo della grande attenzione che sin da quei primi giorni gli anestesisti hanno dato all’aspetto sicurezza del malato rispetto ad altre specializzazioni. 


Sono stati, forse, i primi specialisti che, con grande onestà, hanno ammesso che esisteva un problema sicurezza che doveva essere affrontato con metodo scientifico. Anche nel congresso della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva, che ha preso il via ieri alla Mostra d’Oltremare di Napoli, gli anestesisti hanno voluto mettersi in discussione, analizzando i processi decisionali con vari metodi, incluso la revisione di video di casi reali, la valutazione di casi riportati e l’utilizzo di simulatore.


 “Oggi la sicurezza del paziente è assolutamente una realtà  - spiega Rosalba Tufano, presidente del 66esimo Congresso Nazionale SIAARTI - grazie anche all’utilizzo di nuovi farmaci a rapida cinetica, vale a dire rapidamente allontanati dall’organismo. Anche dal punto di vista tecnologico ci sono stati grandi cambiamenti: ora il paziente è costantemente monitorato. Può, in tutta serenità affidarsi all’anestesista”.


D’altra parte i dati parlano chiaro: l’attuale incidenza di eventi o complicanze minori durante l’anestesia è stimata tra il 18 e il 22%, mentre per quanto riguarda le complicanze severe il rischio di mortalità è di 0,4 su 100000 casi. Eppure, nonostante il basso tasso di complicanze, possono essere messi in atto ancora degli accorgimenti, identificando fattori sistematici che possono portare ad eventi avversi: ad esempio, si identificano pazienti a maggior rischio e si definisce il percorso più idoneo al paziente.


“Spesso si è paragonata la figura dell’anestesista al pilota di un aereo - spiega la Tufano -  perché il contesto in cui l’atto anestesiologico si compie è dinamico e complesso ed altamente tecnologizzato: la situazione clinica del paziente si modifica, infatti, momento per momento. Inoltre, l’anestesista opera in condizione di particolare stress, in un contesto lavorativo, come l’aviazione e l’aeronautica, in cui la sicurezza e la precisione sono fondamentali. Oggi per incrementare la sicurezza, si sta diffondendo anche in ambito sanitario, come in aviazione, lo strumento della check list”. 


Sul tema, nel 2008, l’OMS ha pubblicato le linee guida che identificano una serie di passi mirati a migliorare la sicurezza in sala operatoria nell’ambito della campagna “Safe Surgery Saves Lives”, che sono state riprese nel 2009 anche dal nostro Ministero della Salute. In un recente studio, applicando una check list in diversi ospedali di 8 paesi del mondo, gli autori hanno concluso che il tasso di complicanze generali si è ridotto dall’11 al 7%, ed il tasso di mortalità si è ridotto del 47%.


“L’efficacia della check list sulla mortalità - conclude la Tufano - è verosimilmente legata alla comunicazione tra tutti gli operatori impegnati in sala operatoria: standardizzando le procedure ed incentrando la comunicazione sul paziente si limitano l’incidenza dei fattori umani alla base dell’errore medico”. 


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