Cannabinoidi in gravidanza e in allattamento, i medici americani sconsigliano l'utilizzo

I medici dovrebbero consigliare alle donne incinte di evitare l'esposizione al THC (tetraidrocannabinolo, sostanza psicoattiva e principale costituente della cannabis) in fase perinatale per i possibili rischi nei nascituri. E' quanto evidenzia un viewpoint pubblicato su JAMA da tre esperti americani. Secondo quanto evidenziano i tre ricercatori i bambini, nati da madri esposte alla cannabis, sarebbero a rischio di problemi neurobiologici e dello sviluppo. Lo stesso consiglio vale per le donne in allattamento.

I medici dovrebbero consigliare alle donne incinte di evitare l’esposizione al THC (tetraidrocannabinolo, sostanza psicoattiva e principale costituente della cannabis) in fase perinatale per i possibili rischi nei nascituri. E’ quanto evidenzia un viewpoint pubblicato su JAMA da tre esperti americani. Secondo quanto evidenziano i tre ricercatori i bambini, nati da madri esposte alla cannabis, sarebbero a rischio di problemi neurobiologici e dello sviluppo. Lo stesso consiglio vale per le donne in allattamento.

Negli ultimi anni c’è stata una crescente attenzione pubblica verso l'epidemia di oppiacei e i relativi effetti su bambini esposti in fase prenatale.

La letteratura attuale ha fatto emergere la marijuana come alternativa sicura agli oppioidi nel trattare il dolore e della cannabis come modalità per ridurre i decessi da oppioidi.

Di conseguenza, sono aumentate la percezione della sicurezza della cannabis ed è aumentata la prevalenza nell'uso della marijuana tra le donne incinte; ad esempio, l’uso di cannabis negli Stati Uniti nelle donne in stato di gravidanza è aumentata dal 2,4% al 3,9% tra il 2002 e il 2014.

L’uso della cannabis è utile in numerose condizioni mediche ma all’utilizzo a lungo termine sono anche associati effetti psicoattivi sulla funzione cerebrale.

L’espansione all'uso di cannabis tra le donne incinte e donne che allattano (come probabilmente accadrà con la legalizzazione, sottolineano gli autori) potrebbe portare ad un aumento del rischio da parte del feto e del bambino visto che il potenziale teratogeno della cannabis rimane sottovalutato.

Il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), il maggiore componente psicoattivo della marijuana (1 di oltre 500 componenti, 104 dei quali sono cannabinoidi), attraversa prontamente la barriera placentare.

Varie prove, accumulate negli animali e negli esseri umani, indicano che l'esposizione prenatale può essere correlata a danni nello sviluppo del feto e del bambino.

L'esposizione al THC può influire negativamente sul sistema endocannabinoide fetale in via di sviluppo. i recettori endocannabinoidi si formano molto presto nella vita fetale (cioè a 14 settimane di gestazione) e hanno funzioni critiche nello sviluppo del cervello fetale e postnatale, nella connettività neuronale e nella differenziazione delle cellule gliali.

Gli endocannabinoidi sono importanti neuromodulatori di più sistemi di neurotrasmettitori centrali essenziali per lo sviluppo del cervello fetale. I risultati ottimali dipendono dalla normale attività fisiologica del recettore cannabinoide.

L’assunzione di cannabinoidi risultante dall'esposizione al THC può influire negativamente sulla crescita fetale, oltre che sul neurosviluppo strutturale e funzionale.

L’esposizione prenatale al THC può modificare non solo il sistema endocannabinoide, ma può anche influenzare la maturazione dei sistemi di neurotrasmissione ad opera di dopamina, oppiacei, glutammato e sistema GABAergico.

Gli endocannabinoidi in modo dinamico regolano lo sviluppo del feto; la tempistica e la durata dell’ esposizione prenatale (ad esempio, primo o secondo vs terzo trimestre) può avere effetti differenziali e conseguenze a lungo termine.

E’ stato documentato che l’esposizione prenatale influisce in modo negativo sul neurocomportamento infantile e sullo sviluppo del bambino fino agli anni dell'adolescenza, ed esposizioni postnatali possono accentuare deficit acquisiti prenatalmente.

Effetti neurocomportamentali associati al THC prenatale possono essere anche causa di eccitazione e disturbi del sonno, disturbi della memoria e aggressività e altri sviluppi.

L'influenza dell’ esposizione al THC perinatale sul feto in via di sviluppo e sul bambino può essere amplificato nelle madri con disturbo da uso di cannabis (CUD) a causa  dell’incapacità di controllo
sull’uso di tale sostanza, problemi di tolleranza che possono influire negativamente sulla capacità di una madre di prendersi cura del proprio bambino.

Effetti a breve termine del CUD, come diminuzione dell’attenzione, della facoltà di giudizio e nel coordinamento, possono influenzare lo sviluppo e la sicurezza del bambino.

Effetti a lungo termine dell’uso materno del THC, come depressione, comportamenti ad alto rischio, malfunzionamento esecutivo e un aumento del rischio di comorbidità psichiatrica, potrebbe ulteriormente influenzare negativamente i il benessere e lo sviluppo dei bambini.

Gli sforzi per ridurre e scoraggiare l'uso di cannabis durante la gravidanza e l'allattamento al seno sono ulteriormente complicati dai sintomi di astinenza da cannabis (inclusa irritabilità, ansia, insonnia, perdita di appetito e umore depresso), che possono essere i principali deterrenti all'astinenza e alla prevenzione delle ricadute

Nonostante questi rischi, sembra che i clinici non stiano affrontando correttamente l’uso della cannabis durante la gravidanza o l'allattamento; in uno studio svolto da 74 professionisti dell'allattamento, l'85% ha incoraggiato l'allattamento al seno nelle madri che usano marijuana.
 La maggior parte delle linee guida internazionali sull'allattamento al seno (ad esempio, l'American Academy of Pediatrics e American College of Obstetricians andGynecologists) sono rimaste ferme nel non raccomandare l'uso di cannabis durante l'allattamento.

L’Academy of Breastfeeding Medicine ha cambiato le linee guida (2009 e 2015) per consentire l'uso potenziale della cannabis durante l'allattamento, citando "non ci sono dati abbastanza forti per raccomandare di non allattare al seno durante l’uso di marijuana "nonostante ci sia urgenza di una riduzione” a causa dei possibili effetti neurocomportamentali a lungo termine.

In conclusione, gli autori sollecitano i medici a creare una giusta conoscenza e coscienza sull’uso dei cannabinoidi in gravidanza e allattamento visti i possibili effetti sul nascituro. Servono ulteriori studi per confermare alcuni di questi effetti ma intanto è necessaria cautela.

Jansson LM1, Jordan CJ2, Velez ML1.Perinatal Marijuana Use and the Developing Child. JAMA. 2018 Jul 16. doi: 10.1001/jama.2018.8401.
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