Cannabis per via inalatoria, efficace nel dolore da neuropatia diabetica

Dolore
"Più alto è il dosaggio, maggiore è il sollievo dal dolore", sono queste le parole del dr. Mark Wallace primo autore di un lavoro pubblicato su Journal of Pain in cui si dimostra che la Cannabis somministrata per via inalatoria possa attenuare il dolore in caso di neuropatia diabetica senza compromettere gravemente la funzione cognitiva.

L’unico problema è che aumentando il dosaggio aumenta anche l’euforia, sottolineano gli autori. 
La neuropatia diabetica dolorosa sembra essere un problema sempre più comune, e i farmaci attualmente approvati non forniscono un adeguato sollievo nella maggior parte dei pazienti affetti da questa condizione.
Recettori cannabinoidi sono espressi in diverse regioni del sistema nervoso. Recenti studi sulla cannabis per via inalatoria e dolore neuropatico sono stati promettenti, ma nessuno di loro si è concentrato sulla neuropatia diabetica.
Per colmare questa lacuna, i ricercatori della UC San Diego/School of Medicine hanno reclutato 16 pazienti con diabete mellito tipo 1 o 2 con glicemia stabile. Tutti avevano sperimentato neuropatia diabetica dolorosa per almeno 6 mesi, con dolore ai piedi spontaneo e evocato, che i pazienti hanno valutato come un punteggio di almeno 4 su una scala di 11 punti.
 “Lo studio è il primo studio randomizzato e controllato sulla cannabis per via inalatoria per il dolore da neuropatia diabetica” ha sottolineato il dr. Wallace, presidente della Divisione di gestione del dolore presso l'Università della California, San Diego.
I ricercatori hanno utilizzato un sistema di vaporizzazione (Volcano system vaporizer) per riscaldare la cannabis a 200 ° C, vaporizzando i principi attivi in aria calda in modo che i partecipanti li potessero respirare.
“La vaporizzazione presenta vantaggi rispetto ad altre vie di somministrazione. Evita la formazione di pirroli pericolosi e del monossido di carbonio che si ottiene dalle foglie di marijuana bruciate.  Inoltre, il picco si raggiunge più rapidamente e le dosi sono più facilmente titolate rispetto alla cannabis ingerita”, hanno precisato gli autori.
La cannabis è stata fornita dal Research triangle institute sotto contratto con il National Institute on Drug Abuse. Era certificata per contenere delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) alle concentrazione di 0%, 1%, 4%, o 7% in peso. Così i 400 mg di materiale vegetale per somministrazione contenevano 0, 4, 16 o 28 mg di THC.
I ricercatori hanno assegnato in modo casuale i pazienti ad inalare i vari dosaggi, e li hanno poi incrociati a ricevere le altre dosi in un tempo di 2 settimane.
I partecipanti hanno valutato il loro dolore spontaneo e anche il dolore sperimentato in risposta ad un colpo delicato come quello di un pennello,1 pollice e una puntura di spillo o con un filamento Von Frey  5.18 sul dorso del piede più dolorante.
E’ stato valutato il loro dolore a 5, 15, 30, 45, e 60 minuti e ogni 30 minuti, successivamente, per 4 ore dopo l'inalazione della cannabis.
Gli effetti analgesici sono durati per tutte le 4 ore. La intensità media del dolore spontaneo col placebo (0% di THC) è stata di 0,44 punti in più rispetto al punteggio del dolore con basso dosaggio e questo era statisticamente significativo (p=0.031); 0,42 punti in più rispetto al punteggio per la dose media (p=0.04) e di 1,2 punti in più rispetto alla dose elevata (p<0.001).
Dopo aggiustamento del primo dosaggio, che aveva comunque avuto effetto sul dolore, solo la differenza tra la dose maggiore e le altre dosi è rimasta significativa.
Gli effetti del dosaggio sul dolore evocate dal pennello e dal filamento Von Frey erano simili.
I ricercatori hanno anche valutato la velocità psicomotoria dei partecipanti, l’attenzione e le capacità cognitive di sequenziamento utilizzando il Trail Making Test in cui i partecipanti dovevano collegare rapidamente una serie di punti e di organizzare cerchi in un ordine designato.
E’ stata anche misurata l'attenzione, la memoria a lavoro e la velocità di elaborazione delle informazioni utilizzando l’Auditory Serial Attenzione Test (PASAT), in cui i partecipanti hanno dovuto aggiungere una serie di numeri.
Le differenze globali tra le dosi di variazioni rispetto al basale non erano statisticamente significative. Ma dopo vari aggiustamenti, i ricercatori hanno trovato che i pazienti che avevano assunto dosi medie e alte avevano perso un po 'di velocità su Trail Marking Test e sui punteggi del PASAT.
Anche se nessuno dei punteggi cognitivi è finito nella gamma "alterata", i ricercatori hanno avvertito che gli effetti erano abbastanza forti da poter influenzare la guida.
Tutti i partecipanti hanno detto che sentivano euforia o sonnolenza. E’ stato quindi valutato quantitativamente l’aumento di questi effetti su una scala di 10 punti ed i ricercatori hanno stimato che il loro punteggio medio era aumentato di 1 punto per ogni diminuzione di 0,32 punti nel dolore.
Il dottor Wallace ha evidenziato che: “I pazienti con dolore temono che le loro capacità cognitive possano essere compromesse, e a volte hanno qualche paranoia”.
“Sarebbe il caso nel prossimo futuro di testare la cannabis con meno THC e più cannabidiolo. THC provoca la maggior parte degli effetti psicoattivi, ha sottolineato il dr. Wallace "Ci sono alcuni pazienti che dicono che il cannabidiolo non da alcun sollievo dal dolore e altri che dicono che dà loro un buono sollievo."
E 'anche possibile che il THC, cannabidiolo e centinaia di altri cannabinoidi abbiano un effetto sinergico sulla riduzione del dolore.
“Oltre a testare altre formulazioni, ha proseguito il dr. Wallace, mi piacerebbe ripetere questa prova con più pazienti e studiare la cannabis in questa formulazione come un trattamento a lungo termine”.
Bisognerà anche verificare se dosi più basse possano essere in grado di ottenere effetti analgesici senza provocare eccessivi euforia.
Uno studio a lungo termine potrebbe anche contribuire a rilevare eventuali effetti sul diabete oltre al controllo del dolore. Ad esempio, la cannabis puo’ aumentare l'appetito. "Se qualcuno ha difficoltà a controllare l'assunzione di zucchero, vorremmo essere sicuri di non aggravare il problema."
Tale informazione è particolarmente importante perché circa il 15% delle persone con dolore cronico sono già in auto-trattamento con la marijuana.
Un'altra sfida è che la cannabis può essere somministrato in tante forme, ed è difficile sapere quale è l'ideale senza studiarle tutte.
La ricerca è difficile e negli Stati Uniti, perché la marijuana è classificata come una droga, il che rende difficile ottenerla e dispensarla ai partecipanti.
Emilia Vaccaro
Mark S. Wallace et al. Efficacy of Inhaled Cannabis on Painful Diabetic Neuropathy. July 2015Volume 16, Issue 7, Pages 616–627
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