Cefalea, scoperti comportamenti che influenzano l'aderenza al trattamento farmacologico

Dolore
Uno studio pubblicato sulla rivista Headache ha identificato alcuni comportamenti che potrebbero consentire l’ottimizzazione della terapia farmacologica delle cefalee e ha scoperto alcuni fattori che si oppongono alla loro adozione, vanificando il potenziale terapeutico dei farmaci impiegati.

“E’ noto che l’efficacia di qualsiasi trattamento farmacologico è in parte determinata dall’aderenza al trattamento – scrivono gli autori nell’introduzione al lavoro. – Sfortunatamente, l’aderenza al trattamento costituisce il tallone d’Achille della terapia farmacologica, al punto che una percentuale ridotta di pazienti (dal 50% al 75%) mette in atto i comportamenti richiesti per un impiego ottimale del farmaco. La concettualizzazione dell’aderenza ad un trattamento farmacologico come messa in opera di una serie di comportamenti necessari all’impiego ottimale del farmaco per la gestione di un disordine critico è relativamente recente e fornisce target specifici di valutazione e di intervento.”
Fino ad ora la letteratura sull’aderenza ad un trattamento farmacologico prescritto si era basata quasi esclusivamente sui comportamenti richiesti per l’utilizzo ottimale di farmaci assunti in base ad una posologia fissa, rispetto ai farmaci assunti al bisogno, come nel caso delle cefalee.

Il nuovo studio, invece, ha fatto una disamina qualitativa dei comportamenti richiesti per l’impiego ottimale di farmaci contro la cefalea acuta (somministrazione al bisogno) e delle barriere che impediscono la corretta messa in atto di tali comportamenti. Ciò è avvenuto mediante intervista strutturata alla quale hanno preso parte 21 pazienti con cefalea e 15 operatori sanitari.

I risultati dell’intervista hanno rivelato l’esistenza di 8 comportamenti per l’ottimizzazione della terapia farmacologica contro la cefalea: 3 messi in atto tra un episodio acuto e il successivo; 5, invece, messi in atto per trattare un episodio singolo di cefalea.

I tre comportamenti messi in atto tra un episodio acuto e il successivo prevedevano:
-    L’accesso al farmaco nei luoghi dove si presuppone possa insorgere l’attacco di cefalea (ufficio, auto, casa)
-    Il rapporto con il medico curante per comunicare eventuali variazioni della sintomatologia o l’incidenza di eventi avversi
-    La limitazione d’impiego di questi farmaci a non più di 2-4 giorni/settimana per limitare il rischio di cefalea da eccessivo utilizzo del farmaco (cefalea iatrogena)

I 5 comportamenti messi in atto per trattare un singolo episodio acuto di cefalea prevedevano, invece:
-    La corretta categorizzazione dell’attacco di cefalea in base alla sintomatologia
-    L’impiego del farmaco e della posologia più adatta per la gestione della cefalea
-    L’adozione di un corretto timing di assunzione (i farmaci anti-emicranici sono tanto più efficaci quanto più precoce è il loro impiego rispetto all’insorgenza dell’attacco emicranico)
-    L’adozione di strategie non farmacologiche di supporto
-    La valutazione della necessità di ripetere il trattamento in base alla progressione della sintomatologia cefalalgica e all’impiego pregresso del farmaco durante l’episodio di cefalea.

Il risultato dell’intervista ha visto emergere anche la presenza di 9 fattori che limitano la messa in atto dei comportamenti che ottimizzano il trattamento farmacologico della cefalea.
Questi erano:
-    La scarsa conoscenza delle cefalee iatrogene e del ruolo potenziale dei farmaci OTC sul loro contenimento
-    La mancata assunzione del farmaco per dimenticanza
-    La difficoltà di riconoscere le diverse tipologia di cefalea
-    Gli effetti collaterali legati ai farmaci impiegati per il trattamento della cefalea in acuto
-    Una percezione di inefficacia del trattamento
-    Problemi di approvvigionamento, legati prevalentemente a fattori economici (costi elevati, mancata rimborsabilità del farmaco), responsabili dell’assunzione di trattamenti non ottimali o inappropriati
-    Presenza di conflitti di ruolo (dovuti, ad esempio, a responsabilità lavorative o di famiglia) che portano a non dedicare tempo e comportamenti consoni ad una gestione appropriata dell’attacco di cefalea
-    Scelta di comportamenti sulla base di consigli forniti da parenti e amici
-    Preferenza per i trattamenti a base di erbe o non farmacologici

Alla luce di questi risultati, gli autori concludono affermando la necessità di focalizzare le ricerche future sull’argomento allo sviluppo di misure standardizzate per valutare l’efficacia della messa in atto dei comportamenti richiesti per l’ottimizzazione della terapia degli attacchi acuti di cefalea. <>.

Seng EK et al. Optimal Use of Acute Headache Medication. Headache. 2013;53(9):1438-1450.
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