Chirurgia robotica, 92% dei pazienti dimessi senza oppiacei con un nuovo protocollo di gestione del dolore #ASCO2019

Un programma di analgesia senza oppiacei nei pazienti sottoposti a chirurgia robotica per tumori urologici ha comportato solo un 8 percento di pazienti dimessi con dispensazione di oppioidi e con meno dosi di quelle previste dalle linee guida. Sono i risultati di uno studio presentato al congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2019 che si Ŕ tenuto a Chicago.

Un programma di analgesia senza oppiacei nei pazienti sottoposti a chirurgia robotica per tumori urologici ha comportato solo un 8 percento di pazienti dimessi con dispensazione di oppioidi e con meno dosi di quelle previste dalle linee guida. Sono i risultati di uno studio presentato al congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2019 che si è tenuto a Chicago.

I malati di cancro sono particolarmente sensibili alla dipendenza da oppioidi e, secondo gli studi più recenti, hanno una probabilità 10 volte maggiore di morire per overdose da oppiacei rispetto alla popolazione generale. Circa il 6% dei pazienti oncologici che usano per la prima volta questi farmaci per gestire il dolore dopo un intervento chirurgico diventano dipendenti.

«La chiave del nostro programma era cominciare a trattare i pazienti con farmaci da banco, quindi aumentarli se necessario. Questo significa che i pazienti il ​​cui dolore può essere gestito senza oppiacei non li ottengono mai come prima terapia, mentre i pazienti il ​​cui dolore richiede la prescrizione di narcotici li ricevono solo quando necessario», ha detto l'autore principale Ruchika Talwar della Perelman School of Medicine dell'Università della Pennsylvania.

Protocollo quasi opioid-free
Nel contesto della crisi nazionale degli oppioidi, c'è un crescente interesse per le strategie del dolore non narcotico, in particolare per i pazienti oncologici, hanno scritto gli autori. È stato dimostrato che gli interventi chirurgici urologici robotici per il cancro causano meno dolore rispetto agli approcci aperti. «Abbiamo ipotizzato che la maggior parte di questi pazienti potrebbe essere dimessa in sicurezza con una analgesia adeguata senza l’impiego di oppioidi».

Lo studio presentato al congresso ha preso in esame specificamente le procedure urologiche robotiche, tra cui la prostatectomia radicale per la rimozione della prostata, la nefrectomia radicale e parziale per rimuovere completamente o parzialmente un rene. In tutti questi casi le linee guida prevedono di dimettere i pazienti con una dote di ossicodone in quantità variabili tra le 15 e le 45 compresse.

Nel settembre del 2018, il team di ricerca ha avviato un nuovo programma ti trattamento del dolore che prevedeva una terapia senza narcotici e che poteva essere intensificata al bisogno. Prima dell'intervento chirurgico i pazienti hanno ricevuto 300 mg di gabapentin e 975 mg di paracetamolo, somministrati nuovamente ogni otto ore dopo l'intervento insieme a una dose endovenosa di 15 mg di ketorolac ogni 6 ore.

Se il dolore persisteva venivano aggiunti 50/100 mg di tramadolo ogni 6 ore e se questo ancora non bastava, potevano ricevere 5/10 mg di ossicodone ogni 6 ore. Indipendentemente dal regime antalgico osservato in ospedale, alla dimissione sono tornati a casa con un massimo di 10 compresse di tramadolo 50 mg o ossicodone 5 mg.

Oppiacei solo nell’8% dei pazienti
Dei 170 pazienti presi in esame tra settembre 2018 e gennaio 2019, il 68% è stato dimesso senza prescrizione di oppiacei, il 24% è tornato a casa con 10 compresse di tramadolo e solo nell’8% dei casi sono state prescritte 10 compresse di ossicodone. Lo studio ha anche confrontato i punteggi del dolore tra i diversi pazienti e non sono emerse differenze tra i tre gruppi nonostante ricevessero farmaci diversi. Per Talwar questo dimostra che si è trattato di una tecnica efficace di gestione del dolore che è riuscita a soddisfare le necessità di tutti i pazienti.

«Anche se alcuni pazienti hanno bisogno degli oppiacei per gestire il dolore, in molti casi non sono stati necessari e i nostri dati indicano che in tutti i soggetti il dolore post-chirurgico è stato tenuto sotto controllo», ha detto Talwar. «Siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo nonostante una riduzione schiacciante della quantità di oppioidi prescritti».

Per i ricercatori questa riduzione non aiuta solo i pazienti, perché il fatto che ci siano meno compresse di oppioidi nelle loro case significa anche meno compresse all’interno dell’intera comunità. Sottolineano inoltre che, anche se si è trattato di un modello specifico per i pazienti dello studio, il principio può essere valido in generale.

«Ogni situazione è diversa, quindi il nostro prossimo obiettivo è testare questo approccio in uno studio multi-istituzionale, ma abbiamo ritenuto importante condividere il nostro successo per stimolare altri centri a implementare qualcosa di simile» ha affermato l’autore senior dello studio Thomas Guzzo.

Bibliografia

Talwar R et al. Preventing excess narcotic prescriptions in MIS urologic oncology discharges (PENN): A prospective cohort quality improvement initiative. J Clin Oncol 37, 2019 (suppl; abstr 6502).

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