Dolore

Covid-9, le cure palliative nel trattamento dei pazienti terminali

In alcuni casi l'infezione da coronavirus evolve verso un'insufficienza respiratoria grave che può portare al decesso. Questi pazienti muoiono soli, con forte sensazione di soffocamento, angoscia, sensazione di morte imminente, confusione mentale e agitazione psicomotoria. Per tale motivo alcune società scientifiche hanno stilato un Position Paper congiunto "Le Cure Palliative nel trattamento dei malati COVID-19/SARS- CoV-2".

L’ infezione da coronavirus nella maggioranza dei casi decorre senza ricorso alla terapia intensiva e il paziente può essere gestito in isolamento a casa o in ambiente ospedaliero per affrontare meglio alcuni sintomi. In alcuni casi però la polmonite evolve verso un’insufficienza respiratoria grave che può portare al decesso. Questi pazienti muoiono soli, con forte sensazione di soffocamento, angoscia, sensazione di morte imminente, confusione mentale e agitazione psicomotoria.

Continuiamo a ripetere che nessuno va lasciato solo e per tale motivo la Società Italiana Cure Palliative-SICP, la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva-SIAARTI e la Federazione Cure Palliative-FCP hanno stilato un Position Paper congiunto “Le Cure Palliative nel trattamento dei malati COVID-19/SARS- CoV-2” nel quale si sottolinea l’importanza di fornire a questi pazienti cure adeguate con il supporto di chi ha competenze in medicina palliativa.

Come mostrato dal sito worldmeters (https://www.worldometers.info/coronavirus/), oggi in Italia ci sono 124.632 infetti da coronavirus e 15.362 decessi.

Sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, nelle pagine dedicate, al COVID19 (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia) è presente anche il rapporto aggiornato bisettimanalmente sulle caratteristiche dei pazienti deceduti in Italia a causa del coronavirus. L’ultimo aggiornamento risale a 2 giorni fa (3 aprile) e si basa su un campione di 12.550 pazienti deceduti.

L’età media dei pazienti deceduti e positivi a COVID-19 è 78 anni (mediana 80, range 24-100, Range Inter Quartile - IQR 73-85). Le donne sono 3943 (31,4%). Nelle 94,6% delle diagnosi di ricovero sono menzionate condizioni (per esempio polmonite, insufficienza respiratoria) o sintomi (per esempio, febbre, dispnea, tosse) compatibili con COVID-19.
L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente osservata in questo campione (96,1% dei casi), seguita da danno renale acuto (25,0%), sovrainfezione (10,6%) e danno miocardico acuto (10,4%).

I tempi mediani (in giorni) che trascorrono dall’insorgenza dei sintomi al decesso sono pari a 10, dall’insorgenza dei sintomi al ricovero in ospedale sono 5 giorni e dal ricovero in ospedale al decesso sempre 5 giorni. Il tempo intercorso dal ricovero in ospedale al decesso è di 3 giorni più lungo in coloro che sono stati trasferiti in rianimazione rispetto a quelli che non sono stati trasferiti (7 giorni contro 4 giorni).

“Nella CoViD-19/SARS-CoV-2 l’insufficienza respiratoria da polmonite interstiziale genera, in molti malati, un’intensa dispnea associata a tosse resistente e ingombro secretorio tracheo-bronchiale che può portare alla sensazione di soffocamento. Il quadro clinico nelle forme più gravi o terminali di CoViD-19/SARS-CoV-2 è completato da: ipertermia severa resistente al trattamento, profonda astenia, artromialgie, angoscia e sensazione di morte imminente, confusione mentale con agitazione psicomotoria”.

Nel Position Paper si sottolinea l’importanza del trattamento dei sintomi sopra indicati e la grave sofferenza correlata “soprattutto in quei malati che, non essendo candidati alle cure intensive perché non appropriate clinicamente e/o sproporzionate o perché il livello di gravità non è tale da renderle comunque necessarie, rischiano concretamente di sperimentare una intollerabile intensificazione dei predetti sintomi”.

“Ci è sembrato opportuno lanciare questo Position Paper”, sottolinea Italo Penco, presidente SIPC, “alla luce di quanto sta accadendo negli ospedali e nelle RSA dove l’emergenza ha sconvolto la normale modalità di operare ed è necessario organizzare l’assistenza per garantire ai malati affetti da CoViD-19/SARS-CoV-2 la possibilità di non soffrire ricevendo cure adeguate con il supporto di chi ha competenze in medicina palliativa".

“Si tratta di un documento puntuale, sintetico e tempestivo”, commenta Flavia Petrini, presidente SIAARTI, “che abbiamo desiderato proporre raccogliendo anche le tante istanze che ci arrivano dai colleghi delle varie specialità coinvolti nella gestione di questa grande emergenza nazionale. Per noi è fondamentale ricordare alle istituzioni sanitarie che la Legge sulla terapia del dolore - la legge che si prefiggeva di assicurare migliore risposta delle reti di terapia del dolore e di cure palliative - non può oggi rischiare di rimanere una grande incompiuta proprio nel momento in cui c'è immenso bisogno della sua totale e concreta attuazione”.

“E’ di fondamentale importanza ricordare”, aggiunge Stefania Bastianello, Presidente FCP, “che le Cure Palliative trattano la sofferenza globale – fisica, psicoemotiva e spirituale – e che i malati COVID-19/SARS- CoV-2 sperimentano sentimenti di paura ed angoscia. Le competenze dei professionisti in Cure Palliative sono un’importante risorsa anche per consentire gli aspetti comunicativi tra sanitari e pazienti, ma anche tra il malato e i familiari – impossibilitati a stare al suo fianco: queste abilità relazionali sono un elemento essenziale della cura.

Il Paper, che giunge proprio a dieci anni dall'approvazione della Legge 38.2010 (“Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”) puntualizza i temi critici delle cure palliative in un momento drammatico per il Paese e per tutta la comunità medica.

Al suo interno SICP, SIAARTI e FCP propongono alcune richieste urgenti: le due Società scientifiche chiedono infatti a tutte le Istituzioni “sanitarie nazionali, regionali e locali che inseriscano nei percorsi di cura dei malati affetti da CoViD19/SARS-CoV-2 protocolli di cure palliative con chiare indicazioni all’attivazione delle Reti Regionali e Locali di Cure Palliative o dei Servizi di Cure Palliative esistenti nelle singole realtà locali”.

Il Paper termina con una richiesta ulteriore: quella di inserire “la figura del palliativista nelle Unità di Crisi regionali e locali” per poter garantire un miglior coordinamento dell’assistenza e l’effettuazione di cure palliative in tutti i setting ove sono assistiti i malati da coronavirus.

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