Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Pain (1) ha rivelato l’esistenza di disparità etniche relative alle raccomandazioni delle linee guida sul monitoraggio della terapia antidolorifica con oppioidi e l’adozione di pratiche di follow-up legate al trattamento comprendenti l’impiego di un modulo certificante l’assunzione di queste sostanze da parte dei pazienti, la valutazione della percezione dolorifica durante le visite di follow-up, l’effettuazione di screening delle urine e l’invio di questi pazienti in reparti clinici specializzati nella cura del dolore e nell’abuso di sostanze.

Tale situazione, secondo gli autori dello studio, suggerisce come l’adozione di misure a supporto  degli operatori sanitari nella gestione del dolore, sotto forma di training sulle linee guida e sull’assistenza ai pazienti ai quali sono stati prescritti oppioidi, potrebbe migliorare l’adesione complessiva alle linee guida raccomandate.
Nonostante gli oppioidi siano frequentemente impiegati nella gestione del dolore non oncologico, ancora oggi le linee guida per il monitoraggio di efficacia e la rilevazione dei segni di abuso farmacologico sono ampiamente disattese.

Il nuovo studio, uno studio di coorte retrospettivo, si è proposto di verificare l’esistenza di differenze etniche nella documentazione del dolore e nel coinvolgimento degli specialisti nella cura dei pazienti ai quali sono stati prescritti oppiacei per il trattamento del dolore non oncologico.

A tal scopo, i ricercatori hanno raccolto i dati relativi alle cartelle cliniche elettroniche di 1643 pazienti di etnia bianca e di 253 pazienti di etnia nera che avevano acquistato, su prescrizione,  oppioidi per la cura del dolore non oncologico per più di 90 giorni presso la farmacia del Veterans Affairs Pittsburgh Healthcare System dal 2007 al 2009. Inoltre sono stati raccolti dati aggiuntivi sul monitoraggio della terapia e l’adozione di pratiche di follow-up legate al trattamento nel corso di un periodo di osservazione della durata di un anno.

Di questi pazienti, il 94% era di sesso maschile, il 22% aveva un’età superiore ai 65 anni e il 45% era sposato o viveva con un partner. Nella maggior parte dei casi, i pazienti del campione erano trattati per lombalgie o dolori articolari; in un caso su due erano affetti da comorbidità fisiche o mentali, mentre in un caso su tre avevano una storia di abuso di sostanze.

Rispetto ai pazienti di etnia bianca, quelli di etnia nera erano molto più giovani e la prevalenza di soggetti sposati o con lombalgia era inferiore. D’altro canto, i pazienti di questa etnia presentavano più frequentemente comorbidità fisiche, meno comorbidità mentali e maggior dolore espresso sotto forma di punteggi su scale empiriche volte a misurare l’intensità del dolore percepito. Inoltre, la prevalenza della condizione di storia di abuso di sostanze era simile a quella osservata nel gruppo di etnia bianca.

I risultati dello studio hanno documentato l’esistenza di differenze tra le 2 etnie statisticamente significative in merito al monitoraggio della terapia e all’adozione di pratiche di follow-up relative al trattamento. In particolare, nel corso delle visite mediche, la valutazione dei livelli di dolore era documentata meno frequentemente nei soggetti di etnia nera. Non solo: tra i pazienti sottoposti almeno ad un test tossicologico delle urine, quelli di etnia nera erano più frequentemente sottoposti a più ripetizioni dell’esame clinico in questione, soprattutto se trattati con dosi elevate di oppioidi.
Inoltre, i pazienti di etnia nera erano più frequentemente indirizzati verso i reparti deputati alla gestione dell’abuso di sostanze che non verso quelli deputati alla terapia del dolore, a differenza di quelli di etnia bianca.

In un editoriale di accompagnamento al lavoro pubblicato (2), l’autrice sostiene come troppe pratiche associate ad una migliore cura del dolore corrano il rischio di essere inficiate dall’essere utilizzate dai clinici ed essere vissute dai pazienti in modo punitivo e pregiudiziale. Di qui la necessità, secondo l’autrice dell’editoriale, di andare oltre la risposta data dallo studio sull’impiego di queste pratiche per passare a chiedersi il perché e il come siano impiegate, e quali obiettivi siano con esse raggiunti.

Hausmann LRM et al. Racial disparities in the monitoring of patients on chronic opioid therapy. PAIN 154 (2013) 46–52
Leggi

Crowley-Matoka M. How to parse the protective, the punitive and the prejudicial in chronic opioid therapy? PAIN 154 (2013) 5–6
Leggi