Dolore

Dolore acuto post operatorio, come trattarlo per evitare la cronicizzazione

«Ci sono molti casi in cui un dolore acuto post operatorio evolve in cronico, il che determina un problema serissimo sia per i pazienti che per l'aspetto sociale e, quindi, il contesto in cui vivono e si rapportano. Un dolore cronico č poi difficilmente controllabile se non da persone esperte come i terapisti del dolore». E' quanto ha dichiarato il prof. Antonio Corcione, presidente SIAARTI e direttore del dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell' ospedale Monaldi di Napoli, durante la XIV edizione del congresso nazionale dell'Area Culturale Dolore- SIAARTI. Durante la tavola rotonda inaugurale del congresso č stato ribadita l'importanza del trattamento del dolore acuto post operatorio, e i mezzi per gestirlo soprattutto con l'arrivo nel nostro Paese di nuove vie di somministrazione di molecole gią note.

«Ci sono molti casi in cui un dolore acuto post operatorio evolve in cronico, il che determina un problema serissimo sia per i pazienti che per l’aspetto sociale e, quindi, il contesto in cui vivono e si rapportano. Un dolore cronico è poi difficilmente controllabile se non da persone esperte come i terapisti del dolore». E’ quanto ha dichiarato il prof. Antonio Corcione, presidente SIAARTI e direttore del dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell' ospedale Monaldi di Napoli, durante la XIV edizione del congresso nazionale dell’Area Culturale Dolore- SIAARTI.  Durante la tavola rotonda inaugurale del congresso è stato ribadita l’importanza del trattamento del dolore acuto post operatorio, e i mezzi per gestirlo soprattutto con l’arrivo nel nostro Paese di nuove vie di somministrazione di molecole già note.
«La realtà italiana purtroppo non è delle migliori riguardo al trattamento del dolore-ha proseguito Antonio Corcione- perché non viene seguita la legge 38 ma anche i protocolli, contestualizzati al lavoro quotidiano, vengono seguiti poco».
L’importanza di una condivisione delle pratiche cliniche è stato ribadita anche dal dr. Andrea Fanelli, del dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, dipartimento di Anestesia e Rianimazione- Policlinico Sant’Orsola Malpighi Bologna e responsabile scientifico ISAL, che ha precisato: «Gli anestesisti hanno linee guida, risorse farmacologiche ma il problema sta nell’utilizzarle al meglio; attualmente purtroppo regna una pratica non corretta di gestione del dolore acuto post operatorio senza l’utilizzo di protocolli condivisi».
«Il dolore in seguito a un intervento chirurgico dipende dalla tipologia di intervento».-ha evidenziato Andrea Fanelli-« Ci sono procedure caratterizzate da dolore lieve facilmente trattabile con farmaci per via sistemica come può essere il paracetamolo o antinfiammatori non steroidei, ma anche l’utilizzo di tecniche più invasive loco regionali che consentono il controllo del dolore (anche in caso di chirurgia maggiore). Abbiamo chirurgie che se non trattate adeguatamente sono accompagnate da un dolore superiore a 8 (considerando 10 come massimo dolore immaginabile)».
Un recente sondaggio, “Postoperative Pain Surveys 2 in Italy”, ha confermato lo stato in cui l’Italia si trova in tema di trattamento di questo tipo di dolore.
«Abbiamo condotto nel 2012, come gruppo di studio sul dolore della SIAARTI, una survey sul dolore acuto post operatorio che è stata appena pubblicata», ha sottolineato la  prof.ssa Flaminia Coluzzi, del dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell’Università la Sapienza di Roma, «in cui abbiamo ripetuto uno stesso questionario, effettuato nel 2006, per capire se qualcosa si era modificato in questi anni.
Abbiamo scelto di intervistare direttamente gli anestesisti per andare a evidenziare quali fossero le problematiche. Purtroppo, i risultati non sono confortanti in quanto l’Italia non si è ancora adeguata agli standard europei nonostante la legge 38 e la sensibilizzazione effettuata dalle società scientifiche». 
«La tecnica analgesica più utilizzata in Italia»-ha proseguito Flaminia Coluzzi-«è l’infusione endovenosa con l’elastomero che non è una tecnica validata con studi clinici randomizzati di una certa qualità e né è una tecnica indicata nelle linee guida».
«In Italia il dolore acuto post operatorio è ancora trattato con una metodologia che non è perfettamente aderente alle linee guida europee e mondiali», ha dichiarato ai microfoni di pharmastar la prof.ssa Paola Sacerdote del dipartimento di Scienze Biologiche-Laboratorio di Farmacologia e Tossicologia cellulare dell’Università di Milano. «Quindi, è importante pensare di utilizzare dei nuovi strumenti che rendano più facile il trattamento di questo dolore anche uniformandosi a quelle che sono le linee guida internazionali.
Recentemente, per il trattamento del dolore post operatorio è comparsa una nuova formulazione di Sufentanil. Questo è un farmaco non nuovo, è un oppiaceo molto potente che già in passato era stato utilizzato per trattare, specialmente in fase intra operatoria, il dolore».
«Sufentanil ha delle caratteristiche che lo rendono adeguato per il trattamento del dolore post operatorio in quanto molto velocemente si distribuisce dal sangue al cervello, il che garantisce un rapido inizio dell’azione analgesica, non ha metaboliti attivi e quindi non c’è il rischio che alla fine del trattamento si accumulino metaboliti che possano dare un effetto che si prolunga oltre il dovuto. Tale farmaco, inoltre, ha la caratteristica di non dipendere troppo, per la sua eliminazione, da quanto è la funzionalità epatica e renale e tra tutti i farmaci oppiacei è sicuramente quello con l’indice terapeutico più elevato», ha aggiunto Paola Sacedote.
«Il fatto che non fosse utilizzato su ampia scala finora dipendeva dalla via di somministrazione. Sufentanil per via endovenosa, infatti, ha un’emivita (PT 1/2 tempo di dimezzamento dalla concentrazione massima plasmatica) troppo veloce e questo voleva dire che doveva essere somministrato in continuazione. Le caratteristiche di questo farmaco, la sua grande potenza e la sua lipofilicità hanno permesso che il farmaco venisse utilizzato per una nuova via di somministrazione che è quella sublinguale che allunga moltissimo i suoi tempi di permanenza nel sangue, quindi il PT1/2 aumenta molto (arriva a circa 2 ore) e quindi può essere utilizzato bene per il trattamento del dolore post operatorio».
Sufentanil sublinguale è stato approvato da pochi mesi a livello europeo e si aspetta per il prossimo anno l’approvazione AIFA.
In conclusione, gli esperti seduti insieme nella tavola rotonda hanno sottolineato che un dolore acuto non adeguatamente trattato può portare a un processo di sensibilizzazione centrale che in ultima analisi porta alla cronicizzazione del dolore. Bisogna sempre di più avere protocolli condivisi di pratica clinica per il trattamento del dolore acuto e utilizzare anche l’armamentario di farmaci che abbiamo a disposizione e che a breve si arricchirà di nuove valide somministrazioni.
Emilia Vaccaro

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