Dolore cronico, cannabinoidi poco disponibili e formazione medica carente

Il dolore cronico è ancora troppo sottotrattato in Italia : sarebbe importante rendere i cannabinoidi per uso medicale più facilmente disponibili e a costi più contenuti mentre dovrebbe migliorare la lotta all'oppiofobia ancora imperante. E' quanto emerge dal XVII congresso Nazionale della Area Culturale del Dolore della SIAARTI in cui è stata sottolineata anche la necessità di maggiore formazione dei medici sulla terapia del dolore, già dal prossimo anno sono previsti approfondimenti nei corsi di laurea in medicina e chirurgia.

Il dolore cronico è ancora troppo sottotrattato in Italia:  sarebbe importante rendere i cannabinoidi per uso medicale più facilmente disponibili e a costi più contenuti mentre dovrebbe migliorare la lotta all’oppiofobia ancora imperante. E’ quanto emerge dal XVII congresso Nazionale della Area Culturale del Dolore della SIAARTI in cui è stata sottolineata anche la necessità di maggiore formazione dei medici sulla terapia del dolore, già dal prossimo anno sono previsti approfondimenti nei corsi di laurea in medicina e chirurgia.

 “Il consumo di cannabis è inadeguato, in un contesto di tanto dolore cronico, troppo sottovalutato ovvero “bistrattato” afferma Leonardo Consoletti.  Intanto, secondo l’esperto, manca ancora un‘adeguata cultura e una giusta informazione sugli oppiacei, non solo nel mondo ospedaliero-universitario e istituzionale ma anche in quello dei medici di famiglia e dei pazienti. E poi “occorre rendere la cannabis più facilmente disponibile e a costi contenuti” - sottolinea il medico foggiano e aggiunge che “sarebbe importante renderla rimborsabile da parte di tutte le Regioni in maniera omogenea. “In Italia - fa notare – si sta facendo molto poco per ridurre il dolore cronico” e suggerisce anche di dar vita a più movimenti o associazioni sul modello della Fondazione Isal di Rimini che da diversi anni si propone di diffondere tra i cittadini i contenuti della legge 38/2010 (legge sul dolore –ndr) : lotta al dolore inutile quale è il dolore cronico ed il diritto ad avere un ristoro del proprio dolore in ogni dove d’Italia, in maniera omogenea e senza differenze di trattamento. Molte inoltre le criticità dal punto di vista legislativo ed etico. E tra le tante, Leonardo Consoletti evidenzia quella per la tutela legale dei pazienti alla guida di autoveicoli e che devono assumere oppiacei e/o cannabinoidi per motivi clinici. Ma cosa c’è di nuovo nel confronto Cannabinoidi - Oppiacei? “Per i Cannabinoidi “antalgici” stanno crescendo le evidenze di efficacia ma sono ancora anedottiche: il timore è di essere allo stesso anno zero dei cinquemila anni fa dell’oppio che pure nasce come una pianta. Da allora si è avuto un lungo cammino per gli oppiacei ma ancora vi sono difficoltà prescrittive in tutto il mondo. Oggi il timore è quello di ripetere con la cannabis gli stessi errori, risponde l’esperto. La vera novità – conclude - potrebbe essere allora quella di condurre seri studi scientifici per giungere a livelli di EBM (evidence based medicine) accettabili per facilitare la prescrizione sia di cannabinoidi che di oppiacei”.
Per tale motivo è importante migliorare anche la formazione dei medici in materia di terapia del dolore e trattamento del dolore. Già dal prossimo anno sono previsti approfondimenti nei corsi di laurea in medicina e chirurgia come ha spiegato il dott. Francesco Bruno, docente di Terapia intensiva e direttore Anestesia e Rianimazione Policlinico di Bari.

Si rende sempre più difficile individuare nuovi oppiacei selettivi da assicurare l’analgesia in assenza di effetti avversi.

Secondo Bruno: “Il “dolore” è un’esperienza così cruciale per la nostra sopravvivenza che deve necessariamente “proteggersi” attraverso infinite "vie di fuga ed uscite di sicurezza"; una rete di protezione così articolata, se da un lato spiega la difficoltà di contrastare efficacemente il dolore, dall’altro mette a disposizione dell’algologo più bersagli su cui potenzialmente intervenire. I nuovi analgesici mirano all’individuazione di questi bersagli ed al loro controllo attraverso interventi che non prevedono necessariamente l’impiego di agonisti dei recettori per gli oppiacei ma poiché questi farmaci restano tuttora insostituibili è auspicabile che in futuro assicurino la maggiore possibile selettività sui recettori dell’analgesia perché la complessa problematica creata dagli inevitabili effetti avversi rischia di comprometterne l’utilizzazione.”

Sicuramente persistono problematiche di tipo culturale ma secondo Bruno non è ancora sufficientemente chiaro se l’ oppiofobia sia più o meno dannosa rispetto ad un uso improprio o sconsiderato di farmaci che, come è ormai ben chiaro, hanno corrette indicazioni (ed in tal caso restano insostituibili) ed altrettanto precise controindicazioni; i loro effetti avversi, ove non prevenuti, costituiscono una problematica di difficile risoluzione.

Dal punto di vista scientifico è importante la corretta utilizzazione di un farmaco che, secondo Bruno: “ in estrema sintesi, deve assicurare il controllo del dolore insieme ad una migliore qualità di vita”.

“Già dal prossimo anno accademico nel corso di laurea in Medicina e Chirurgia la Terapia del Dolore avrà uno spazio adeguato alla sua importanza nella formazione del medico, spazio che fino ad oggi è stato in gran parte affidato alla sensibilità “culturale” dei docenti delle facoltà mediche. Sono certo che tutto ciò consentirà di trasmettere ai futuri medici le conoscenze indispensabili per affrontare un campo della medicina sicuramente complesso e che fino ad oggi non ha ricevuto l’attenzione che indubbiamente meritava. La diffusione della Terapia del Dolore deve, a mio parere, mirare a diffondere quanto più possibile le conoscenze utili anche al medico di base per affrontare in modo corretto le problematiche che quotidianamente vengono alla sua osservazione ma anche a creare degli specialisti che siano in grado di utilizzare tutti gli strumenti, dai più semplici ai più complessi, che oggi l’algologia mette a nostra disposizione per combattere una battaglia, quella contro il dolore, che non deve mai vederci perdenti” ha concluso Bruno.