Dolore

Dolore cronico da osteoartrosi, promettenti i risultati di fase III di fasinumab (anti Nerve Growth Factor)

Il farmaco sperimentale, fasinumab, ha raggiunto gli obiettivi di efficacia e sicurezza in uno studio di fase 3 in corso che sta valutando tale molecola nell' alleviare il dolore e migliorare la funzione in 646 pazienti con dolore cronico da artrosi dell'anca e del ginocchio.

Il farmaco sperimentale fasinumab ha raggiunto gli obiettivi di efficacia e sicurezza in uno studio di fase 3 tutt'ora in corso che sta valutando tale molecola nell’alleviare il dolore e migliorare la funzione in 646 pazienti con dolore cronico da artrosi dell'anca e del ginocchio.

Lo sviluppo di fasinumab deriva dall'accordo siglato tra Regeneron Pharmaceuticals e Teva Pharmaceutical per una partnership indirizzata alla lotta al dolore e in particolare allo sviluppo e alla commercializzazione di questo farmaco.

Fasinumab è un anticorpo monoclonale che blocca il Nerve Growth Factor (NGF), una proteina coinvolta nella trasmissione dei segnali del dolore. Negli adulti, NGF modula, mediante sensibilizzazione delle terminazioni nocicettive, l’elaborazione della percezione dolorosa; i livelli di questa proteina sono elevati in presenza di stati infiammatori o di dolore cronico.

NGF, pertanto, funziona come il mediatore periferico chiave in molti stati dolorosi e potrebbe rappresentare un buon bersaglio per lo sviluppo di analgesici innovativi. Di qui lo sviluppo di anticorpi monoclonali selettivi (come fasinumab), disegnati allo scopo di interrompere gli impulsi dolorosi in formazione mediante la cattura e il sequestro dell’ NGF libero, impedendo l’interazione tra NGF e i suoi recettori.
In questo studio sono stati raggiunti entrambi gli endpoint co-primari e tutti gli endpoint secondari chiave a 16 settimane. I pazienti trattati con fasinumab hanno manifestato un dolore significativamente inferiore e hanno migliorato in modo significativo la capacità funzionale rispetto al basale e rispetto al placebo.

La storia di questo farmaco è costellata di inconveniente dovuti a problemi di sicurezza. Nel 2016, l’Fda ha interrotto uno studio di fase 2b su fasinumab a causa di preoccupazioni relative al danno articolare. Lo scorso maggio, un comitato indipendente che monitorava lo studio di fase 3 ha raccomandato di interrompere l'uso dei dosaggi più alti del farmaco.

Tuttavia gli anticorpi monoclonali anti-NGF hanno anche causato problemi di sicurezza, sono stati infatti riportati casi di artropatia, una malattia articolare che può causare infiammazione e ridotta gamma di movimento, nonché una rapida progressione della loro artrite.
Altri pazienti hanno sperimentato i più comuni effetti collaterali di sensazioni di formicolio, dolore alle articolazioni, ridotto senso del tatto e gonfiore degli arti.

I dati di sicurezza iniziali dello studio di fase 3 di fasinumab, tuttavia, hanno indicato che tali eventi avversi hanno portato all'interruzione del trattamento solo nel 5% dei pazienti che assumevano 1 mg del farmaco ogni otto settimane, il 6% in quelli che assumevano 1 mg ogni quattro settimane e il 6% nel gruppo placebo.
A 16 settimane, il 65% dei pazienti aveva subito un monitoraggio radiografico e il tasso di artropatie era del 2%. Nessun paziente ha presentato osteonecrosi o morte del tessuto osseo.

Nello studio, i dati di efficacia hanno indicato che i pazienti trattati con fasinumab presentavano miglioramenti significativi nel dolore articolare e nella funzionalità fisica, con una percentuale circa il doppio rispetto al gruppo placebo. Quelli con una dose di fasinumab di 1 mg ogni 4 settimane hanno sperimentato il più grande sollievo dal dolore e cambiamenti nella funzione fisica. Dati dettagliati sull'efficacia precoce e sui risultati di sicurezza saranno presentati a un prossimo evento scientifico.

Nonostante le preoccupazioni degli analisti riguardo a fasinumab, l’azienda Regeneron ha espresso fiducia nel farmaco e ha deciso di proseguire con gli studi. Si prevede che i risultati finali dello studio a 52 settimane sul fasinumab forniranno la migliore valutazione della reale sicurezza a lungo termine del farmaco, in particolare il danno articolare.

Regeneron e Teva non sono soli nella ricerca di nuovi farmaci che riducono con successo il dolore dell'osteoartrite. Pfizer ed Eli Lilly stanno valutando per tale indicazione un anticorpo monoclonale molto simile, tanezumab. I risultati iniziali di 16 settimane di uno studio di fase 3 appena divulgato sono stati promettenti, ma hanno mostrato una percentuale di complicanze dell'1,5% di osteoartrite a rapida progressione.

Tanezumab e fasinumab bloccano entrambi l’NGF. La speranza è che questi farmaci possano offrire un'alternativa efficace agli antinfiammatori non steroidei e agli oppioidi per il dolore cronico, ma senza i rispettivi rischi di effetti collaterali.


SEZIONE DOWNLOAD