Dolore

Dolore cronico e pressione alta: quando il corpo lancia un doppio allarme

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Il dolore cronico non è solo una condizione che compromette la qualità della vita, ma può diventare un vero e proprio fattore di rischio cardiovascolare. Un ampio studio basato sui dati della UK Biobank mostra che chi soffre di dolore persistente ha una probabilità significativamente maggiore di sviluppare ipertensione nel tempo.

Il rischio cresce con l’aumentare delle sedi dolorose ed è particolarmente elevato nel dolore cronico diffuso. Infiammazione e depressione spiegano solo in parte questa associazione, suggerendo la necessità di un approccio clinico integrato che consideri il dolore come un segnale sistemico e non solo locale.

Il dolore cronico come problema sistemico, non solo soggettivo
Il dolore cronico è spesso raccontato come un problema “individuale”, confinato alla sfera della sofferenza soggettiva e della gestione dei sintomi. Eppure, i dati più recenti indicano che il suo impatto va ben oltre il dolore percepito. Secondo una vasta ricerca prospettica condotta su oltre 200 mila persone e seguita per più di tredici anni, il dolore cronico si associa a un aumento significativo del rischio di sviluppare ipertensione, uno dei principali fattori di rischio per infarto e ictus. Non si tratta di un legame marginale: rispetto a chi non riferisce dolore, le persone con dolore cronico localizzato mostrano un incremento del rischio, mentre chi soffre di dolore cronico diffuso presenta un rischio nettamente più elevato.

Più sedi dolorose, più rischio: l’effetto “dose-risposta”
Lo studio ha analizzato in modo dettagliato non solo la presenza o l’assenza di dolore, ma anche la sua durata, la localizzazione e la diffusione.
Dallo studio sono stati inizialmente esclusi 295.376 partecipanti: 2.189 per dati mancanti relativi al dolore e 293.187 perché già ipertesi al basale. Il campione finale ha quindi incluso 206.963 individui. L’età media era di 53,8 anni, il 61,7% erano donne e la grande maggioranza (96,7%) di etnia bianca.
Al momento dell’arruolamento, il 40,1% non riferiva dolore, il 17,7% presentava dolore di breve durata, il 41,1% dolore cronico localizzato e l’1,1% dolore cronico diffuso. Il dolore muscoloscheletrico cronico interessava il 35,2% dei partecipanti, più spesso in una sola sede, ma non raramente in più distretti.

Nel corso di un follow-up mediano di 13,5 anni, 19.911 partecipanti (9,62%) hanno sviluppato ipertensione. Rispetto ai soggetti senza dolore, coloro che presentavano dolore di breve durata ( hazard ratio [HR] 1,10; intervallo di confidenza [IC] al 95%: 1,03–1,17), dolore cronico localizzato (HR 1,20; IC 95%: 1,14–1,26) e dolore cronico diffuso (HR 1,75; IC 95%: 1,52–2,00) mostravano un rischio aumentato di ipertensione.

Rispetto ai soggetti senza dolore, chi soffriva di dolore cronico risultava più frequentemente di sesso femminile, residente in aree socioeconomicamente più svantaggiate e con stili di vita meno salutari. Presentava inoltre valori più elevati di BMI e circonferenza vita, un maggior numero di patologie croniche, un profilo lipidico più sfavorevole e un uso più frequente di farmaci, inclusi antidolorifici, antidepressivi e ipolipemizzanti. Questo quadro peggiorava progressivamente all’aumentare del numero di sedi dolorose.

È emerso infatti un chiaro effetto “dose-risposta”: più sono le sedi corporee interessate dal dolore cronico, maggiore è la probabilità di andare incontro a ipertensione nel corso degli anni. In particolare, il dolore che coinvolge tutto il corpo, così come alcune sedi specifiche, come testa, collo, schiena e addome, sembra avere un impatto più marcato. Questi risultati rafforzano l’idea che il dolore cronico non sia un semplice disturbo muscolo-scheletrico o neurologico, ma una condizione sistemica capace di influenzare profondamente l’equilibrio cardiovascolare.

Infiammazione e depressione: mediatori parziali di un legame complesso
Un altro aspetto rilevante riguarda i meccanismi che possono spiegare questa associazione. I ricercatori hanno indagato il ruolo di due fattori spesso presenti nei pazienti con dolore cronico: l’infiammazione e la depressione.
Nel complesso, depressione (11,3%) e infiammazione (0,4%), misurata tramite la proteina C-reattiva, hanno mediato l’11,7% dell’associazione tra dolore cronico e ipertensione.

I dati indicano che entrambi contribuiscono a mediare il legame tra dolore e ipertensione, ma solo in parte. La depressione, in particolare, spiega una quota non trascurabile dell’associazione, mentre il ruolo dell’infiammazione, misurata attraverso la proteina C-reattiva, appare più contenuto. Questo significa che, pur essendo importanti, questi fattori non raccontano tutta la storia: il dolore cronico sembra agire anche attraverso altri percorsi biologici e comportamentali ancora da chiarire pienamente.

Dalla ricerca alla pratica clinica: perché cambiare approccio
Dal punto di vista della salute pubblica, le implicazioni sono rilevanti. Il dolore cronico è estremamente diffuso, soprattutto nelle fasce di età più avanzate, e rappresenta una delle principali cause di disabilità. Se a questo si aggiunge un aumento del rischio di ipertensione, diventa evidente la necessità di considerare queste persone come una popolazione a rischio, da monitorare con maggiore attenzione. Misurare regolarmente la pressione arteriosa in chi soffre di dolore persistente potrebbe favorire una diagnosi più precoce dell’ipertensione e ridurre, nel lungo periodo, il carico di malattie cardiovascolari.

Dolore come campanello d’allarme cardiovascolare
Il messaggio che emerge è chiaro: il dolore cronico non è solo una questione di dolore. È un segnale di vulnerabilità sistemica che può anticipare lo sviluppo di condizioni gravi come l’ipertensione. Riconoscerlo come tale significa cambiare prospettiva clinica e culturale, integrando la gestione del dolore con la prevenzione cardiovascolare e il supporto psicologico. In un’epoca in cui la medicina punta sempre più alla personalizzazione delle cure, considerare il dolore cronico come un fattore di rischio a tutti gli effetti potrebbe rappresentare un passo decisivo per migliorare la salute e la qualità di vita di milioni di persone.

Pei Qin et al., Chronic Pain and Hypertension and Mediation Role of Inflammation and Depression Hypertension. 2026 Jan;83(1):146-156. doi: 10.1161/HYPERTENSIONAHA.125.25544. Epub 2025 Nov 17.
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