In molti pazienti afflitti da dolore cronico, l'infiammazione persiste anche dopo un trattamento prolungato con oppioidi. A evidenziarlo è uno studio presentato a New Orleans durante il 32° congresso annuale dell’American Pain Society (APS) da Forest Tennant, direttore della Veract Intractable Pain Clinic, da lui stesso fondata a West Covina, in California.

La ricerca ha esaminato 40 pazienti trattati con oppioidi ad alto dosaggio (più di 100 mg di equivalenti di morfina al giorno) per oltre 10 anni. In otto di questi (il 20%), ha riferito Tennant, sono stati trovati livelli elevati dei marker infiammatori (proteina C-reattiva e velocità di eritrosedimentazione).

"L’innalzamento dei marker infiammatori suggerisce che la causa alla base del dolore è ancora presente o che potrebbe esserci una neuroinfiammazione in corso legata al dolore centralizzato" ha dichiarato Tennant presentando il lavoro. Inoltre, ha aggiunto l’esperto, 12 pazienti avevano livelli ormonali anomali, più comunemente – in quattro casi – bassi livelli sierici di pregnenolone.

Tutti i pazienti hanno segnalato di aver ottenuto un controllo del dolore prolungato con un dosaggio stabile di oppiacei e miglioramenti sul fronte della depressione, della sensazione di sfiducia e della qualità della vita, nonché in una o più funzioni fisiologiche, tra cui il movimento (nel 77,5% dei casi), la concentrazione (67,5%), la deambulazione (62,5%), il sonno (62,5%) l'appetito (50%), la memoria (42,5%), la lettura (42,5%) e la libido (40%).

L'unico fronte sul quale non hanno riferito costantemente risultati migliori è stato quello della visione, in cui la percentuale di coloro che hanno segnalato un miglioramento è stata identica -  5% -  a quella di coloro che hanno detto di essere peggiorati, mentre il restante 90% ha riferito di non aver notato alcun cambiamento.

Partendo dalla constatazione che si sa poco sugli outcome della terapia a lungo termine con oppiodi nei pazienti non oncologici, Tennant ha valutato gli outcome di 40 pazienti presi in carico nella sua clinica tra luglio e ottobre 2012, tutti in trattamento con oppiodi da oltre un decennio. Prima della terapia con oppioidi, tutti erano già stati trattati con diversi altri trattamenti diversi dagli oppiacei e tutti lamentavano un dolore costante e debilitante associato a un’insonnia grave.

La valutazione è consistita nella somministrazione di due questionari, oltre che nella valutazione della VES e dei livelli di proteina C-reattiva e di cortisolo, pregnenolone, corticotropina (ACTH) e testosterone. Il primo questionario verteva sulla depressione, sul senso di sfiducia e sulla qualità della vita prima e durante il trattamento con gli oppioidi, mentre il secondo riguardava il miglioramento in 17 funzioni fisiologiche.

David Craig, del Moffitt Cancer Center della University of South Florida, Tampa, ha commentato lo studio chiedendosi se i pazienti nei quali è stata riscontrata la presenza di uno stato infiammatorio non avessero una qualche condizione responsabile dell'infiammazione. “Se questi pazienti avessero una lombalgia di origine non concologica, per esempio, allora la scoperta di uno stato infiammatorio sarebbe più interessante che non se gli stessi pazienti avessero un’altra patologia come l'artrite reumatoide o il lupus" ha affermato Craig.

L’esperto, che in passato è stato membro del consiglio di amministrazione dell’APS, ha anche aggiunto che ci sono studi sull’animali dai quali pare emergere che gli oppioidi deprimono l'immunità e che potrebbe essere quello che si è visto in questo studio, cioè che forse c'è qualche interazione tra l’assunzione degli oppiacei e la depressione del sistema immunitario.

F. Tennent, et al. Physiologic, endocrine, an inflammation status after 10 years of high dose opioid treatment. APS 2013; abstract 111
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