È un sintomo come gli altri ma spesso viene sottovalutato. Eppure il dolore cronico mina l’integrità fisica e psichica del paziente, preoccupa i familiari e incide in maniera negativa sulla qualità della vita. Il dolore è oggi la seconda causa di assenteismo dal lavoro per cause mediche, una persona su 5 perde la propria occupazione, il 50% dei pazienti soffre di depressione e i disturbi ansiosi sono presenti nel 40% dei casi.  Quedsti dati sono stati diffusi dalla SIMG, Società italiana medicina generale , in occaione di un incontro svoltosi a Gerusalemme.

A pagare il prezzo più alto sono le donne, che rappresentano il 39% contro il 31% degli uomini. Il dolore cronico non oncologico interessa in Italia oltre 15 milioni di persone (26% della popolazione), è uno dei più comuni motivi di consultazione medica, ma meno della metà dei pazienti segue uno specifico trattamento, che si rivela inefficace nell’83% dei casi.

Questi dati aiutano a comprendere il forte impatto economico che una patologia così frequente e invalidante ha inevitabilmente sul bilancio del sistema sanitario. “In Italia – spiega il dott. Claudio Cricelli, presidente della (SIMG) – la spesa annua per il controllo del dolore cronico raggiunge, secondi i dati contenuti nel Libro Bianco, 18.720 milioni di euro. Paradossalmente però è la non gestione del dolore che produce un impatto economico. Il controllo della sofferenza costituisce un elemento di sollievo per il paziente e di razionalità nell’intervento terapeutico escludendo l’accanimento e riducendo i costi”.

La gestione del dolore è uno degli aspetti più importanti nella medicina generale. Il medico deve avere le giuste conoscenze delle terapie per attenuare quanto più possibile le sofferenze del paziente, migliorandone la qualità di vita. La Legge 38/2010 ha garantito al cittadino il diritto di accedere alla terapia del dolore e alle cure palliative, posizionando il nostro Paese tra quelli più aggiornati in questo ambito assistenziale.

Per gli specialisti è previsto l’obbligo di scrivere in cartella clinica quanto dolore prova il paziente, i farmaci impiegati, le tecniche che si stanno utilizzando e soprattutto il risultato delle cure. Dunque negli ospedali d’Italia, ogni medico e infermiere deve obbligatoriamente scrivere in cartella clinica il monitoraggio del dolore.

Questa legge segna il passaggio della concezione del dolore non più solo come sintomo ma come malattia, anche se alcune criticità restano. Secondo recenti dati del Ministero della Salute risulta che il diritto a non soffrire per milioni d’italiani viene garantito sostanzialmente al Nord e in parte al Centro, mentre il Sud è molto in ritardo. La Legge 38/2010, la trattazione sistematica del tema dolore, il ruolo fondamentale del medico di medicina generale e l’impatto economico della gestione del problema dolore, sono stati tra i temi al centro del confronto tra esperti, clinici ed esponenti politici nel corso del Congresso SIMG, tenutosi recentemente a Gerusalemme.

“Buona parte degli interventi programmati, dopo l’approvazione della Legge 38/2010, sono stati tesi a portare a conoscenza i contenuti del provvedimento a livello sociale e medico – sottolinea il dott. Cricelli -. La Legge ha confermato che il dolore è un problema sanitario rilevante e che la sua gestione necessita di una specifica preparazione, enfatizzando un aspetto fondamentale, ossia l’attenzione al paziente al fine di fornire la strategia terapeutica più funzionale alla risoluzione del problema. In realtà il percorso era già iniziato qualche anno fa con la depenalizzazione della prescrizione degli oppioidi e con la modifica delle tabelle dei farmaci. La Legge è stata un passo importante per far chiarezza e mettere a disposizione dei medici nuovi strumenti”.

“La maggior parte dei pazienti, uno su 3, consulta il proprio medico per un problema di dolore e si chiede al medico di medicina generale di seguire un percorso diagnostico-terapeutico alla ricerca della causa del dolore - afferma il dott. Pierangelo Lora Aprile, segretario scientifico SIMG e responsabile Area medicina del dolore e cure palliative -. Se le caratteristiche del dolore sono tali per cui, data la complessità, è necessaria una maggior specializzazione, il paziente viene indirizzato in centri specialistici di primo livello o in quelli altamente specializzati”. In base a una survey sui medici di famiglia e ai dati relativi alla prescrizione dei farmaci oppioidi, è emersa l’importanza della formazione. Diagnosticare il dolore, prescrivere i farmaci oppioidi, eseguire il processo di titolazione, adeguare la terapia al mutare delle condizioni del paziente, questi i punti salienti su cui deve concentrasi la preparazione dei medici di medicina generale. Eppure i numerosi eventi formativi tradizionali (lezioni in aula) messi in campo in questi anni sono stati poco incisivi per una svolta vera nel campo della gestione del dolore.

“Sono necessari interventi efficaci in grado di integrare la formazione tradizionale, utilizzando le opportunità che le tecniche moderne possono offrire” conclude Lora Aprile. “Per cambiare la cultura dell’approccio alla terapia del dolore è necessario il contemporaneo coinvolgimento dei medici di medicina generale e degli specialisti, al fine di condividere il percorso di diagnosi e di cura, senza dimenticare le Istituzioni e il mondo dell’industria. Solo lavorando insieme è possibile promuovere il cambiamento”. Per tale motivo un’azienda come Teva, leader nel mercato dei farmaci equivalenti e da oggi anche attenta alla tematica del dolore, ha accolto la sfida, sostenendo il nuovo e innovativo progetto di formazione SIMG destinato a offrire ai medici nuovi strumenti per alleviare la sofferenza inutile dei pazienti.