Dolore da artrosi in pazienti obesi o sovrappeso, sollievo grazie alla metformina
Il farmaco antidiabetico metformina ha fornito ai pazienti sovrappeso o obesi affetti da artrosi del ginocchio un sollievo dal dolore significativamente maggiore rispetto al placebo, secondo quanto riportato in un piccolo studio randomizzato pubblicato su JAMA e i cui risultati sono stati presentati al congresso annuale dell’Osteoarthritis Research Society International a Seoul, Corea del Sud.
Dopo 6 mesi di trattamento, i pazienti trattati con metformina hanno riferito un miglioramento medio del dolore al ginocchio pari a 31,3 punti rispetto al basale su una scala di 100 punti, contro una riduzione media di 18,9 punti nel gruppo placebo (p=0,01), secondo quanto riportato da Flavia M. Cicuttini, della Monash University di Melbourne, Australia, e colleghi.
Sebbene il vantaggio di 11,4 punti della metformina non abbia raggiunto la “soglia minima di rilevanza clinica” fissata dai ricercatori a 15 punti, gli autori hanno comunque considerato la metformina efficace. «Questi risultati supportano l’uso della metformina nel trattamento sintomatico dell’artrosi del ginocchio in persone sovrappeso o obese», hanno scritto.
Tuttavia, hanno precisato: «Data la dimensione modesta del campione (107 pazienti totali), sarà necessaria una conferma tramite uno studio clinico più ampio».
Da anni, la comunità di reumatologi, ortopedici e geriatri è alla ricerca di un farmaco sicuro e di facile utilizzo in grado di agire sulla patologia di base dell’artrosi. Le terapie attuali, basate su paracetamolo, FANS e iniezioni intra-articolari, sono esclusivamente palliative. L’idea che la metformina, utilizzata da decenni nel diabete di tipo 2 e considerata uno dei farmaci più sicuri in assoluto, possa trattare l’artrosi è paragonabile a trovare il Sacro Graal su un banco del mercatino.
Questa ipotesi non è nata dal nulla: la metformina è da anni il pilastro del trattamento del diabete tipo 2 e ha dimostrato benefici anche non legati direttamente al metabolismo glicemico, come la riduzione del rischio di gotta, nefrite lupica, demenza, degenerazione maculare, complicanze da corticosteroidi a lungo termine e persino “long COVID”.
Lo studio forse più rilevante per il lavoro attuale ha mostrato che i pazienti diabetici trattati con metformina avevano un tasso di chirurgia protesica articolare inferiore del 30%. Poiché l’artrosi è la principale causa di protesi articolari, si è ipotizzato che la metformina riduca l’infiammazione articolare e mantenga attivi i condrociti, rallentando così la degenerazione.
Per valutare direttamente questi effetti, Cicuttini e colleghi hanno randomizzato 107 pazienti sovrappeso o obesi a ricevere metformina orale (2 g/die) o placebo per 6 mesi. L’esito primario era il dolore al ginocchio, ma sono stati utilizzati anche l’indice WOMAC (Western Ontario and McMaster Universities Osteoarthritis Index) e il sistema OMERACT-OARSI per la valutazione complessiva.
L’età media dei pazienti era poco sotto i 60 anni e circa due terzi erano donne. L’indice di massa corporea medio era di circa 33. Quasi tutti mostravano segni di restringimento dello spazio articolare. La glicemia a digiuno mediana era di circa 95 mg/dL; i pazienti con diabete manifesto e in terapia ipoglicemizzante erano esclusi.
Oltre al miglioramento del dolore, la metformina ha mostrato benefici significativamente superiori in tutte e tre le sottosezioni del WOMAC: dolore: metformina -113,9 punti; placebo -68,2 punti (p=0,045); rigidità: metformina -56,9 punti; placebo -26,7 punti (p=0,01); funzione: metformina -426,1 punti; placebo -221,7 punti (p=0,009).
La percentuale di “responder” secondo i criteri OMERACT-OARSI è stata del 65% nel gruppo metformina contro il 45% nel gruppo placebo (p=0,07).
La risposta era definita come: un miglioramento del 50% e una riduzione di almeno 20 punti nel punteggio di dolore o funzione, oppure un miglioramento del 20% e una riduzione di almeno 10 punti sia nel dolore che nella funzione.
I partecipanti hanno anche riferito il livello di dolore al ginocchio a 3 mesi, momento in cui entrambi i gruppi avevano ottenuto lo stesso grado di sollievo. Nei successivi 3 mesi, però, i punteggi medi sono continuati a migliorare con la metformina, mentre si sono stabilizzati nel gruppo placebo, suggerendo che un trattamento prolungato potrebbe portare a un ulteriore beneficio.
Gli eventi avversi sono stati più frequenti nel gruppo metformina (25 contro 16 nel gruppo placebo), in particolare diarrea e fastidi addominali. Nessuno degli eventi è stato classificato come grave.
I limiti principali dello studio sono stati il numero ridotto di partecipanti selezionati con criteri rigorosi e la breve durata del follow-up. Circa il 18% dei pazienti non ha partecipato alla valutazione a 6 mesi (per loro sono stati imputati i dati). Inoltre, un’estensione dello studio prevista per 24 mesi, comprensiva di valutazioni radiografiche, è stata annullata per mancanza di fondi. Di conseguenza, non è stato possibile determinare se la metformina modifichi effettivamente i processi patologici dell’artrosi.
Feng Pan et al., Metformin for Knee Osteoarthritis in Patients With Overweight or Obesity: A Randomized Clinical Trial JAMA. 2025 Apr 24:e253471.
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