Nei pazienti colpiti da fibromialgia, il dolore è il principale fattore che contribuisce al deterioramento cognitivo, più importante di depressione, ansia, stanchezza, disturbi del sonno e uso di farmaci, secondo uno studio appena presentato al sesto congresso mondiale del World Institute of Pain, appena terminato a Miami.

In questo lavoro, i pazienti fibromialgici hanno ottenuto punteggi peggiori rispetto ai controlli sani sul pensiero matematico e sul controllo dell'attenzione e gran parte della differenza rilevata nell’esito di questi test poteva essere spiegata dal dolore.

Secondo gli autori, ferma restando la presenza di interazioni complesse tra dolore, ansia, depressione e funzione cognitiva nella fibromi algia, il dolore è il fattore più importante alla base di questi deficit cognitivi.

Presentando i dati, Stefan Duschek, dell’Università di Monaco di Baviera, ha detto anche che i risultati confermano la presenza di un danno cognitivo sostanziale nei pazienti con fibromialgia, sebbene il dibattito su questo tema resti aperto.

Duschek e i suoi collaboratori hanno confrontato 35 pazienti affetti da fibromialgia e 29 soggetti sani di controllo. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti al test di Uchida-Kraepelin, uno strumento neuropsicologico che quantifica le capacità numerica, il controllo dell'attenzione e la velocità di elaborazione cognitiva. La performance è misurata in cinque momenti distinti a distanza di un minuto l’uno dall’altro per valutare il miglioramento delle prestazioni nel tempo.
Inoltre sono stati misurati possibili fattori predittivi della funzione cognitiva, tra cui dolore (con il McGill Pain Inventory), depressione (con il Beck Depression Inventory), ansia (con il State-Trait Anxiety Inventory), la stanchezza e il sonno (con la Fatigue Severity Scale e l’Oviedo Sleep Questionnaire), e l'assunzione di farmaci, inclusi gli antidepressivi, gli antiansiolitici e gli antidolorifici oppiacei e non oppiacei.

In ciascuno dei cinque momenti di valutazione, il numero di calcoli effettuati è risultato significativamente inferiore nel gruppo di pazienti con fibromialgia rispetto al gruppo di controllo (P < 0,01) e il miglioramento delle prestazioni nel tempo è stato meno pronunciato (P < 0,05).

I pazienti in terapia con oppiacei hanno ottenuto risultati migliori rispetto a coloro che non assumevano questi farmaci (P < 0,05). Gli autori si aspettavano il contrario, cioè che gli oppiacei danneggiassero le funzioni cognitive, ma Duschek ha spiegato che il risultato ha comunque un senso, perché ridurre l'intensità del dolore permette ai pazienti di concentrarsi maggiormente e migliorare le prestazioni.

A conferma di ciò, punteggi più elevati nel test sul dolore sono risultati predittivi di performance cognitive inferiori (P < 0,05), mentre non si è trovata una correlazione tra prestazioni cognitive e depressione, ansia, stanchezza e sonno.

Per spiegare l’esito dello studio, Duschek ha detto che il dolore è una condizione che richiede attenzione da parte del paziente e si può pertanto ipotizzare che l'attività nocicettiva centrale richieda un incremento delle risorse di elaborazione neurale, che finiscono per essere sottratte ai processi cognitivi.