Dolore in gravidanza, nuove linee guida sull'uso degli analgesici

Un'appropriata gestione del dolore durante e dopo la gravidanza Ŕ essenziale per minimizzare il rischio di esiti avversi per la madre e il nascituro: Gli analgesici dovrebbero essere impiegati solo se realmente necessario e per il minor tempo possibile, per minimizzare i rischi per la madre, lo sviluppo fetale e il neonato. Una revisione delle linee guida sull'analgesia Ŕ stata pubblicata sulla rivista BJOG: An International Journal of Obstetrics & Gynaecology.

Un'appropriata gestione del dolore durante e dopo la gravidanza è essenziale per minimizzare il rischio di esiti avversi per la madre e il nascituro: Gli analgesici dovrebbero essere impiegati solo se realmente necessario e per il minor tempo possibile, per minimizzare i rischi per la madre, lo sviluppo fetale e il neonato. Una revisione delle linee guida sull’analgesia è stata pubblicata sulla rivista BJOG: An International Journal of Obstetrics & Gynaecology.

Un team di medici ha effettuato una revisione della letteratura per conto del Royal College of Obstetricians and Gynecologists a seguito delle preoccupazioni sull'uso della codeina durante l'allattamento, fornendo dei consigli sul trattamento del dolore sulla scorta delle linee guida del servizio sanitario britannico (NHS).

Come riportano gli autori, «una corretta gestione del dolore durante e dopo la gravidanza è essenziale per ridurre al minimo il rischio di esiti avversi tanto per la madre quanto per il bambino. Un trattamento inadeguato del dolore può portare allo sviluppo di ansia e depressione che possono influire sul benessere fisico e psicologico di una donna, oltre che sulla sua capacità di assistere il proprio bambino. Di contro la riluttanza a prescrivere una terapia analgesica può portare a un maggiore uso di farmaci da banco non adeguati o di rimedi erboristici».

Evitare il danno fetale
La revisione raccomanda, ove possibile, di evitare l’uso di qualsiasi farmaco teratogeno durante il primo trimestre di gravidanza, perché l'embrione è più vulnerabile agli effetti teratogeni tra le 4 e le 10 settimane di gestazione, quando avviene la formazione degli organi. Tuttavia, ha riconosciuto che alcuni trattamenti non possono essere sospesi per prevenire potenziali danni alla madre.

Paracetamolo farmaco di prima scelta
Il paracetamolo rimane l'analgesico di prima scelta durante gravidanza e allattamento grazie a un eccellente profilo di sicurezza, anche se alcuni studi hanno rilevato eventi avversi come una maggiore incidenza di asma infantile e problemi comportamentali, oltre che un ritardo nello sviluppo motorio e comunicativo nei bambini esposti a lungo al farmaco prima della nascita.

Le donne devono essere consapevoli del fatto che molti rimedi da banco per la tosse e il raffreddore contengono anche paracetamolo, quindi devono prestare attenzione a evitare un sovradosaggio accidentale

FANS
I farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) dovrebbero essere evitati durante il primo trimestre di gravidanza, a meno che non siano clinicamente indicati come in caso di una grave emicrania. Non dovrebbero inoltre essere assunti dopo le 30 settimane di gestazione per via del maggior rischio di ipertensione polmonare neonatale e di chiusura prematura del dotto arterioso. I FANS riducono anche il flusso sanguigno renale fetale e quindi la produzione di urina, che porta a una riduzione del volume del liquido amniotico.

Gli autori raccomandano di assumere la dose efficace più bassa per il minor tempo possibile, dato che secondo alcune evidenze il loro uso potrebbe aumentare il rischio di aborto spontaneo nel primo trimestre.

Sono stati comunque ritenuti sicuri durante l'allattamento, per via della piccola quantità di farmaco che passa nel latte materno.

Oppioidi
Possono essere utilizzati per breve tempo per trattare il dolore di intensità moderata/grave nei casi in cui il paracetamolo si rivela inefficace, anche se si raccomanda di evitarne l’uso, ove possibile, e che l’eventuale somministrazione sia effettuata solo da un professionista sanitario.

Il loro uso, soprattutto nel periodo del parto, può portare a depressione respiratoria neonatale, quindi il team di neonatologia dovrebbe essere informato in merito all’assunzione di oppioidi a lungo termine. Anche per gli oppioidi si raccomanda di usare la dose efficace più bassa per il minor tempo possibile, per evitare dipendenza nella madre e sintomi di astinenza nel neonato.

Gli oppioidi possono esacerbare costipazione, nausea e vomito, disturbi che possono già rappresentare un problema nelle donne incinte.

L’uso di codeina, fino a poco tempo fa considerata l'oppioide di scelta da usarsi nelle madri che allattavano, è stato controindicato da Mhra (l’agenzia regolatoria britannnica) ed Ema a seguito di un caso fatale di tossicità da morfina in un neonato allattato al seno dopo l'uso di codeina da parte della madre. In questo caso la donna era una ultrarapida metabolizzatrice della codeina, che ha portato a una rapida produzione di morfina.

Viene evidenziata una importante differenza tra l’uso di codeina e diidrocodeina durante l'allattamento, indicando la seconda come più sicura da assumere, e si raccomanda di evitare l’impiego di codeina per via delle crescenti preoccupazioni in merito alla sua tossicità.

«È assolutamente essenziale gestire il dolore in modo appropriato durante la gravidanza e l'allattamento. Molte donne possono avere problematiche acute come mal di testa, dolore lombare e pelvico, mentre altre possono soffrire di condizioni croniche che rendono necessario intervenire per gestire il dolore», ha dichiarato Dina Bisson che ha guidato la revisione. «Una gestione inadeguata del dolore può avere un impatto negativo sul benessere fisico e mentale di una donna».

«Le donne dovrebbero essere incoraggiate a provare trattamenti non farmacologici, come il riposo, impacchi caldi e freddi, massaggi, fisioterapia ed esercizio fisico. Nel momento in cui si rende necessario l’uso di antidolorifici, è importante che i medici e le ostetriche siano in grado di consigliare quelli più idonei e spero che questa revisione possa risultare utile», ha aggiunto.

Preoccupazioni per l'influenza
Il RCOG ha espresso preoccupazione in merito alla notizie di un minor uso del vaccino antinfluenzale da parte delle donne in gravidanza, solo il 40%, secondo quanto riportato dall’ultimo aggiornamento del Public Health England.

Pat O'Brien, un consulente ostetrico e portavoce del RCOG, ha dichiarato che occasionalmente l'influenza può essere un problema serio per le donne in gravidanza per via dell’aumento del rischio di complicanze come la bronchite, un'infezione che può trasformarsi in polmonite. «Il modo migliore per evitarlo è fare la vaccinazione antinfluenzale e le donne in attesa dovrebbero essere rassicurate sul fatto che le evidenze scientifiche dimostrano che il vaccino è sicuro».

Bibliografia

Bisson DL, Newell SD, Laxton C, on behalf of the Royal College of Obstetricians and Gynaecologists. Antenatal and Postnatal Analgesia. Scientific Impact Paper No. 59. BJOG 2018

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