Dolore in soggetti con disturbi dell'attenzione, importanza dell'aderenza al trattamento

Dolore
Più di un terzo dei pazienti con dolore cronico può avere disturbi da deficit di attenzione (ADD) che migliorano notevolmente nei soggetti aderenti alla terapia con farmaci per il disturbo da deficit di attenzione e iperattività . E’ quanto suggerisce un piccolo studio pilota presentato durante il PainWeek 2015, conclusosi lo scorso sabato a Las Vegas.
Avete mai avuto problemi di concentrazione?  Facevate fatica a stare fermi, interrompendo altri durante una conversazione o avete agito in maniera impulsiva senza pensare le cose fino in fondo? 
Avete difficoltà a concentrarvi sul lavoro da fare e sognato ad occhi aperti?
Questo quadro può dipingere una situazione patologica nelle persone che hanno frequentemente questi comportamenti incontrollabili. Questo problema affligge la loro esistenza giorno per giorno interferendo con la loro capacità di formare amicizie durature o riuscire a scuola, a casa e nella carriera.
A differenza di altre patologie, la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD, anche a volte indicato come semplicemente disturbo da deficit di attenzione o ADD) non mostra segni fisici che possono essere rilevati da test sul sangue o da altri test di laboratorio.
Ma cosa c’entra il dolore cronico con l’ADD?
I risultati di questo studio, come ha precisato il dr. Forest Tennant, MD della West Covina, Californiae autore del lavoro,: “dovrebbero maggiormente incoraggiare i medici ad avere un alto grado di sospetto di ADD in pazienti non aderenti con dolore centrale.”
Per lo studio, 45 pazienti con dolore cronico che afferivano alla clinica per il trattamento, hanno completato un questionario composto da 16 domande. 
Le domande erano rivolte alle carenze di concentrazione, attenzione, distrazione, impulsività, coordinamento, temperamento e memoria a breve termine. Una risposta positiva a cinque o più domande indicava la presenza di ADD.
I risultati hanno mostrato che il 37,8% dei pazienti incontrava i criteri per l’ADD.
Lo studio ha anche mostrato che la maggior parte dei pazienti con dolore centralizzato ha ipereccitazione del sistema nervoso autonomo. "Prima di tutto, essi diventano carenti di catecolamine, che è uno dei composti che alleviano il dolore", ha spiegato il dr Tennant.
Il dolore provoca un cambiamento nel sistema nervoso simpatico, che a sua volta provoca l'ADD, ha aggiunto. "Così l’individuo cala in questo stato iperattivo e, che a volte porta anche a esaurimento della dopamina sia nel sistema nervoso centrale che nella ghiandola surrenale."
La scoperta potrebbe aiutare a spiegare perché alcuni pazienti con dolore hanno scarsa funzione nelle attività della vita quotidiana, ha detto il dr. Tennant.
"Per anni, ho visto lo stesso tipo di ADD che si vede nei bambini, in questi pazienti. Non riescono a ricordare ciò che fanno per metà del tempo, non possono concentrarsi ".
Un grosso problema per i pazienti con dolore è il problema dell’ aderenza, ha evidenziato il dr Tennant:  "Non fanno quello che gli viene detto, non seguono le istruzioni fuori della clinica e parte di questo comportamento è dovuto all’ADD."
E’ importante precisare che una volta che questi soggetti iniziano a prendere farmaci per l’ADD, come il metilfenidato, il loro dolore migliora e possono ricordare e concentrarsi.
Il dr Tennant ha aggiunto che questo vale solo per i pazienti con dolore centralizzato, che hanno infiammazione del sistema nervoso, non quelli con artrite o dolore neuropatico: "Questi sono i pazienti che hanno dolore costante, il dolore che non passa mai."
Egli ha osservato che il collegamento tra il dolore e l’ADD non è nuovo: "I medici nel 1895 negli ospedali di Londra riferivano di pazienti con dolore grave che necessitavano di morfina e che avevano anche bisogno di uno stimolante."
In conclusione, spesso la sindrome da deficit di attenzione è collegata a dolore cronico ma è importante che l’individuo assuma i farmaci prescritti dallo specialista nell’ottica di ridurre sia i sintomi della patologia ma anche il dolore da sensibilizzazione centrale, collegato.
Emilia Vaccaro
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