Dolore, la materia grigia ci mostra chi è più sensibile

Dolore
Un gruppo di ricercatori statunitensi del dipartimento di Neurologia e Anatomia del Wake Forest Baptist Medical Center di Winston hanno scoperto che la percezione soggettiva del dolore potrebbe essere causa di differenze individuali nella struttura del cervello. I risultati di questo studio sono stati pubblicati sulla rivista Pain (1).

In tale studio sono stati reclutati 116 volontari sani ed è stata testata la sensibilità al dolore nel singolo individuo, chiedendo loro di valutare l'intensità del dolore in una piccola zona di pelle sul braccio o su una gamba quando venivano riscaldati a 120 gradi Fahrenheit ( 49 gradi Celsius).

I ricercatori, nelle metodiche dello studio, descrivono come hanno confrontato l'intensità del dolore percepito dai vari soggetti con le differenze nella struttura del cervello visualizzato attraverso risonanza magnetica.

Robert Coghill , autore senior dello studio e professore di neurobiologia e anatomia alla Wake Forest Baptist,  ha dichiarato: "Abbiamo trovato che le differenze individuali nella quantità di materia grigia in alcune regioni del cervello sono collegate alla differenza tra soggetti nella sensibilità al dolore . "
Il cervello contiene materia grigia , che elabora le informazioni in maniera molto simile ad un computer, e la materia bianca, che coordina la comunicazione tra le varie regioni del cervello .

Dopo il test di sensibilità al dolore, i partecipanti sono stati sottoposti a scansioni MRI (imaging a risonanza magnetica) per registrare immagini della loro struttura cerebrale .
I risultati hanno mostrato che i partecipanti che avvertivano il dolore in misura più intensa avevano meno materia grigia nelle regioni del cervello note per essere coinvolte in pensieri interni e controllo dell’ attenzione .

Queste regioni del cervello sono la corteccia cingolata posteriore e due regioni che fanno parte della default mode network : il precuneo e le aree della corteccia parietale posteriore .

La default network (2) è una rete di regioni cerebrali che risultano attive quando l’elaborazione encefalica non è specificamente ed attivamente concentrata all’esterno e la persona sembra essere in uno stato di riposo; tali regioni sono associate anche con il  "sognare ad occhi aperti”.  In realtà la funzione di questo complesso di aree sembra includere, oltre alle routine necessarie alle attività di base, numerosi processi necessari alla costante riorganizzazione dell’elaborazione psichica attuale (3).

Questa rete è in genere definita fisiologicamente in negativo, come una modalità che entra automaticamente in funzione quando manca un’attività diretta ad uno scopo, e perciò è anche detta default state network, default mode network o, per sottolinearne l’antitesi rispetto alla rete che si attiva quando si impiegano pensieri e azioni per eseguire un compito definito, task-negative network o TNN (contrapposta alla task-positive network o TPN che consente l’esecuzione).

I sottosistemi che la compongono hanno sede nel lobo temporale mediale, nella corteccia prefrontale mediale, nella corteccia cingolata posteriore, nel precuneo e nella corteccia parietale mediale, laterale e inferiore.

Il  Prof. Coghill ha inoltre sottolineato che "L'attività in default mode può competere con l'attività cerebrale che genera una esperienza di dolore, in modo tale che gli individui con alta attività in default mode avrebbero una ridotta sensibilità al dolore . "

Le persone che riescono meglio a focalizzare e mantenere l’attenzione hanno anche una capacità migliore nel controllare il dolore proprio perché alcune parti della corteccia parietale posteriore sono importanti per il controllo dell'attenzione.
In conclusione, come suggeriscono gli stessi autori, i risultati di questo studio possono aiutare a sviluppare modi migliori per diagnosticare , classificare , trattare e forse anche prevenire il dolore .

Nel frattempo, in un altro studio , i ricercatori hanno scoperto che collegando un segnale ad una piccola molecola chiamata saxitoxin e iniettandola nei topi è possibile " vedere il dolore " attraverso scansioni PET.

Emilia Vaccaro

1. Nichole M. Emerson, Fadel Zeidan, Oleg V. Lobanov, Morten S. Hadsel, Katherine T. Martucci, Alexandre S. Quevedo, Christopher J. Starr, Hadas Nahman-Averbuch, Irit Weissman-Fogel, Yelena Granovsky, David Yarnitsky, Robert C. Coghill. Pain Sensitivity is Inversely Related to Regional Grey Matter Density in the Brain. PAIN®, 2013; DOI: 10.1016/j.pain.2013.12.004
2. Fair DA et al. The maturing architecture of the brain's default network. Proc. Natl Acad. Sci USA 2001;  105 (10): 4028–4032
3. Cardon N. Alterazioni da amiloide senza demenza. Brain mind and life. Settembre 2009

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