Dolore lombare e da osteoartrosi, nuovi studi di fase 3 su "vecchi" farmaci

Dopo anni di silenzi e dopo giudizi negativi da parte dell'FDA, si ricomincia a parlare di farmaci antidolorifici inibitori dell'NGF, tanto studiati nel passato. Alcune aziende hanno attivato nuovi studi, di fase 3, che se porteranno ai tanto sperati risultati positivi potrebbero permettere un salto di qualità per il trattamento di varie tipologie di dolore, diminuendo l'uso degli oppioidi.

Dopo anni di silenzi e dopo giudizi negativi da parte dell’FDA, si ricomincia a parlare di farmaci antidolorifici inibitori dell’NGF, tanto studiati nel passato. Alcune aziende hanno attivato nuovi studi, di fase 3, che se porteranno ai tanto sperati risultati positivi potrebbero permettere un salto di qualità per il trattamento di varie tipologie di dolore, diminuendo l’uso degli oppioidi.

Qualche anno fa questa nuova classe di antidolorifici, gli anti-NGF, si diceva fosse un'idea da ben 10 miliardi di dollari e che avrebbe diminuito nettamente l’utilizzo degli oppiacei tanto alla ribalta per i problemi di dipendenza.

NGF è l'abbreviazione di fattore di crescita neuronale, che è un piccolo peptide che si attiva dopo una lesione, si lega ai recettori del dolore e aiuta a trasmettere i segnali di pericolo al cervello. Bloccarlo con gli anticorpi creati dall'uomo sembrava un modo ragionevole per interrompere questo processo e, di conseguenza, trattare il dolore cronico.

Nel 2010 l’FDA ha chiesto l’interruzione degli studi, oggi dopo anni di ricerca e perseveranza, una manciata di aziende biofarmaceutiche crede di aver trovato un modo sicuro per alleviare il dolore con tali trattamenti.
Saranno infatti effettuati degli ulteriori studi, di fase 3, per determinare se questi farmaci possono finalmente superare il giudizio di FDA e fornire un'alternativa tanto necessaria agli oppioidi.

Una delle aziende impegnate in tal senso è Regeneron Pharmaceuticals, che sta lavorando a un farmaco anti-NGF che sarebbe efficace contro il dolore da osteoartrosi e nella lombalgia cronica. Uno dei trial di Regeneron dovrebbe produrre risultati in fase avanzata quest'anno.

Allo stesso modo, Pfizer e Eli Lilly, che hanno collaborato a un farmaco anti-NGF, prevedono di rilasciare i dati sull'osteoartrosi nello stesso periodo.
Negli studi clinici è stato visto che un'iniezione regolare di anticorpi NGF era superiore al placebo nel ridurre il dolore da osteoartrosi e alleviare il dolore lombare e migliorava l’efficacia di oppioidi e altri antinfiammatori come l’ibuprofene. A differenza di altri antidolorifici, i farmaci anti-NGF non sembravano creare dipendenza.

In un sottogruppo di pazienti con osteoartrosi, tuttavia, è stato osservato un rapido e drammatico deterioramento delle articolazioni, con una piccola percentuale che necessitava di sostituzione delle anche e delle ginocchia. L’FDA ha convocato un gruppo di esperti indipendenti per esaminare la questione nel 2012, concludendo che i farmaci NGF erano almeno in qualche modo da biasimare.

Cercando di lavorare su questo aspetto, gli scienziati hanno pensato che i farmaci anti-NGF non sono destinati a pazienti già a rischio di deterioramento articolare e non devono essere assunti con ibuprofene o altri farmaci antinfiammatori non steroidei; i pazienti devono, inoltre, essere monitorati attentamente per assicurarsi che le cose procedano nel migliore dei modi.

Questo è stato sufficiente per convincere l’FDA a poter proseguire gli studi anche se ad oggi nessuna delle aziende si sbilancia nel dire se queste molecole possono effettivamente diventare prodotti, concentrandosi prima su osteoartrosi e dolore lombare.

 
Bisognerà ovviamente dimostrare un effetto significativo sul dolore senza far scattare alcun allarme a livello di salute delle articolazioni.
Le compagnie farmaceutiche sono ottimiste, considerando anche che c’è un impellente bisogno di nuovi farmaci contro il dolore per diminuire l'epidemia di oppioidi, che ha visto il tasso di overdose fatale quasi triplicato dal 1999 in America e un utilizzo in forte aumento a livello globale.

Rimangono comunque delle forti perplessità perché anche se dovessero andare bene gli studi di fase 3, non si potrà mai essere certi che un paziente non assuma in contemporanea questi farmaci insieme ad altri antidolorifici e che faccia controlli regolari sulla salute delle sue articolazioni.

Inoltre, anche se è ancora presto per esprimersi da questo punto di vista, i costi non saranno bassi per questi farmaci e verranno acquistati se davvero faranno la differenza rispetto a quanto già disponibile. Al momento, meglio aspettare i risultati che arriveranno alla fine di questo anno.