Dolore

Dolore muscolare dopo il Covid, colpisce circa il 50% delle persone. Ecco il perchè

Un primo bilancio dei danni post Covid sulla gestione del dolore è stato oggetto di una relazione al Congresso Nazionale di FederDolore-SICD (Società Italiana Clinici del Dolore) che si conclude oggi a Bologna (15-17 settembre) che raccoglie in questi giorni i Clinici del Dolore. Uno studio spiega perché anche i muscoli sono compromessi con il virus e si analizza l'effetto che il dolore ha sul decorso dell'infezione.

Un primo bilancio dei danni post Covid sulla gestione del dolore è stato oggetto di una relazione al Congresso Nazionale di FederDolore-SICD (Società Italiana Clinici del Dolore) che si conclude oggi a Bologna (15-17 settembre) che raccoglie in questi giorni i Clinici del Dolore. Uno studio spiega perché anche i muscoli sono compromessi con il virus e si analizza l’effetto che il dolore ha sul decorso dell’infezione.

Nella classifica delle ripercussioni post Covid, la voce dolore ricopre uno spazio importante: basti pensare che circa la metà dei pazienti che ha avuto l’infezione ha dovuto lottare contro i dolori muscolari, seguiti da cefalee acute (6-21%), dolore toracico (2-21%), oculare (16%), mal di gola (5-17%) e addominale (12%). E ultimamente anche quelli che coinvolgono la testa (viso e nuca).

SarsCov2 colpisce anche i nervi e provoca dolore
È lungo il percorso dei virus, che si è scoperto viaggiare tra cervello e polmone lungo il nervo vago. A dirlo è una ricerca basata su un’importante collaborazione interdisciplinare del Polo Universitario San Paolo e spiegherebbe perché sono compromessi i muscoli e i dolori che ne derivano.

“La presenza del virus SARS-CoV-2 è stata documentata non solo nelle aree cerebrali di controllo del respiro, ma è stato rilevato nello studio pubblicato su Journal of Neurology, il suo percorso tra polmone e cervello lungo il nervo vago che controlla diverse funzioni corporee – spiega Tommaso Bocci, ricercatore dello studio nato dalla collaborazione di neurologi, rianimatori e patologi del Centro di ricerca 'Aldo Ravelli' UniMI – Fin dai primi casi gravi di Covid abbiamo osservato delle alterazioni respiratorie che non erano giustificabili solo alla polmonite. Lo studio ha confermato la presenza del virus nel nervo vago, che utilizza la nuova strada di diffusione lungo le fibre nervose, per scatenare il dolore”

Il dolore agisce negativamente sull'infezione
“Ci sono 3 vie che il virus può usare per provocare il dolore: quella diretta, quella mediata dall’infiammazione e come conseguenza del protrarsi della malattia. Quando continua lo stimolo infiammatorio - interviene Emanuele Piraccini, Terapia del Dolore, Ospedale Bellaria AUSL Bologna - ci sono alterazioni a livello nervoso con una cronicizzazione che colpisce circa il 30% dei pazienti. Si è visto anche che i pazienti già affetti da dolore cronico se colpiti dal Covid, hanno avuto una notevole riacutizzazione. Inoltre il dolore in corso di infezione da Covid-19, ha un effetto negativo su tutto il decorso della malattia: basti pensare che un paziente che ha dolore toracico e non riesce a tossire, può accumulare secrezioni a livello polmonare e aver può facilmente infezioni o polmoniti”

Dolore al volto e alla nuca, risponde poco ai farmaci
È un dolore che può durare fino a 6 mesi dopo il contagio dal virus e si manifesta in molto diffuso
“Purtroppo la risposta alla terapia farmacologica si è rivelata bassa e preoccupa anche nuove sindromi dolorose a livello del volto, quali nevralgie trigeminali, occipitali che coinvolgono il volto e la nuca. Sono più rare, ma la dimensione di questa nuova forma sta aumentando. Ci dovremo attrezzare a dover gestire una nuova emergenza post-pandemica che ci vedrà impegnati sia con i pazienti che hanno dovuto fare i conti con un difficile accesso alle cure –- conclude Giuliano De Carolis, Presidente DefeDolore-SICD - sia con quanti hanno sviluppato dolore cronico come conseguenza dell’infezione. Sono quelli che hanno manifestato un dolore cronico anche a distanza di mesi dalla risoluzione dell’infezione che corrispondono circa al 4%dei pazienti Covid più gravi, cioè quelli ricoverati o addirittura intubati”