Dolore

Dolore muscolo-scheletrico e astenia, conseguenze del Covid anche a lungo termine

La malattia Covid19, come ormai noto, non interessa solo i polmoni e l'albero respiratorio ma in vario modo anche gli altri organi ed apparati e può essere accompagnata da dolore sia in fase acuta ma anche mesi dopo la negativizzazione virale. Il dolore rientra quindi nell'ampia gamma di sintomatologia del cosiddetto Long Covid. Da cosa si genera questo dolore? Che caratteristiche ha? Ne ha parlato la prof.ssa Maria Caterina Pace, presidente dell'AISD (Associazione Italiana per lo Studio del Dolore) nella sessione inaugurale del congresso nazionale annuale.

La malattia Covid19, come ormai noto, non interessa solo i polmoni e l’albero respiratorio ma in vario modo anche gli altri organi ed apparati e può essere accompagnata da dolore sia in fase acuta ma anche mesi dopo la negativizzazione virale. Il dolore rientra quindi nell’ampia gamma di sintomatologia del cosiddetto Long Covid. Da cosa si genera questo dolore? Che caratteristiche ha? Ne ha parlato la prof.ssa Maria Caterina Pace, presidente dell’AISD (Associazione Italiana per lo Studio del Dolore) nella sessione inaugurale del congresso nazionale annuale.

Il virus SarsCov2 può espletare azioni dirette sul sistema nervosa centrale (SNC) e anche sul sistema nervoso periferico (SNP) che si esprimono sotto forma di dolore o a livello cognitivo. Tale virus penetra nell’organismo attraverso i recettori ACE2 che sono presenti in varie parti del corpo non solo a livello polmonare ma anche sul nostro SN e sulle fibre neuronali.

Questi recettori ACE2 sono espressi anche a livello muscolo scheletrico ecco perché si generano astenia, miopatie nel muscolo, nella sinovia, nella cartilagine e nel menisco.

Oltre a questo danno diretto virale, il dolore nel periodo Covid soprattutto durante i lunghi lock down è stato generato anche dalla vita sedentaria, da posture sbagliate, dalla carenza di attività fisica.

Per chi già soffriva di dolore muscolo-scheletrico la situazione si è aggravata per l’incapacità di raggiungere ambulatori dove farsi visitare ma anche a causa di postazioni lavorative non idonee perché non ergonomiche e che hanno ovviamente acuito dolori preesistenti e generato nuovi disturbi.
Vari studi ed analisi hanno mostrato che nel prossimo futuro ci sarà un incremento del dolore cronico non solo perché fa parte della pandemia ma anche come problematica post covid, come esacerbazione di dolore preesistente e come fattore di rischio di ansia e depressione.

Tra le tipologie di dolore più frequenti in pazienti Covid si manifestano fibromialgia, cefalea, dolore toracico ma anche mal di testa. Quest’ultimo può essere scatenato da una invasione diretta del trigemino, da una problematica vascolare e a seguito anche della cascata citochinica che si scatena in questa malattia.
La sindrome post covid o long covid si manifesta almeno dopo 28 gg dalla guarigione. Nei pazienti sono presenti ancora sintomi che sono tanto più forti (specialmente il dolore) tanto più sono stati intensi nella prima fase della malattia.

Non si sa cosa determini questo proseguo del dolore, si ipotizza una elevata risposta infiammatoria al virus.

Cosa fare?
Il beneficio maggiore viene dalla riduzione dello stress, quindi, è necessario adottare un approccio biopsicosociale e multidisciplinare. E’ importante che nel team di medici che seguono il paziente sia inserita anche una figura professionale che si occupa del benessere psicofisico.
Diversi problemi sono molto comuni in chi ha avuto il covid come disfunzione del sistema autonomico, problemi ortostatici ed affaticamento maggiore; circa il 50% ha astenia.

Anche in questo caso bisogna agire terapeuticamente; nella prima fase la cura è educativa ed informativa, poi si passa a un leggero esercizio fisico.
Bisogna evitare tutti i fattori che possono esacerbare la sindrome quindi a livello alimentare non assumere cibi come alcol e caffè ed evitare pasti abbondanti ma bisogna anche prestare attenzione allo stress e ad alcuni farmaci. Ad esempio, bisogna evitare farmaci che possono dare tachicardia.
Un lavoro su 470 pazienti evidenzia come lo stress aumenta il dolore cronico nel paziente covid e viceversa.

Uno strumento che ha aiutato i medici ad interagire con i pazienti in questi anni è stata la telemedicina. Questo strumento pur essendo di grande aiuto non è però appropriato per tutto; ad esempio, è inappropriato se il paziente è affetto da un problema acuto, complesso anche dal punto di vista psicosociale.
Sicuramente, la telemedicina ha aumentato la sensazione di disparità tra le persone.

I pazienti con dolore cronico hanno particolarmente sentito l’iniquità che è stata maggiore per chi era di un livello sociale inferiore.
La telemedicina ha messo in evidenza anche la differenza di genere, perché il 77% delle persone che si sono dimesse dal lavoro in questo periodo di covid sono state soprattutto donne.

Cosa ci ha insegnato la pandemia?
Il Covid ha trovato un SSN che non era preparato a questo tipo di emergenza, che ha intensificato le iniquità già esistenti. Questa disparità ci porta a pensare di dover cambiare delle cose, riorganizzare il welfare, difendere l’integrità della scienza, investire sulla vaccinazione, abolire le forme retoriche e soprattutto mettere in evidenza e sviluppare le tecnologie collegate al sistema sanitario.


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