Dolore, naltrexone a basse dosi efficace su diverse condizioni

Il naltrexone a basse dosi (LDN) è promettente per il trattamento del dolore cronico associato a una vasta gamma di condizioni, tra cui la fibromialgia e la sindrome da encefalomielite mialgica/sindrome da stanchezza cronica (ME/CFS). E' quanto evidenziato durante il congresso Myalgic Encephalomyelitis and Chronic Fatigue Syndrome (ME/CFS) Clinician Summit 2018.

Il naltrexone a basse dosi (LDN) è promettente per il trattamento del dolore cronico associato a una vasta gamma di condizioni, tra cui la fibromialgia e la sindrome da encefalomielite mialgica/sindrome da stanchezza cronica (ME/CFS). E’ quanto evidenziato durante il congresso Myalgic Encephalomyelitis and Chronic Fatigue Syndrome (ME/CFS) Clinician Summit 2018.

“In attesa di ulteriori studi, LDN potrebbe offrire un'alternativa oppioide (senza rischio di dipendenza) a basso costo per i pazienti con dolore cronico” secondo Jarred W. Younger, direttore della sezione di Neuroinfiammazione, del laboratorio Pain and Fatigue dell'Università di Alabama, Birmingham.

"Gli oppioidi funzionano velocemente, ma possono causare sensibilità al dolore se usati a lungo termine, quindi dovrebbero essere usati solo per brevi periodi di tempo. LDN riduce la sensibilità al dolore nel tempo, quindi potrebbe essere una buona opzione per gestire il dolore cronico," ha sottolineato Younger.

Il naltrexone è un antagonista degli oppiacei che viene somministrato in singola dose giornaliera sotto forma di compresse da 50 mg per il trattamento della dipendenza dall’alcool e dagli oppioidi. Ma oltre all'antagonismo del recettore oppioide, il farmaco sembra anche esercitare effetti anti-infiammatori attraverso un meccanismo separato che colpisce le cellule microgliali.

Paradossalmente, il dosaggio utilizzato per ridurre il dolore è all'incirca un decimo della dose del trattamento per abuso di sostanze, che è di circa 4,5 mg al giorno. La versione a basso dosaggio non è approvata dalla Food and Drug Administration in USA.

Già in un precedente lavoro del 2014, Younger osservava che negli studi condotti su diverse condizioni infiammatorie note, tra cui la malattia infiammatoria intestinale e la sclerosi multipla, la LDN ha ridotto sia il dolore auto-riferito sia i marcatori obiettivi di infiammazione e gravità della malattia.

Evidenze su fibromialgia ed encefalomielite mialgica/sindrome da stanchezza cronica
In un summit di due giorni tenutosi il 2 e 3 marzo scorsi, presso il Bateman-Horne Center a Salt Lake City, una giuria di 13 clinici specializzati in ME/CFS ha scelto l'LDN come farmaco di punta per i pazienti con questi problemi, sulla base della loro esperienza clinica.
Il panel degli esperti ha anche collocato LDN in cima alla lista degli studi clinici randomizzati che andrebbero fatti riguardo ai trattamenti per ME/CFS.

Attualmente non esiste un farmaco approvato dalla Food and Drug Administration per ME/CFS, e il trattamento di tale condizione si concentra sul sollievo dei sintomi compreso il dolore diffuso. Molti pazienti con ME/CFS soddisfano anche i criteri clinici per la fibromialgia, per i quali LDN ha mostrato benefici in molti studi.

Lucinda Bateman che dirige il Bateman-Horne Center e ha presieduto il sopra citato vertice ME/CFS, ha evidenziato che usa spesso la LDN nei suoi pazienti con fibromialgia e in quelli con ME/CFS che lamentano dolore.
"Sono assolutamente convinta che nei pazienti con amplificazione del dolore/iperalgesia tale molecola è efficace quanto tutti i farmaci approvati per la fibromialgia, ma è più economica".

Bisogna rispondere ancora ad alcune domande legate all’efficacia dell’LDN anche per migliorare cognizione, stanchezza e altre problematiche legate alla neuroinfiammazione visto che tale molecola agisce sulla microglia.

Younger ha anche sottolineato il protocollo tipico da utilizzare: iniziare con 1,5 mg al giorno per 1 settimana, quindi titolare fino a 3,0 mg per un'altra settimana e poi proseguire con 4,5 mg al giorno. Ma poiché le risposte individuali variano, potrebbe essere necessario un po’ di aggiustamento per trovare la dose giusta per un determinato paziente. Alcuni possono rispondere meglio a 6,0-7,0 mg/giorno.

Altri specialisti durante l’incontro hanno precisato che iniziano il trattamento con una dose di LDN molto più bassa, da 0,1 a 0,5 mg, preoccupati per la sensibilità dei pazienti.
“I pazienti devono essere informati che potrebbero volerci fino a 2 mesi prima di notare eventuali cambiamenti con LDN, quindi non devono arrendersi troppo presto se non notano immediatamente gli effetti benefici", ha osservato Younger.

Farmaco ben tollerato e costi inferiori
Younger ha dichiarato che LDN è stato molto ben tollerato nei suoi studi, con l'unico effetto avverso comune rappresentato da “sogni particolarmente vividi” in circa il 20% dei pazienti.
In rari casi è stata riportata ansia dopo l'assunzione di LDN, o problemi nell'addormentarsi soprattutto se assunto poco prima di andare a letto.

“Sebbene il basso dosaggio di naltrexone utilizzato non interagisca necessariamente con gli analgesici oppioidi, occorre prestare attenzione nel combinare i due, poiché il naltrexone potrebbe bloccare l'efficacia dell'idrocodone e dell'ossicodone. Inoltre, c'è una piccola possibilità che LDN possa interagire con l'alcol comportando nausea” ha aggiunto Younger.

Come farmaco generico, LDN è molto meno costoso rispetto ai farmaci anti-fibromialgia attualmente approvati. Le aziende stanno attualmente lavorando per garantire l'approvazione della Food and Drug Administration per naltrexone nelle versioni da 1.0 e 4.5 mg. Nel Regno Unito, un'entità denominata The LDN Research Trust sta spingendo per l'inclusione di LDN nel formulario medico nazionale in modo che possa essere facilmente prescritto.

Nel frattempo, Younger spera di condurre una sperimentazione clinica di LDN specificatamente per ME/CFS, ma non ha ancora ricevuto sovvenzioni.

In conclusione, come sottolineato da Younger: "Ad oggi non abbiamo dati di ricerca che dimostrino se LDN è altrettanto efficace nella ME/CFS come nella fibromialgia. Esistono solo relazioni aneddotiche ma vanno condotti studi veri e propri. La mia ipotesi è che aiuterà significativamente una buona percentuale di pazienti ME/CFS, ma non possiamo sapere con certezza fino a quando non sarà completato uno studio."