Dolore oncologico, l'etnia del paziente pu˛ incidere sull'interazione con il medico e sul trattamento?

La gestione del dolore oncologico da parte dei medici di famiglia e degli oncologi pu˛ essere influenzata dalla razza del paziente o dalla sua capacitÓ di interagire in modo attivo con il clinico? A questa domanda ha cercato di rispondere un "esperimento sul campo" statunitense pubblicato di recente sul Journal of General Internal Medicine.

La gestione del dolore oncologico da parte dei medici di famiglia e degli oncologi può essere influenzata dalla razza del paziente o dalla sua capacità di interagire in modo attivo con il clinico? A questa domanda ha cercato di rispondere un “esperimento sul campo” statunitense pubblicato di recente sul Journal of General Internal Medicine.

«Storicamente i pazienti di colore riferiscono un dolore maggiore, principalmente a causa di un trattamento insufficiente, e hanno meno probabilità di ricevere un'adeguata gestione del dolore da parte dei medici», ha detto il primo autore dello studio Cleveland Shields della Purdue University, specializzato nella comunicazione medico-paziente e nella disparità delle cure dovuta a razza, stato economico e localizzazione geografica.

«Sappiamo che la razza influisce sulla qualità dell'assistenza ricevuta dai pazienti» ha affermato l’autore senior Ronald Epstein, dell'Università di Rochester. «Il nostro studio chiarisce quando, come e in quali circostanze subentra il pregiudizio razziale. Le nostre scoperte aiuteranno a formare la prossima generazione di medici ad essere più consapevoli dei loro pregiudizi e fornire un’assistenza più equa».

«Le disparità razziali nel controllo del dolore sono ben documentate: ci sono molte evidenze che i pazienti di razza nera ricevono una gestione del dolore meno adeguata rispetto ai pazienti bianchi», ha aggiunto Shields.

Un test sul comportamento dei medici
Per valutare l’influenza della razza sulla valutazione del dolore e sul trattamento del cancro ai polmoni in stadio avanzato da parte dei medici, oltre che l'effetto della “attivazione” del paziente sull’interazione con il medico, il team di ricerca ha condotto uno studio quinquennale sotto forma di un “esperimento sul campo” randomizzato. Sono stati arruolati e addestrati pazienti standardizzati che per gestire il dolore si sono rivolti a 96 medici di famiglia e oncologi in ambienti urbani e rurali negli stati dell’Indiana, Michigan e New York.

La metà dei pazienti standardizzati è stata “attivata”, cioè addestrata per interagire, porre domande, esprimere opinioni con i medici coinvolti nello studio. Come riferito da Shields, l'uso di pazienti standardizzati è una tecnica comunemente utilizzata nelle scuole di medicina per insegnare agli studenti come interagire con le persone in un contesto di cura del paziente, e infatti con i pazienti attivati ​​si è verificato un miglioramento nella comunicazione e nell'interazione con i medici.

I medici hanno acconsentito a vedere due pazienti standardizzati senza preavviso nell’arco di 18 mesi. Inoltre non sapevano su quali argomenti o aspetti della cura del paziente fossero valutati. Le visite sono state separate da almeno quattro mesi e sono inserite tra quelle dei pazienti regolari dei medici.

I pazienti impersonavano lo stesso ruolo in 4 diverse varianti, ossia un uomo di 62 anni con cancro polmonare in stadio avanzato e dolore incontrollato, che si differenziava per la razza (bianco o nero) e per il ruolo (attivato o tipico).

Differenze legate alla razza solo con gli oncologi
Dopo un totale di 181 visite in cui l’audio veniva registrato segretamente, è risultato che i medici hanno prescritto oppiacei nel 71% delle visite e il 38% dei pazienti ha ricevuto dosaggi conformi a quanto raccomandato nelle linee guida.

Non sono state rilevate associazioni tra la razza/attivazione del paziente con la dose totale di oppiacei prescritta o con il rispetto delle linee guida. Il fatto che i pazienti fossero attivati, ma non la razza, è stato invece associato a una migliore valutazione del dolore da parte del medico.

L’unico caso in cui sono emerse differenze legate alla razza deriva dalle analisi post hoc, le quali hanno evidenziato che gli oncologi avevano meno probabilità di prescrivere oppiacei ai pazienti standardizzati neri.

«Se si migliora la comunicazione sul controllo del dolore, aumentano le probabilità di ricevere una prescrizione appropriata», ha detto Shields. «Ci aspettavamo di trovare più differenze legate alla razza, mentre si sono verificate solo con gli oncologi».

Bibliografia

Shields CG et al. The Influence of Patient Race and Activation on Pain Management in Advanced Lung Cancer: a Randomized Field Experiment. J Gen Intern Med. 2019 Mar;34(3):435-442.

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