Dolore

Dolore oncologico, una nuova rotta per l'Italia: dal consenso degli esperti a un percorso di cura condiviso

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Il dolore interessa quasi un paziente oncologico su due e, nonostante linee guida e norme specifiche, resta spesso valutato e trattato in modo non uniforme. Una consensus multidisciplinare italiana propone ora un percorso concreto: valutazione sistematica, terapia tempestiva, controllo entro pochi giorni, criteri precisi per coinvolgere gli specialisti e documentazione standardizzata. L’obiettivo è trasformare la gestione del dolore in una responsabilità condivisa e tracciabile.

Il dolore oncologico resta un bisogno ancora troppo spesso insoddisfatto
Il dolore è tra i sintomi più frequenti e debilitanti della malattia oncologica. Secondo i dati richiamati nello studio pubblicato su Current Oncology, la sua prevalenza complessiva è di circa il 44,5%, supera il 50% nei pazienti sottoposti a trattamento attivo e arriva oltre il 65% nella malattia avanzata o metastatica. Circa un paziente su tre presenta inoltre dolore moderato-severo, con conseguenze importanti sulla qualità di vita, sul benessere psicologico e sull'autonomia.

In Italia esiste da tempo uno strumento normativo importante: la Legge 38/2010 impone la valutazione e la registrazione sistematica del dolore. Eppure il passaggio dalla norma alla pratica rimane incompleto. I dati riportati dagli autori indicano che solo il 26% dei clinici valuta abitualmente il dolore a ogni visita, appena il 17% lo monitora quotidianamente durante il ricovero e solo il 23,5% ha ricevuto una formazione specifica in medicina del dolore o cure palliative. A questi problemi si aggiungono differenze regionali, percorsi frammentati e una limitata integrazione tra le diverse discipline.

Quindici punti per costruire un linguaggio comune
Da queste criticità è nato un percorso che ha coinvolto le principali società scientifiche italiane impegnate nella gestione del dolore oncologico (AIRO, AIOM, AISD, Federdolore-SICD, SICP e ACD-SIAARTI) e la Fondazione Nora e Alberto Gentili. Il gruppo di lavoro ha elaborato 15 affermazioni cliniche attraverso un processo Delphi, sottoponendole a 66 professionisti italiani. Hanno completato la consultazione 56 medici, terapisti del dolore, radioterapisti oncologi, palliativisti e oncologi medici, con un tasso di risposta dell'84,8%.

Il tavolo di lavoro ha formalmente deciso di sviluppare un processo Delphi strutturato, con l’obiettivo di trasformare le proposte emerse in raccomandazioni cliniche condivise e concretamente applicabili.

Il metodo Delphi è una tecnica strutturata e iterativa utilizzata per raccogliere il giudizio di esperti quando le evidenze scientifiche sono incomplete o difficilmente traducibili in decisioni operative. Si basa su quattro elementi principali: più cicli successivi di consultazione, anonimato delle risposte, feedback controllato tra i diversi cicli e valutazione quantitativa del consenso secondo una soglia prestabilita. L’anonimato riduce l’influenza della gerarchia, dell’appartenenza istituzionale e delle dinamiche di gruppo, consentendo agli esperti di esprimere liberamente anche il proprio disaccordo.

La soglia di consenso adottata è supportata dalla letteratura: una revisione di 100 studi Delphi in ambito sanitario ha rilevato che la percentuale di accordo è il criterio più utilizzato, con una soglia mediana del 75%. Il metodo Delphi è già ampiamente impiegato nella gestione del dolore oncologico e nelle cure palliative, anche in Italia, ad esempio per sviluppare strumenti di valutazione dei bisogni e standardizzare la documentazione del dolore nella pratica oncologica.

Obiettivo principale dello studio: raggiungere un consenso multidisciplinare su un percorso clinico condiviso per la gestione del dolore oncologico nel contesto italiano, definendo anche criteri e tempistiche per l’invio del paziente ad altri specialisti.

Il risultato è particolarmente significativo: tutti e 15 gli statement hanno raggiunto già al primo round la soglia di consenso prestabilita del 75%, con percentuali di accordo comprese tra il 77,8 e il 100%. Non si è quindi resa necessaria una seconda votazione. Il consenso più elevato ha riguardato, tra l'altro, la necessità di rivalutare precocemente il paziente dopo l'inizio della terapia e il ricorso agli specialisti quando il dolore presenta una componente locale.

“Oggi sono particolarmente orgogliosa di condividere il raggiungimento di uno degli obiettivi nati dal programma di lavoro avviato nel 2025 che presentiamo nel paper “Expert Consensus Develops Multidisciplinary Pathway for Cancer Pain Management in Italy: A Delphi Study”, fresco di pubblicazione. Come Fondazione Nora e Alberto Gentili, abbiamo sentito il dovere di farci promotori dei bisogni dei malati e dare loro una risposta concreta. Dopo aver avviato una stretta collaborazione inter societaria basata sulla condivisione delle competenze e sulla formazione programmata, il nostro tavolo di lavoro ha definito un vero e proprio percorso strutturato di presa in carico del dolore oncologico. L’obiettivo è chiaro e pragmatico: stabilire con precisione "chi fa cosa e quando". Attraverso una flow chart decisionale chiara e intuitiva, il percorso mappa le competenze dei diversi specialisti e guida il clinico verso una gestione integrata, tempestiva ed efficace del dolore.

Il percorso è stato elaborato e formalmente approvato da 66 specialisti attraverso la rigorosa metodologia Delphi. Un risultato straordinario non solo per il valore della pubblicazione in sé, ma per lo spirito autentico di cooperazione multidisciplinare che ha animato tutti i partner, uniti dall'unico scopo di migliorare la cura e la dignità del malato oncologico” ha dichiarato la dott.ssa Marta Gentili, presidente della Fondazione Nora e Alberto Gentili, in un suo post sulla piattaforma linked in.

Non aspettare: il controllo del dolore si misura anche in giorni
Uno degli elementi più concreti del nuovo percorso è il fattore tempo. Dopo l'avvio della terapia analgesica, il paziente dovrebbe essere rivalutato entro 3-7 giorni, anche telefonicamente o attraverso strumenti digitali, per verificare efficacia ed eventuali effetti indesiderati. Su questo punto il consenso degli esperti è stato del 100%. Se dopo sette giorni di titolazione il dolore non è controllato, con NRS ≥4 oppure con una riduzione dell'intensità inferiore al 30%, è indicato il coinvolgimento di uno specialista, come terapista del dolore, radioterapista oncologo o palliativista.

Nel lavoro viene proposto schematicamente questo cambio di prospettiva: valutazione, inizio della terapia, monitoraggio precoce e decisione clinica diventano parti di uno stesso percorso, mentre la documentazione standardizzata accompagna tutte le fasi. Non si tratta dunque di aspettare che i diversi trattamenti falliscano uno dopo l'altro prima di chiedere aiuto: la presenza di criteri clinici definiti può attivare direttamente il contributo dello specialista più appropriato.

Una cartella del dolore per garantire continuità alle cure
Un altro pilastro della consensus riguarda la documentazione. Gli statement dedicati alla registrazione standardizzata del dolore hanno ottenuto percentuali di accordo comprese tra il 96,2 e il 98,1%. La cartella clinica dovrebbe integrare uno strumento capace di registrare almeno localizzazione, caratteristiche qualitative e intensità del dolore attraverso scale validate come la NRS, insieme alle terapie analgesiche in corso, alla risposta ottenuta e all'impatto del sintomo sulla qualità di vita.

La standardizzazione non rappresenta soltanto un adempimento formale alla Legge 38/2010. Significa poter seguire l'evoluzione del sintomo, condividere informazioni tra professionisti e rendere più continua l'assistenza quando il paziente passa da un setting o da uno specialista all'altro. È proprio qui che il nuovo modello vuole aggiungere qualcosa alle linee guida internazionali: non tanto stabilire quale farmaco utilizzare, quanto chiarire chi deve occuparsi del dolore, quando deve rivalutarlo, quando deve coinvolgere altri specialisti e che cosa deve essere documentato.

Dal consenso alla prova della pratica clinica
Il percorso Delphi offre quindi una cornice condivisa per rendere la gestione del dolore oncologico più tempestiva, multidisciplinare e verificabile. Ma gli stessi autori sottolineano che il consenso rappresenta un punto di partenza, non di arrivo. Il modello dovrà dimostrare nella pratica di riuscire ad aumentare le valutazioni sistematiche del dolore, abbreviare i tempi di rivalutazione e di invio agli specialisti e, soprattutto, migliorare l'intensità del dolore e la qualità di vita riferite dai pazienti.

Resta inoltre una sfida organizzativa: non tutte le strutture dispongono delle stesse risorse per garantire follow-up entro pochi giorni, accesso tempestivo alla radioterapia o alle tecniche interventistiche e cartelle elettroniche adeguate. E il prossimo passo dovrà allargare la voce del consenso: pazienti e caregiver non hanno partecipato direttamente al panel, così come infermieri, farmacisti, psicologi e professionisti della riabilitazione. Portare anche queste competenze nel percorso potrebbe essere decisivo per trasformare le 15 raccomandazioni condivise dagli esperti in una pratica realmente uniforme nell'assistenza oncologica italiana.

Cellini F. et al., Expert Consensus Develops Multidisciplinary Pathway for Cancer Pain Management in Italy: A Delphi Study. Curr. Oncol. 2026, 33(9), 507; https://doi.org/10.3390/curroncol33090507

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