Per massimizzare i risultati sia per le mamme sia per i loro bambini, l'assistenza sanitaria delle donne incinte che hanno una dipendenza da oppiacei da prescrizione o da eroina è meglio sia gestita insieme dal ginecologo e da un medico specializzato in medicina delle tossicodipendenze. Questa presa di posizione è espressa in un documento congiunto diffuso da un comitato di esperti dell'American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) e dell’American Society of Addiction Medicine (ASAM). Il testo è pubblicato sul numero di maggio della rivista Obstetrics & Gynecology.

I dati Usa mostrano che circa il 4% delle donne incinte hanno riferito di aver fatto uso di droghe illegali nel mese precedente. Altri studi mostrano che la percentuale di donne gravide che utilizzano oppioidi di qualsiasi tipo varia tra lo 0,1 e il 2,6%.

L'uso prolungato di oppiacei non trattato durante la gravidanza aumenta notevolmente il rischio di riduzione della crescita fetale, di distacco della placenta, di parto pretermine e di morte fetale. Al contrario, l’astinenza da oppiacei senza un trattamento adeguato aumenta anch’essa il rischio di morte fetale.

Prima e durante la gravidanza, si sottolinea nel documento, ogni donna dovrebbe essere sottoposta di routine a uno screening per valutare l'abuso di alcool e di sostanza stupefacente, nonché l’uso e l’abuso di farmaci su prescrizione.

Nel testo si ribadisce che il metadone e la buprenorfina sono gli unici farmaci approvati per il trattamento della dipendenza da oppioidi e dato che entrambi presentano rischi e benefici, devono essere somministrati nell’ambito di un programma certificato o da medici con credenziali specifiche.

Le due società scientifiche raccomandano anche di evitare di togliere l’eroina o altri oppiacei durante la gravidanza sotto controllo medico per via dell’alto tasso di recidive e l'aumento del rischio di sofferenza e morte fetale.

Documento ACOG/ASAM