«A differenza del dolore acuto, che è generalmente ben trattato, il dolore cronico viene spesso trascurato lasciando il paziente in una situazione di sofferenza e provocando ingenti costi sociali. Nella UE il dolore cronico è responsabile di 500 milioni di giorni di assenza per malattia, equivalenti a una perdita annuale complessiva di 34 miliardi di euro per le economie europee.[1]

Tuttavia, solo il 2% dei pazienti si reca da uno specialista in dolore cronico, il 33% dei pazienti non riceve invece alcun trattamento», [2] ha commentato il dottor Chris Wells (Liverpool) che sarà il prossimo presidente della Federazione Europea di medicina del dolore (European Pain Federation EFIC).

A Firenze, durante i lavori del suo congresso biennale «Pain in Europe VIII», l’EFIC ha lanciato l’Anno europeo contro il dolore (European Year Against Pain, EYAP) 2013-2014. «Con questa campagna coordinata dall’IASP (Associazione internazionale per lo studio del dolore) intendiamo dedicare un intero anno a fornire molteplici informazioni su una forma specifica di dolore o su un tema particolare legato al dolore», ha annunciato il dottor Wells. «L’iniziativa EYAP punta a presentare il dolore in ogni suo aspetto e le sue conseguenze sociali, a fornire supporto alle persone che soffrono e a fare opera di informazione. Non solo, vuole anche sensibilizzare i responsabili decisionali affinché diano la giusta priorità a una problematica sanitaria importante come quella del dolore cronico».

L’Anno europeo contro il dolore che si concluderà a ottobre 2014 è dedicato a un tipo di dolore che molte persone hanno già sperimentato in forma acuta, ma che è ampiamente sottostimato nella sua forma cronica.

«Dolore orofacciale è un termine generale per indicare qualsiasi tipo di dolore che colpisce bocca, mandibole e viso. Può essere scatenato da molteplici cause e può manifestarsi con un’ampia sintomatologia», ha spiegato il dottor Wells. «È ben più forte del mal di denti, che quasi tutti prima o poi abbiamo conosciuto, e include condizioni croniche al limite del sopportabile come dolore mandibolare, sindrome della bocca urente, nevralgia del trigemino o cefalea a grappolo.  Il dolore orofacciale cronico è un problema sanitario di rilevanza critica nel mondo. Il 7% della popolazione soffre di dolore facciale cronico persistente da più di tre mesi».

Un’alta percentuale di casi di dolore orofacciale acuto ha cause dentali. «Quasi tutti abbiamo provato il mal di denti almeno una volta nella vita.  Secondo le statistiche, nell’ultimo mese una persona su nove ha sofferto di un dolore simile al mal di denti per una causa o un’altra».  Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui in alcuni paesi il dolore orofacciale è una specialità odontoiatrica, ha spiegato il dottor Wells. «Gli specialisti devono diagnosticare le cause comuni del mal di denti come carie, infezioni e ascessi così come quelle più rare, tenendo presente che spesso però il dolore cronico può manifestarsi come mal di denti o dolore facciale».

Dopo il dolore dentale, la seconda causa più frequente di dolore orofacciale è il dolore mandibolare (disturbi temporomandibolari, DTM) con una prevalenza stimata del 5-10%. Negli Stati Uniti, i costi annuali dei soli DTM ammontano a 4 miliardi di dollari.[3]

Un altro esempio di dolore facciale cronico difficile da trattare è la sindrome della bocca urente (burning mouth syndrome, BMS), che colpisce fino a 1 persona su 100. «Una volta era considerato un problema psicologico, oggi però sappiamo dagli studi più all’avanguardia che alla base della BMS vi sono diversi tipi di disfunzioni, inclusi i danni nervosi, e che regimi farmacologici complessi possono portare sollievo», ha spiegato il dottor Wells.

«Due tra i peggiori tipi di dolore sono la nevralgia del trigemino (TN) e la cefalea a grappolo (CG) o nevralgia emicranica. Entrambi possono raggiungere intensità tali da spingere al suicidio». La TN è un disturbo che causa una profonda sofferenza, con dolore lancinante grave scatenato da un lieve contatto fisico, dal vento in faccia o dalla masticazione.  Gli attacchi hanno una durata variabile tra pochi secondi e alcuni minuti, ma possono ripetersi fino a 70 volte in un giorno. «La TN ha un’incidenza di 1 persona su 300 e colpisce solitamente in età avanzata», ha spiegato il dottor Wells aggiungendo: «Risponde solo a determinati tipi di analgesici che agiscono sul dolore neuropatico come la carbamazepina o il pregabalin.  La ricerca ha dimostrato che è causata dalla pressione esercitata da un vaso sanguigno su un nervo cerebrale. La chirurgia orale può solo peggiorare questo disturbo, ma le tecniche adottate nelle pain clinic (cliniche specializzate in medicina del dolore) e in campo neurochirurgico (p. es. bruciatura o congelamento del nervo o intervento neurochirurgico delicato) possono dare sollievo».

La cefalea a grappolo (CG) colpisce i giovani, soprattutto uomini. Il dolore è generalmente equiparato alla sensazione di un attizzatoio incandescente contro il viso. Il dolore può essere accompagnato da rossore dell’occhio e naso che cola. Gli attacchi si presentano in gruppo. Un singolo attacco può durare fino a due mesi.  «Sfortunatamente, in alcuni pazienti il trattamento non sortisce alcun effetto», ha spiegato il dottor Wells.

La diagnosi e la gestione del dolore orofacciale cronico possono rappresentare una sfida per il medico: «Per alcune forme di dolore orofacciale vi sono speciali trattamenti che possono essere eseguiti presso le cliniche specialistiche. In altri, invece, non esistendo un trattamento specifico, si può solo offrire una terapia di supporto con una gestione integrata del caso cui partecipano dentisti, specialisti del dolore e psicologi. In questo modo si prendono in considerazione tutte le concause del dolore, compreso lo stress», ha spiegato il dottor Wells.

«In questo Anno europeo contro il dolore orofacciale vogliamo fare opera di informazione sui diversi tipi di dolore orofacciale e sulle possibilità terapeutiche e incoraggiare coloro che ne soffrono a rivolgersi agli specialisti», ha sottolineato il dottor Wells. «L’EFIC è del parere che, migliorando la diagnosi, la terapia e la prevenzione del dolore orale e cranio-facciale, sia possibile migliorare in misura significativa la qualità di vita dei pazienti con importanti implicazioni a livello socio-economico».

Fonti: EFIC Abstract Martinez et al: Correlation among pain, disability and psychosocial factors in patients with chronic migraine, orofacial pain and craniomandibular disorders; EFIC Abstract Macfarlane et al: Self-reported facial pain in a national UK study.