La difenidramina somministrata per via endovenosa, come terapia adiuvante insieme alla metoclopramide, non apporta miglioramenti in pazienti con emicrania. E’ quanto mostrato in uno studio pubblicato sulla rivista Annals of Emergency Medicine.
Più di 1 milione di pazienti si presentano ai reparti di emergenza (ED) degli Stati Uniti ogni anno nel tentativo di trovare sollievo ad attacchi di emicrania acuta. Tale problema è anche frequente nei pronto soccorso italiani.
Gli antistaminici per via parenterale sono da tempo utilizzati in combinazione con gli anti-dopaminergici quali la metoclopramide per curare l'emicrania acuta in ED.
Dati di alta qualità a sostegno di questa pratica non esistono. 
In questo studio, randomizzato, in doppio cieco, i ricercatori hanno determinato se la somministrazione di difenidramina intravenosa (antistaminico, antagonista del recettore H1 di prima generazione) 50 mg più la metoclopramide 10 mg per via endovenosa apporti risultati migliori (maggior sollievo dalla cefalea) rispetto alla sola metoclopramide.
I pazienti eleggibili erano adulti di età inferiore ai 65 anni che presentavano cefalea moderata o grave acuta secondo i criteri della International Classification of Headache Disorders–2 migraine criteria. 
I pazienti sono stati stratificati in base alla presenza o assenza di sintomi allergici.
L'end point primario era il sollievo sostenuto dal mal di testa, definito come il raggiungimento di un livello di lieve o nullo di mal di testa entro 2 ore dalla somministrazione di farmaci e nel mantenere questo livello di sollievo senza uso di qualsiasi ulteriore farmaco per il mal di testa per 48 ore. 
Outcome secondari di efficacia includevano il miglioramento su una scala verbale da 0-10 tra il basale e 1 ora, la frequenza con cui i soggetti avrebbero voluto nuovamente i farmaci la volta successiva che si presentano alla ED con emicrania e la durata dell’ ED.
Sono stati reclutati 420 pazienti, di cui 208 eleggibili hanno acconsentito a partecipare e sono stati randomizzati. 
Le caratteristiche basali dei pazienti erano paragonabili tra i due gruppi.
Il 14% (29/208) del campione ha riferito sintomi allergici. Dei pazienti randomizzati a difenidramina, il 40% (40/100) ha riportato sollievo prolungato a 48 ore, come ha fatto il 37% (38/103) dei pazienti randomizzati a placebo (sola metoclopramide-95% intervallo di confidenza [IC] per la differenza del 3%: -10% al 16%). Un'ora dopo la somministrazione di farmaci, i pazienti randomizzati a difenidramina riportavano miglioramento da una media di 5.1 sulla scala 0-10 rispetto a 4,8 per quelli randomizzati a placebo (95% CI per la differenza di 0.3: -0.6 a 1.1).
L’85% (84/99) dei pazienti nel braccio difenidramina riferiva di volere  la stessa combinazione di farmaci nel corso di una visita successiva ED, come per il 76% (77/102) di coloro che avevano ricevuto il placebo (95% CI per la differenza del 9%: -2% al 20%). 
La lunghezza media del soggiorno in ED è stata di 122 minuti (range interquartile da 84 a 180 minuti) nel gruppo difenidramina e 139 minuti (range interquartile 90-235 minuti) nel braccio placebo. 
I tassi di effetti avversi, tra cui acatisia, erano paragonabili tra i gruppi.
In conclusione, la difenidramina endovenosa, quando somministrato come terapia adiuvante con metoclopramide, non apporta aggiuntivi miglioramenti nei soggetti con emicrania rispetto a quanto apportato dalla sola metoclopramide. La difenidramina non diminuisce la percentuale di acatisia. Questi risultati andrebbero considerati visto l’ampia utilizzo di antistaminici nei pronto soccorso contro gli attacchi acuti di emicrania.
Emilia Vaccaro
Friedman BW et al. Diphenhydramine as Adjuvant Therapy for Acute Migraine: An Emergency Department-Based Randomized Clinical Trial. Ann Emerg Med. 2015 Aug 27. pii: S0196-0644(15)01085-9. doi: 10.1016/j.annemergmed.2015.07.495.
 
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