Esofago di Barrett, nessuna protezione dagli antinfiammatori non steroidei

Dolore
L' uso di anti-infiammatori non steroidei non è risultato associato ad un ridotto rischio di esofago di Barrett. È quanto dimostrato da uno studio clinico pubblicato sulla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology, per cui è probabile che il meccanismo di protezione dei FANS nei confronti dell’adenocarcinoma esofageo si verifica in seguito allo sviluppo dell’ esofago di Barett.

Si parla di esofago di Barrett quando il normale tessuto che riveste questo condotto muscolare, situato tra la faringe e la bocca dello stomaco, viene sostituito con un epitelio simile a quello che tappezza internamente le pareti del duodeno (tratto iniziale dell'intestino tenue).

L'esofago di Barrett è una tipica complicanza del reflusso gastroesofageo. In seguito al rilassamento del cardias, sfintere che “separa” l'esofago dallo stomaco, la risalita del succo gastrico nell’ esofago può determinare col tempo una modificazione dell'epitelio esofageo, che tenta, così, di difendersi dall'acido. Le cellule epiteliali assumono quindi caratteristiche molto simili a quelle gastriche o duodenali, caratterizzando la condizione nota come esofago di Barrett. Tale complicanza è considerata pre-cancerosa, poiché l'epitelio può andare successivamente incontro ad adenocarcinoma esofageo.

Studi precedenti avevano dimostrato un ruolo protettivo da parte dei farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) sull’insorgenza dell’adenocarcinoma esofageo (EAC); per cui nel presente lavoro i ricercatori si sono posti la domanda se tale azione protettiva fosse esplicata anche sullo sviluppo della lesione precursore dell’EAC che è appunto l’esofago di Barrett (BE)

Lo studio è stato di tipo caso-controllo e sono stati considerati i pazienti che potevano beneficiare di una esofagogastroduodenoscopia (EGD) e quelli reclutati dalle cliniche di cure primarie in cui si stavano sottoponendo ad una EGD. Sono stati confrontati 323 pazienti con BE (296 non displasici e 27 displastici) con due gruppi di controllo separati: 1.347 pazienti dal gruppo EGD elettiva ( "controlli endoscopici " ) e 502 pazienti del gruppo di cure primarie ( "controlli cure primarie " ) con assenza di BE confermata per via endoscopica o istopatologica . Attraverso questionari dettagliati è stato accertato l’uso di prodotti contenenti aspirina e 23 FANS diversi dall'aspirina. ‘E’ stata calcolata la odds ratio (OR) e gli intervalli di confidenza al 95% (IC) con modelli di regressione logistica multivariata .

I risultati hanno mostrato che non ci sono state differenze significative nell'uso FANS (auto-riferito) fra tutti i casi di BE rispetto ai controlli (58.2% vs 54.6%, p=0.33); questo è stato visto per i prodotti contenenti aspirina (43.0% vs 37.4%, p=0.08) e FANS diversi dall'aspirina (7.7% vs 8.9%, p=0.46). Questi risultati sono stati mantenuti nell’ analisi multivariata per qualsiasi FANS (OR aggiustato 0.89, IC 95% 0.75-1.28), aspirina (OR aggiustato 1.16, 95% CI 0.90-1.51) e FANS diversi dall'aspirina (OR aggiustato 0.88, 95% CI 0.55-1.39). L'uso di una combinazione di aspirina e FANS diversi dall'aspirina è stata riportata nel 7.4% dei pazienti con BE e nell’8.3% dei controlli ed è stata vista una non significativa associazione inversa con BE (OR aggiustato 0.70, IC 95% 0.44-1.11). Non c'era alcuna associazione significativa tra BE e l'uso quotidiano di FANS (OR aggiustato 1.03, IC 95% 0.78-1.37). Risultati simili sono stati osservati per i confronti che tra casi non displastici di BE o displastici e nei confronti tra gruppi di controllo endoscopici o del gruppo “cure primarie” separati o combinati.

In conclusione,  l' uso di FANS non è risultato associato ad un ridotto rischio di esofago di Barrett. È probabile che il meccanismo di protezione dei FANS sull’adenocarcinoma esofageo si verifica, quindi, in seguito allo sviluppo di BE.

Emilia Vaccaro

Khalaf N et al. Nonsteroidal Anti-Inflammatory Drugs and the Risk of Barrett's Esophagus. Clin Gastroenterol Hepatol. 2014 Apr 29
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