Etoricoxib approvato anche per il dolore acuto

Dolore
Etoricoxib, molecola frutto della ricerca MSD e dalla comprovata efficacia antalgica e antinfiammatoria nel trattamento a lungo termine delle più comuni patologie osteoarticolari, ha ricevuto, unico tra i coxib, l’indicazione anche per il trattamento a breve termine del dolore associato a chirurgica dentale.

«Sicuramente si confrontano con forme di dolore acuto e cronico gli oltre 5 milioni di italiani che soffrono di malattie osteoarticolari, tra le quali la più diffusa è l’artrosi» afferma Marco Matucci Cerinic, Professore Ordinario di Reumatologia all’Università degli Studi di Firenze e Direttore della Struttura Complessa di Reumatologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze. «Moltissimi studi dimostrano che in queste patologie il dolore può essere esso stesso invalidante e nel momento in cui tende a cronicizzare ha un impatto a volte devastante sulla vita lavorativa e di relazione del paziente».

Secondo “Pain in Europe”, la più ampia indagine mai condotta sul dolore cronico, in Italia sono almeno 15 milioni le persone, il 50% donne, che patiscono per dolori cronicizzati nel tempo (1 cittadino su 4, il 27% della popolazione). Dai risultati di un’altra, più recente indagine europea “The Painful Truth Survey”, inoltre, emerge che oltre un terzo delle persone colpite da dolore ha difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane. A risentire pesantemente di questa condizione patologica sono anche le finanze delle famiglie: per 3 pazienti su 10 infatti il reddito cala di circa un terzo. In Italia il 27% dei pazienti lamenta problemi sul posto di lavoro con una media di 12,5 giorni di assenza l’anno.

«Oggi sappiamo che la cura adeguata del dolore riduce l'incidenza di complicanze» spiega Cesare Bonezzi, Consulente dell’Unità di Terapia del Dolore dell’IRCCS Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia, «e inoltre vi sono studi che dimostrano come il dolore mal curato diventi più intenso, più esteso e più difficilmente controllabile. Ma soprattutto è eticamente inaccettabile e senza alcuna utilità lasciare che il paziente soffra senza cercare di trattare il dolore con le opzioni terapeutiche di cui disponiamo».

«La sfera della quotidianità è quella che risente maggiormente in caso di dolore acuto severo, a volte diventa impossibile afferrare un bicchiere, guidare, scrivere al computer, addirittura mangiare» sottolinea Gabriella Voltan, Presidente dell’ANMAR, Associazione Nazionale Malati Reumatici. «È necessario che si cominci a trattare questo sintomo anche nelle malattie osteoarticolari dal momento che i farmaci, in particolare i FANS che all’attività antinfiammatoria associano quella antalgica, non vengono somministrati a sufficienza quasi fosse il dolore esso stesso una condizione inevitabile».

Già autorizzato in 68 Paesi, etoricoxib appartiene alla famiglia dei coxib, molecole particolarmente studiate negli ultimi dieci anni: si differenzia dai FANS tradizionali per la spiccata selettività nei confronti della COX-2 e per la trascurabile interferenza con un altro enzima, la cicloossigenasi-1 (COX-1) che ha un effetto protettivo sulla mucosa gastrica.

Una singola dose giornaliera di etoricoxib è associata a un rapido sollievo dal dolore che comincia già in meno di mezz’ora dalla somministrazione e dura fino a 24 ore. Il rapido e prolungato sollievo dal dolore di etoricoxib può essere spiegato dalle caratteristiche farmacologiche uniche. Etoricoxib viene assorbito rapidamente e completamente nell’organismo e ha un’emivita delle più lunghe.

«La necessità di capire meglio i benefici di queste molecole rispetto ai FANS tradizionali nel trattamento a lungo termine dell’infiammazione e del dolore osteoarticolare e di conoscere in maniera più approfondita il livello di tollerabilità nella pratica clinica hanno portato negli ultimi anni a un fiorire di trial clinici su importanti numeri di pazienti» dichiara Silvano Adami, Professore Ordinario di Reumatologia all’Università degli Studi di Verona e Direttore dell’Unità Operativa di Reumatologia all’Azienda Ospedaliera-Universitaria Integrata di Verona. «Etoricoxib entra nel momento della rivalutazione dei FANS, conquistando il suo spazio a ragione, grazie a studi clinici che ne dimostrano l’elevata selettività per COX-2, l’irrilevante interferenza su COX-1 e quindi un buon profilo di sicurezza a livello gastrico».

L’estensione dell’indicazione d’uso nel trattamento a breve termine del dolore acuto post-chirurgia dentale apre uno scenario interessante sull’utilizzo di etoricoxib, ridisegnato quale molecola a spiccata attività antinfiammatoria e antalgica dal momento che la lunga emivita (quasi 24 ore) del farmaco nel sangue assicura con una sola somministrazione al giorno un prolungato effetto sia sull’infiammazione che sul dolore acuto.

«La disponibilità di dati che documentano oggi la potenza antalgica di etoricoxib in trattamenti a breve termine anche su modelli di dolore acuto associato a chirurgia dentale fornisce conferme importanti e rende questa molecola una opzione terapeutica di riferimento nel trattamento cronico del dolore e dell’infiammazione associati alle patologie ostearticolari più frequentemente gestite in ambito ortopedico» osserva Paolo Cherubino, Presidente della SIOT, la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, e Direttore dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’Azienda Ospedaliera Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese.

«Su cento pazienti presenti in un ambulatorio medico, la metà chiede di essere visitato e curato per una sintomatologia dolorosa» osserva Ovidio Brignoli, Medico di Medicina Generale e Vice Presidente della SIMG, la Società Italiana dei Medici di Medicina Generale. «Avere a disposizione un numero sempre maggiore di farmaci efficaci e ben tollerati è importante e in tal senso assume particolare rilievo la recente estensione delle indicazioni di etoricoxib, molecola marcatamente selettiva per la COX-2, al trattamento a breve termine del dolore acuto associato alla chirurgia dentale. Ciò ne conferma l’efficacia antalgica rendendola ancor più un’importante opzione terapeutica».
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