Farmaci analgesici, la risonanza magnetica ci indica bersagli ed efficacia

Dolore

Il trattamento del dolore con analgesici può essere misurato attraverso l'uso della risonanza magnetica, che potrebbe anche affiancarsi come tecnica per seguire lo sviluppo di questi farmaci. Questo è quanto emerge da una ricerca pubblicata su Anesthesiology.

Il trattamento del dolore con analgesici può essere misurato attraverso l'uso della risonanza magnetica, che potrebbe anche affiancarsi come tecnica per seguire lo sviluppo di questi farmaci. Questo è quanto emerge da una ricerca pubblicata su Anesthesiology.
La scarsa sensibilità ai test in dipendenza da misure di outcome soggettive sono un fattore cruciale durante lo sviluppo di farmaci per il trattamento del dolore.
"Crediamo che le tecniche di neuroimaging, come la risonanza magnetica funzionale (FMRI), siano in grado di fornire prove oggettive che possano essere utilizzate come misure di outcome nelle prime fasi dello sviluppo di farmaci per migliorare l'efficienza del processo di sviluppo" ha dichiarato il co autore Vishvaraj Wanigasekera, della Divisione di Anestesia, dell'Università di Oxford.
Wanigasekera e colleghi hanno studiato le immagini raccolte da 24 individui sani; hanno valutato l'utilità della risonanza magnetica funzionale con sensibilizzazione centrale capsaicina-indotta, un meccanismo rilevante nel dolore neuropatico, per l'ottenimento di misure di outcome oggettive mechanism-based che può differenziare un analgesico efficace (gabapentin) da un analgesico inefficace (ibuprofene) ed entrambi rispetto al placebo.
Lo studio, in doppio cieco, randomizzato di fase I ha considerato singole dosi orali di farmaci.
Nel corso di tre visite 1 settimana prima dell’inizio, i partecipanti sono stati sottoposti a screening. Hanno, quindi, ricevuto placebo, gabapentin 1200 mg o ibuprofene 600 mg dopo 6 ore di digiuno. E’ stato, quindi, fornito cibo e crema alla capsaicina all’1% applicata sulla faccia antero-mediale della gamba destra in una zona di 4 cm-per-4 cm, 14 cm sopra il malleolo mediale.
E’ stata indotta allodinia meccanica e dinamica e iperalgesia in una zona di 2 cm sotto l'area trattata con capsaicina. 
L’allodinia è stata indotta con una spazzola morbida in 10 minuti con stimoli di 6 secondi per superficie. Il dolore è stato misurato su una scala VAS.
Dopo 150 minuti dalla dose di farmaco o placebo è stato utilizzato uno scanner MRI 3T.
Durante l'induzione dell’iperalgesia e dell’allodinia, sono stati ottenute scansioni in blocchi in sequenza.
In seguito alla somministrazione del farmaco, dopo circa 200 minuti è stata effettuata la scansione e raccolto un campione di sangue venoso da 22 pazienti, che è stato quindi analizzato.
L'analisi ha mostrato l'intensità del dolore di iperalgesia e che le risposte sgradevoli venivano ridotte nei partecipanti che avevano ricevuto gabapentin, ma non nei partecipanti che avevano ricevuto ibuprofene o placebo.
"Molti potenziali farmaci per alleviare il dolore identificati nella ricerca preclinica non riescono a raggiungere il mercato a causa della mancanza di prove oggettive precoci che mostrino se un farmaco è efficace e quindi se riesce a raggiungere i recettori bersaglio del dolore nel corpo e a regolare i meccanismi del dolore cronico", ha sottolineato Wanigasekera. "Abbiamo utilizzato l’FMRI non invasiva per ottenere con successo tali prove che speriamo possano aiutare a prevenire lo scarto prematuro di potenziali ed efficaci antidolorifici, così come riuscire ad evitare di esporre i pazienti a quelli inefficaci."
EV


Wanigasekera V. et al. Disambiguating Pharmacodynamic Efficacy from Behavior with Neuroimaging: Implications for Analgesic Drug Development. Anesthesiology. 2016 Jan;124(1):159-68.
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