Farmaci oppioidi, possibile aumento del rischio di apnee centrali del sonno

Dolore

Nei soggetti con apnee ostruttive del sonno, l'uso a lungo termine di farmaci oppioidi potrebbe aumentare il rischio di apnee centrali del sonno. Questo è quanto riportato in un lavoro pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Sleep Medicine.

Nei soggetti con apnee ostruttive del sonno, l’uso a lungo termine di farmaci oppioidi potrebbe aumentare il rischio di apnee centrali del sonno. Questo è quanto riportato in un lavoro pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Sleep Medicine.

L’apnea nel sonno è una patologia cronica che comporta interruzione della respirazione (momentanea) o il suo rallentamento con conseguente scarsa qualità del sonno, stanchezza diurna. La più comune è l’apnea ostruttiva, in cui le vie respiratorie collassano o si ostruiscono durante il sonno, rallentando o interrompendo la respirazione: quando si cerca di respirare l’aria che attraversa l’ostruzione può causare un forte russamento. L’apnea ostruttiva del sonno è più diffusa tra i pazienti in sovrappeso.

L’apnea centrale nel sonno, invece, dipende da un meccanismo più complesso, centrale, in cui la zona del cervello che controlla la respirazione non invia i segnali corretti ai muscoli addetti alla respirazione, quindi, per alcuni istanti, l’organismo è come se dimenticasse di respirare. In genere è collegata ad altre patologie, infatti si verifica più di frequente in neonati prematuri o in soggetti con malattia cardiaca, malattia cerebrovascolare, o malattie congenite, ma può anche essere causato da alcuni farmaci e dall’alta quota.

Gli oppioidi (ad esempio, la morfina, metadone, ossicodone, fentanyl) sono frequentemente utilizzati per controllare il dolore post-operatorio e nella gestione del dolore cronico e il loro utilizzo globalmente, ma anche nel nostro Paese, sta aumentando negli ultimi anni.
Questi farmaci non sono scevri da rischi per la salute. Ad esempio, sono associati a un più alto rischio di respiro atassico (respiro patologico in cui si alternano gruppi di 4 o 5 atti respiratori brevi e superficiali seguiti da fasi di apnea di durata variabile, ma in genere tra i 10 ed i 30 secondi) e apnea del sonno in particolare apnea centrale del sonno e, sempre durante il sonno, contribuiscono alla ipossiemia e alla difficoltà a respirare.

Come mai le linee guida americane e canadesi non tengono conto di questi effetti?
Purtroppo, i vari studi effettuati e pubblicati su questo collegamento non possono essere confrontati per discrepanze nel disegno dello studio e nelle metodologie applicate; per cui fino ad oggi non era possibile dare una certezza di questi effetti.
Per colmare questo gap, un gruppo di ricercatori canadesi ha effettuato la prima revisione sistematica della letteratura e meta analisi di studi sull’argomento per valutare l’influenza dell’uso di oppioidi a lungo termine sull’apnea, ipopnea e apnea centrale.

Ricordiamo che per apnea si intende una interruzione completa del flusso respiratorio, per almeno 10 secondi mentre per ipopnea si intende una riduzione del flusso respiratorio di almeno il 50%, per almeno 10 secondi.

I ricercatori hanno sviluppato un protocollo di revisione sistematica e sono stati cercate informazioni e dati attraverso Embase, Medline, ACP Journal Club e il database Cochrane fino a novembre 2014 considerando tre topics: narcotici, apnea del sonno e indice di apnea e ipopnea.
I ricercatori erano interessati in modo particolare a informazioni sulle variazioni nell’AHI (indice dell’apnea più ipopnea, corrispondente a numero di apnee + ipopnee per ora di sonno) e nel CAI (indice dell’apnea centrale) in utilizzatori di oppioidi rispetto ai non utilizzatori.

I criteri di inclusione sono stati rispettati da 7 studi per un totale di 803 pazienti con apnea ostruttiva del sonno (OSA).
I ricercatori hanno confrontato 2 outcome: per l’AHI 320 pazienti utilizzatori di oppioidi e 483 non utilizzatori e dall’altro lato 790 pazienti per il CAI di cui 315 utilizzatori di oppioidi e 475 non utilizzatori.

L’effetto assoluto dell’uso degli oppioidi è stato un piccolo aumento dell’apnea misurata come AHI=0.25 (95% Cl: 0.02-0.49) e come media per CAI:0.45 (95% Cl: 0.27-0.63).
La consistenza dell’effetto nei vari studi è stata calcolata mostrando una moderata eterogeneità con il test dell’I2=59% (p=0.02) e 29% (p=0.20), rispettivamente per AHI e CAI. Questi dati indicano eterogeneità per AHI e omogeneità per CAI.

In conclusione, da questi dati emerge che c’è un impatto significativo, ma modesto, dell’uso a lungo termine degli oppioidi sugli indici apnea-ipopnea e sull’ apnea centrale nei pazienti con OSA. Il rischio legato all’uso degli oppioidi a lungo termine è risultato medio per quanto riguarda l’apnea centrale che si traduce in un aggravamento dell’apnea nel sonno. Questi risultati, hanno sottolineato gli autori, sono in linea con altri presenti in letteratura (Rose et al) in cui il 46% degli utilizzatori cronici di oppioidi ha apnea severa del sonno e il 71% ha apnea moderata.

Emilia Vaccaro

Filiatrault ML et al. Medium Increased Risk for Central Sleep Apnea but Not Obstructive Sleep Apnea in Long-Term Opioid Users: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Clin Sleep Med. 2016 Apr 15;12(4):617-25. doi: 10.5664/jcsm.5704.

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