Dolore

Fibromialgia legata ad alterazioni segnali cerebrali legati al piacere e al dolore

Un piccolo studio pubblicato online sulla rivista Arthritis & Rheumatism ha dimostrato che l’inibizione dei segnali cerebrali legati ai meccanismi di ricompensa e punizione sarebbe responsabile dello sviluppo di iperalgesia nei pazienti affetti da fibromialgia, suggerendo come un alterato processamento di segnali cerebrali potrebbe contribuire al dolore diffuso e alla mancata risposta alla terapia con oppioidi di questi pazienti.

Come è noto, la fibromialgia è una sindrome cronica di eziologia sconosciuta, caratterizzata da dolore generalizzato, disfunzione muscolare, disabilità, astenia, stress psicologico, disfunzione cognitiva, sonno e disturbi dell’umore.
Alcune osservazioni mostrano come la fibromialgia si caratterizzi per un’aumentata sensibilità al dolore (iperalgesia), dovuta, molto probabilmente, ad alterazioni del processamento degli stimoli dolorosi. Ancora oggi, sono scarse le conoscenze sul ruolo che l’attesa prevista del dolore e del sollievo possono avere sugli aspetti affettivi e cognitivi dell’esperienza del dolore.

“L’aspettativa e l’ansia derivante dal dolore, in particolare, sembrano influenzare gli stati percettivi successivi. – spiegano gli autori dello studio. – D’altro canto, il sollievo dalla sensazione di dolore rappresenta un’esperienza positiva piacevole intrinsecamente legata al dolore”.

Obiettivo di questo studio, pertanto, è stato quello di esplorare se queste componenti del dolore potessero essere alterate negli stati di dolore cronico come nel caso delle fibromialgia. Si è proceduto, pertanto, a sottoporre a imaging di risonanza magnetica (MRI) funzionale 31 pazienti affetti da fibromialgia e 14 controlli, focalizzando l’attenzione, in particolare sull’area tegmentale ventrale (VTA) e il nucleus accumbens, aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione dei meccanismi di ricompensa e punizione e già legate alla fibromialgia, come documentato precedentemente mediante studi tomografici ad emissione di positroni.

Ciascun partecipante allo studio era sottoposto ad uno stimolo doloroso fornito da un bracciale applicato ad un arto inferiore, gonfiato inizialmente ad una pressione di 60 mmHg. L’operatore, successivamente, proseguiva ad aumentare la pressione applicata fino a quando i partecipanti allo studio riportavano un punteggio sulla scala del dolore pari ad almeno 50 su 100.

Lo studio prevedeva l’impiego, inoltre, di segnali visivi codificati in base al colore per indurre l’attesa prevista della sensazione di dolore o di sollievo. Prima dell’applicazione dello stimolo pressorio, era proiettata all’interno del campo visivo del partecipante una croce nera, che virava verso il verde per segnalare la prossima applicazione dello stimolo doloroso. Con l’applicazione dello stimolo pressorio, invece, la croce proiettata diventava nuovamente di color nero.
Successivamente, qualche istante prima dell’interruzione dell’applicazione dello stimolo pressorio, la croce proiettata virava verso il blu, a segnalare la prossima alleviazione dello stimolo doloroso.

In ciascuno degli step sopra menzionati, i partecipanti alla sperimentazione dovevano premere dei bottoni per riportare l’intensità del dolore percepito e la sofferenza associata. Simultaneamente, sono state valutate mediante MRI le risposte cerebrali legate all’attesa dello stimolo doloroso, al dolore, e all’attesa del sollievo.

I risultati hanno mostrato che, durante l’attesa prevista dello stimolo doloroso e del sollievo, i pazienti con fibromialgia presentavano risposte meno robuste all’interno delle regioni cerebrali coinvolti nei processi sensoriali, affettivi, cognitivi e di regolazione del dolore.   

In particolare, mentre nei soggetti sani si è attivata la risposta VTA durante l’attesa dello stimolo dolorifico e durante l’applicazione dello stesso, per disattivarsi durante l’attesa del sollievo dallo stimolo dolorifico, in quelli affetti da fibromialgia, la risposta VTA era ridotta o inibita in modo significativo in tutti gli step sopra menzionati (attesa stimolo dolorifico, applicazione stimolo dolorifico, attesa sollievo).

“La nostra osservazione secondo cui una regione ricca in neuroni dopaminergici come la VTA sia meno reattiva…è compatibile con i risultati di altri studi che hanno mostrato alterazioni della neurotrasmissione dopaminergica in pazienti con fibromialgia – hanno commentato gli autori dello studio”.

Non solo: l’osservazione in base alla quale questi pazienti hanno mostrato una riduzione delle risposte agli stimoli dolorosi nelle aree cerebrali deputate all’elaborazione dei meccanismi di ricompensa potrebbe aiutare a spiegare perchè questi pazienti non rispondono normalmente all’analgesia indotta dagli oppioidi.

Sono ora necessari, pertanto, nuovi studi che approfondiscano le basi neurochimiche sottostanti le disfunzioni sopra menzionate.

Loggia M, et al "Disrupted brain circuitry for pain-related reward/punishment in fibromyalgia" Arthritis Rheum 2013; DOI: 10.1002/art.38191.
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