I dati di uno studio presentato nel corso del Congresso annuale dell’American College of Rheumatology (ACR) hanno mostrato come il trattamento con basse dosi di naltrexone potrebbe rappresentare un’opzione terapeutica efficace, ad elevata tollerabilità e, sostanzialmente, economica della fibromialgia (1). Se confermati da futuri studi clinici controllati, questi risultati aprono nuove prospettive nel trattamento di questa condizione, spesso refrattaria ai trattamenti oggi disponibili approvati dalla FDA (pregabalin, milnacipran, duloxetina).

Come è noto, la fibromialgia è un disturbo doloroso cronico caratterizzato da dolore muscolo scheletrico diffuso, astenia, disturbi del sonno e alterazioni a livello della sfera cognitiva.
Naltrexone è un antagonista recettoriale degli oppioidi, utilizzato nel trattamento della dipendenza da alcol e sostanze oppiacee. E’ stato ipotizzato che il farmaco, a dosi ridotte, determina un blocco transitorio dei recettori per gli oppiacei a livello centrale, con conseguente ripristino della funzione delle endorfine che potrebbe attenuare il dolore associato alla fibromialgia (2).

Secondo altri studi, invece, il razionale di impiego del farmaco nella fibromialgia deriverebbe, invece, da un’azione anti-infiammatoria a livello delle cellule della microglia del SNC. Queste cellule,  stimolate da alcuni fattori, quali l’apoptosi, l’infiammazione periferica o uno stato infettivo, vanno incontro a modificazioni morfologiche e producono fattori pro-infiammatori (citochine, aminoacidi eccitatori e ossido nitrico), che possono interagire con i neuroni causando iperalgesia, astenia e altri sintomi, in modo similare ai primi segni di fibromialgia (3). Secondo questa ipotesi, dunque, la fibromialgia andrebbe classificata come una sindrome da sensibilizzazione del CNS mediata da citochine pro-infiammatorie, mentre nalotrexone sarebbe in grado di sopprimere l’attività di queste citochine che agiscono a livello centrale.

Su questi presupposti terapeutici incoraggianti, è stato disegnato il nuovo studio, avente come obiettivo quello di determinare l’effetto di basse dosi di naltrexone sui sintomi della fibromialgia.
A tal scopo 25 pazienti affetti da fibromialgia secondo i criteri ACR sono stati reclutati in questo trial monocentrico, in aperto, non controllato vs placebo e sottoposti a trattamento iniziale con naltrexone orale 3 mg nelle ore serali, con titolazione della dose fino a 4,5 mg. Ai pazienti era consentita la prosecuzione del trattamento pregresso della fibromialgia con una qualsiasi delle opzioni terapeutiche approvate dalla FDA allo scopo. Diciotto pazienti su 25 hanno proseguito il trattamento per la fibromialgia già iniziato mentre gli altri 7 pazienti sono stati sottoposti a monoterapia con naltrexone per tutta la durata del trial.

Ventidue pazienti hanno completato i 3 mesi di trattamento previsti dallo studio. Due hanno interrotto il trattamento perché percepivano il trattamento con naltrexone come inefficace mentre un paziente ha sospeso il trattamento a causa della diarrea.

Endpoint primario dello studio era rappresentato dalla variazione ottenuta dopo 90 giorni di trattamento con naltrexone al FIQR (Revised Fibromyalgia Impact Questionnaire), un questionario validato sull’impatto della fibromialgia nello svolgimento delle attività quotidiane.

I risultati hanno documentato, nel complesso, un miglioramento del punteggio ottenuto con il FIQR, pari al 19,5%. Inoltre, 11 pazienti sui 22 che avevano portato a termine lo studio hanno mostrato una risposta statisticamente più significativa al trattamento, con un miglioramento del punteggio FIQR pari al 41%.
Lo studio ha documentato, inoltre, una riduzione dei problemi di ansia, dolore e sonno rispetto al basale.

1.    Bruce I, et al. Abstract 1092: Low Dose Naltrexone In The Treatment Of Fibromyalgia. Presented at: the 2013 American College of Rheumatology Annual Meeting; Oct. 26-30, San Diego.
2.    Ramanathan S et al. Is fibromyalgia an endocrine/endorphin deficit disorder?Is it low dose naltrexone a new treatment option? Psychosomatics 2012;53:591–4. Leggi
3.    https://www.pharmastar.it/index.html?cat=search&id=10374