La stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) ha migliorato la qualità della vita, ma non ha avuto alcun effetto sul dolore, in un gruppo di pazienti affetti da fibromialgia, stando ai risultati di un nuovo studio appena pubblicato su Neurology.

"Questo studio dimostra che la rTMS ad alta frequenza sulla corteccia motoria primaria sinistra ha avuto un impatto positivo ritardato sulla qualità di vita dei pazienti dopo 11 settimane di trattamento, senza però alleviare il dolore" ha detto l'autore senior dello studio Eric Guedj, dell’Università di Marsiglia,  “Questa tecnica potrebbe quindi fornire un complemento sicuro e non invasivo agli analgesici in alcuni pazienti con questa malattia".

Il miglioramento della qualità di vita si è associato a un concomitante aumento del metabolismo limbico destro. Questo dato, secondo Guedj, deporrebbe a favore della necessità di un substrato neurale per l'impatto della rTMS sulla dimensione emotiva della fibromialgia  e per l'eventuale modulazione delle aree cerebrali per migliorare i sintomi.

Daniel Clauw, direttore del Chronic Pain and Fatigue Research Center della University of Michigan di Ann Arbor, si è detto sorpreso che il trattamento non abbia avuto effetto sul dolore, ma ha detto che i risultati sono in linea con quelli ottenuti in molti altri studi sulla fibromialgia e su altre condizioni associate a stati di dolore cronico, che dimostrano come le terapie basate sulla stimolazione elettrica corticale possono essere di qualche beneficio.

"Via via che impareremo quali sono i punti esatti da stimolare e i dosaggi appropriati, questi trattamenti diventeranno probabilmente più efficaci. Dato che queste terapie hanno tutte come bersaglio il cervello, questo aiuta anche confermare che gran parte della patologia in condizioni come la fibromialgia è nel cervello, e non nella periferia" ha aggiunto lo specialista.
Studi precedenti hanno dimostrato la presenza di anomalie funzionali nel cervello a riposo in singoli pazienti  con fibromialgia, all'interno di aree corticali raggiungibili con la TMS. Sulla base di questo riscontro, Guedj e i suoi colleghi hanno eseguito uno studio per verificare la possibilità di modulare queste aree cerebrali con la TMS per correggere le anomalie funzionali del cervello e migliorare i sintomi nei soggetti affetti da questa patologia.

Hanno quindi arruolato 38 pazienti fibromialgici e ne hanno assegnati in modo casuale metà al trattamento con rTMS ad alta frequenza e metà a un trattamento simulato di controllo applicati sul lato sinistro della corteccia motoria primaria in 14 sedute nell'arco di 10 settimane. Gli outcome clinici primari dello studio erano le variazioni della qualità della vita alla fine della settimana 11.

I pazienti sottoposti alla rTMS hanno dimostrato un miglioramento maggiore della qualità della vita, in particolare nell’area affettiva (stato d'animo o sentimenti), in quella delle emozioni (gioia, tristezza, rabbia, ansia) e in quella sociale (prestazioni lavorative, partecipazione ad attività sociali, contatti con gli amici, hobby e interessi).

L'endpoint primario era la variazione del punteggio del Fibromyalgia Impact Questionnaire (FIQ). All’inizio dello studio, il gruppo sottoposto alla TMS aveva un punteggio medio uguale a 60 e quello di controllo un punteggio medio pari a 64, dove punteggi più bassi indicano una migliore qualità della vita.

Dopo 11 settimane, il punteggio medio del gruppo trattato con la TMS era sceso di circa 10 punti, mentre quello del gruppo sottoposto al trattamento simulato era aumentato di 2 punti (P = 0,032)
La TMS si è associata anche a un miglioramento significativo del punteggio della componente mentale del questionario SF -36 (P = 0'019), mentre non si è trovato nessun effetto significativo per gli altri outcome clinici.

Le scansioni PET hanno inoltre evidenziato che, rispetto al gruppo di controllo, in quello sottoposto alla TMS c’è stato un aumento significativo del metabolismo temporale mediale destro  tra il basale e la settimana 11 (P < 0,001), che è risultato correlato con le variazioni concomitanti dei punteggi del  FIQ e della componente mentale dell’SF-36.

Guedj, intervistato da Medscape, ha offerto diverse possibili spiegazioni per l’assenza di differenze tra i due gruppi riguardo all’effetto sul dolore.
" Una possibilità è che la rTMS influenzi le dimensioni psicologiche implicate nella qualità della vita, senza esercitare alcun effetto sulla elaborazione neurale del dolore. Nel nostro studio, il miglioramento della qualità della vita sarebbe correlato a una percezione migliore del proprio stato di salute, ma non a una diminuzione del dolore. Si può anche ipotizzare che il nostro protocollo di stimolazione sia stato troppo breve per rilevare un miglioramento globale del dolore” ha detto l’autore.

"L’analgesia indotta dalla rTMS, invece di agire direttamente sul dolore, potrebbe essere mediata dalla traduzione dei cambiamenti dell’elaborazione emotiva associata al dolore nel suo complesso, e perciò potrebbe richiedere tempi più lunghi" ha concluso Guedj.

L. Boyer, et al. rTMS in fibromyalgia. A randomized trial evaluating QoL and its brain metabolic substrate. Neurology 2014; doi: 10.1212/WNL.0000000000000280
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