Fine vita, arriva la sentenza della Corte Costituzionale. Il parere della Federazione italiana cure palliative

Dolore

"Non Ŕ punibile chi agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli", Ŕ questa la sentenza, emessa lo scorso 25 settembre, della Corte Costituzionale in merito all'Art. 580 del Codice penale, nella parte riguardante la punibilitÓ dell'aiuto al suicidio assistito. Riportiamo quanto commentato in un comunicato stampa dalla Federazione Cure Palliative onlus.

“Non è punibile chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”, è questa la sentenza, emessa lo scorso 25 settembre, della Corte Costituzionale in merito all’Art. 580 del Codice penale, nella parte riguardante la punibilità dell’aiuto al suicidio assistito. Riportiamo quanto commentato in un comunicato stampa dalla Federazione Cure Palliative onlus.

È fondamentale evidenziare che con questa sentenza non viene riconosciuto il diritto al suicidio medicalmente assistito, ma viene individuata un’area di non punibilità per chi invece decide di accogliere la richiesta di solidarietà da parte di una persona che soffre, ma tuttavia è in grado di autodeterminarsi (autodeterminazione intesa come espressione della libertà positiva dell’uomo).

La Corte ha infatti determinato che non è punibile “chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.

Le parole chiave di questa frase sono: autonomia decisionale, trattamenti di sostegno vitale, sofferenza intollerabile, e capacità di esprimere una scelta libera e consapevole.
La Corte prosegue subordinando (ovvero mettendo su un piano di stretta dipendenza) “la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle Cure Palliative e sulla sedazione profonda continua - articoli 1 e 2 della legge 219/2017-”; questo contestualizza e rafforza: il Consenso Informato, Art. 1 L.219/2017; il Diritto di Accesso alle Cure Palliative (L.38/2010) ribadito nell’Art.2 L.219/2017.

Importanti sono anche le indicazioni riguardo le strutture pubbliche e il comitato etico: “[…] alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del SSN, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente”. Su questo punto sarà necessario avere un maggior grado di approfondimento che potrà essere fornito dal testo integrale del pronunciamento.

Indubbiamente il problema è complesso, le dimensioni dell’analisi sono molteplici e il tema odierno è quello di riconoscere che:  ogni persona affetta da una malattia inguaribile in fase avanzata ha il diritto di entrare in un percorso di Cure Palliative che risponda ai suoi bisogni; deve essere fatto quindi “ogni sforzo per implementare l’informazione ai cittadini e l’aggiornamento dei professionisti della sanità sulle disposizioni normative (L. 38/2010 e L. 219/2017) che attualmente garantiscono i diritti delle persone alle Cure Palliative certificate, e che queste siano effettivamente incrementate e accessibili a tutti coloro che le richiedono”.
Tuttavia, anche in un appropriato sistema di Cure Palliative, possono esserci persone che chiedono di anticipare la morte: il rifiuto di continuare a vivere può essere legato a condizioni di malattia sentite dalla persona malata come non dignitose e non coerenti con il concetto di vita e di vissuto.

La Corte Costituzionale pone di fronte ad una forse inaspettata evoluzione culturale, che pone al centro della questione l’autodeterminazione della persona malata e chiede al Parlamento di lavorare ad una nuova legge. Nuova perché riteniamo fermamente che la Legge 219/2017 sia da “proteggere” e non da modificare.

Auspichiamo che possa seguire un dibattito civile, aperto e rispettoso, oltre che basato su solide evidenze scientifiche per superare la confusione nella comunicazione di massa e nella discussione pubblica fra le Cure Palliative e la sedazione palliativa da un lato e l’eutanasia o il suicidio medicalmente assistito dall’altro; infatti, le Cure Palliative considerano la morte un evento naturale e non accelerano né ritardano la morte. Va ribadito che prima di prendere in considerazione un eventuale ricorso all’aiuto medico al morire va offerto ad ogni malato un efficace percorso palliativo.

Quello che ora attendiamo è poter esaminare nel dettaglio il contenuto della sentenza della Corte Costituzionale, che potrebbe essere disponibile tra qualche settimana.

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