Uno studio recentemente pubblicato online ahead of print sulla rivista Pain ha dimostrato come fulranumab, un anticorpo totalmente umanizzato contro il fattore NGF, si sia rivelato efficace e ben tollerato nel trattamento del dolore di grado moderato-severo legato all’osteoartrite (OA).

La pubblicazione di questo studio viene ad un anno dal pronunciamento favorevole da parte di un panel di esperti dell’FDA sul proseguimento della ricerca clinica con i farmaci antinerve growth factor (NGF), pur in ottemperanza di una serie di precauzioni a salvaguardia della sicurezza dei pazienti, dopo lo stop del 2010 per il sospetto di disordini ossei.

Il trattamento attuale per la gestione del dolore da OA si basa due classi farmacologiche: quella dei FANS, che hanno come bersaglio terapeutico gli enzimi COX-1 e COX-2 presenti a livello del SNC e periferico, e quella degli oppioidi, che funzionano a livello dei siti periferici, spinali e sovra spinali mediante una gamma variegata di recettori per gli oppioidi. E’ noto come il loro abuso si associ all’insorgenza di eventi avversi e come, nonostante l’ampia disponibilità di queste terapie, meno del 30% dei pazienti con dolore cronico trovi sollievo analgesico adeguato a seguito del loro impiego. Di qui, dunque, la necessità di esplorare nuove opzioni terapeutiche in grado di rappresentare un’alternativa più efficace e sicura alle opzioni di trattamento esistenti per questa condizione.

“Il fattore NGF contribuisce al manifestarsi del dolore persistente in numerosi modelli animali di dolore infiammatorio e neuropatico… – scrivono gli estensori dell’articolo nel paragrafo introduttivo del paper – …mentre aumentano i dati che suggeriscono un ruolo principale dell’NGF ai meccanismi del dolore nel sistema nervoso dei mammiferi adulti. Il fattore di crescita agisce mediante due distinti tipi di recettori di superficie cellulare ad elevata affinità: una tirosino-chinasi (TrkA) e p75, un membro appartenente alla famiglia dei recettori per il TNF. I livelli di NGF sono elevati in alcune condizioni algiche quali artriti, cistiti, prostatiti e cefalee croniche e la somministrazione di NGF provoca dolore e iperalgesia”.

Fulranumab è un anticorpo monoclonale ricombinante umano che neutralizza in modo specifico le azioni biologiche dell’NGF umano. Obiettivo dello studio, pertanto, è stato quello di valutare l’efficacia analgesica, la sicurezza e la tollerabilità di fulranumab rispetto a placebo un pazienti con dolore cronico al ginocchio o all’anca da OA di grado moderato-severo, non adeguatamente controllati dalle terapie analgesiche standard.
A tal scopo, 466 pazienti sono stati randomizzati al trattamento, in aggiunta alla terapia analgesica in essere, con iniezioni sottocutanee mensili di 1 mg o 3 mg di fulranumab oppure a iniezioni bimestrali di 3 mg o 6 mg o 10 mg del farmaco.

I risultati relativi all’outcome primario di efficacia hanno mostrato come il trattamento con il farmaco abbia ridotto in modo significativo il punteggio medio dell’intensità di dolore (p<0,03) dal basale a 12 settimane vs placebo al dosaggio mensile di 3 mg e a quelli bimestrali di 6 e 10 settimane.  

Quanto agli outcome secondari, lo studio ha documentato: un miglioramento significativo del punteggio WOMAC relativo alle sottoscale del dolore, della rigidità e della funzione fisica (p<0,04) per tutti i gruppi trattati con fulranumab, eccezion fatta per il dosaggio mensile di 1 mg; un miglioramento significativo del punteggio BFI relativo alle sottoscale dell’intensità dei dolore (p<0,016) per il trattamento mensile con il farmaco al dosaggio di 3 mg e per quello bimestrale di 10 mg; un miglioramento significativo del punteggio PGA (p<0,04) per i gruppi in trattamento mensile con 3 mg e quello bimestrale di 6 mg e 10 mg.

Gli eventi avversi a seguito del trattamento  (≥5% dei pazienti), ossevati nei pazienti in terapia con fulranumab a qualunque dosaggio considerato nel corso delle prime 12 settimane, sono stati rappresentati dalla parestesia (7%), dalla cefalea (5%) e dalla naso faringite (5%). La maggior parte dei TEAEs neurologici era di entità lieve-moderata e si è risolta alla fine delle 12 settimane di trattamento, mentre gli eventi avversi seri, documentati in 3 pazienti, non erano di natura neurologica e si sono risolti prima del completamento dello studio.

Pur in presenza di limiti intrinseci al disegno dello studio, quali la mancanza di un gruppo di confronto attivo, i risultati hanno mostrato come fulranumab, al dosaggio mensile di 3 mg e a quello bimestrale di 10 mg, in aggiunta al trattamento standard, sia stato in grado di migliorare in modo statisticamente significativo le misure relative alla percezione di dolore e la performance fisica rispetto al gruppo placebo in pazienti che non rispondevano adeguatamente ad un trattamento analgesico standard. Sono ora necessari studi a lungo termine, di numerosità campionaria adeguata, per confermare con sicurezza l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità del trattamento con il nuovo farmaco.
 
Sanga P et al. Efficacy, Safety, and Tolerability of Fulranumab, an Anti-Nerve Growth Factor Antibody, in Treatment of Patients with Moderate to Severe Osteoarthritis Pain.PAIN (2013), doi: http://dx.doi.org/10.1016/j.pain.2013.05.051
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