Giornata contro la sofferenza inutile, la parola a Luca Moroni presidente della Federazione Cure Palliative

Dolore

A che punto è l'applicazione della legge 38 del 2010 nell'area delle cure palliative? Quali sono le regioni adempienti e quelle rimaste indietro? In occasione della XVI Giornata di San Martino, la Federazione Cure palliative ha organizzato una conferenza stampa in Senato per sollevare l'attenzione su questi temi e per allertare sulla grave disomogeneità che persiste nel nostro Paese.

A che punto è l’applicazione della legge 38 del 2010 nell’area delle cure palliative? Quali sono le regioni adempienti e quelle rimaste indietro? In occasione della XVI Giornata di San Martino, la Federazione Cure palliative ha organizzato una conferenza stampa in Senato per sollevare l’attenzione su questi temi e per allertare sulla grave disomogeneità che persiste nel nostro Paese.
“L’Italia vanta un quadro normativo esemplare a livello europeo e un impegno straordinario da parte delle organizzazioni che operano nelle cure palliative, ma ci sono aree in cui questa forma di assistenza è praticamente inaccessibile” spiega Luca Moroni, Presidente della Federazione Cure Palliative, che coordina 78 associazioni italiane impegnate nel volontariato e nello sviluppo delle cure palliative.
La giornata è stato un momento per ribadire l’impegno che tutti ma soprattutto il Governo deve metterci per ottemperare a quanto previsto dalla legge 38 del 2010 e quindi la diffusione delle CP nelle varie regioni. 
Erano presenti all’importante incontro la senatrice Emilia De Blasi e la senatrice Nerina Dirindin oltre cheil dr. Carlo Peruselli, presidente della società italiana Cure Palliative. E’ intervenuto anche il dr. Italo Penco direttore sanitario del Centro di Cure Palliative Fondazione Roma, che ha illustrato dai relativi al numero di pazienti in CP e alle strutture attive.
La Senatrice Emilia De Biasi, Presidente della XII Commissione permanente Igiene e Sanità del Senato, intende farsi parte attiva per contribuire a dare piena applicazione alla Legge 38, incoraggiando lo sviluppo omogeneo in tutto il Paese delle Reti di cure palliative anche attraverso il loro accreditamento, come previsto dall’Intesa Stato-Regioni del 19 febbraio 2015. L’impegno della Senatrice terrà in considerazione anche provvedimenti tecnici come la definizione di un piano tariffario di riferimento e la compensazione interregionale, per i malati che devono cambiare regione per ottenere le cure palliative o per avvicinarsi ai propri familiari.
“La senatrice De Biasi –ha dichiarato il dr. Moroni ai microfoni di pharmastar-ha preso degli impegni in termini di attenzione affinchè la legge 38, che è un’ottima legge ma ancora non è del tutto attuata, posso invece esprimere tutto il suo potenziale in tempi rapidi”.
“Nonostante siano ormai riconosciute come un modello di assistenza necessaria per le persone  malate affette da patologie inguaribili, ad oggi solo il 30% dei malati che muoiono di tumore può accedere alle cure palliative  - continua Moroni. Restano praticamente esclusi i bambini, le persone colpite da patologie evolutive non oncologiche e i malati che risiedono in alcune parti d’Italia. A oltre 5 anni dalla sua emanazione, devono essere attuati i contenuti della legge 38/2010, soprattutto se si considera che un uso opportuno delle  cure palliative assicura risparmi alla Sanità, diminuendo ricoveri, accertamenti diagnostici e terapie ormai inappropriate” – ha evidenziato il dr. Moroni.
“Questo dato del 30% in realtà è un indicatore molto ottimistico-ha precisato il dr. Morini a pharmastar- perché in un recente documento dell’OMS, che si chiama Atlante pubblicato nel 2014, definisce il bisogno di cure palliative in 560 persone ogni 100.000 abitanti. Questo per l’Italia vuol dire circa 340 mila persone di cui solo il 40% sono affette da tumore e noi riusciamo ad assistere con le CP il 30% di questo 40%. Malati non oncologici che accedono alle CP, secondo recenti dati di Agenas, sono il 6% di tutti gli assistiti a domicilio”.
Moroni ha anche sottolineato che guardando alle singole regioni alcuni dati sono estremamente eloquenti perché lo sviluppo delle CP va valutato secondo un parametro che è il numero dei malati che sono costretti a morire in ospedale e quindi con ricoveri spesso inappropriati e anche uno spreco di risorse.
 “Le regioni come la regione Lombardia, la regione Lazio-ha aggiunto il dr. Moroni- e altre hanno investito sulle CP e hanno visto in questi anni drasticamente diminuire il numero dei ricoveri in ospedale, i tempi di terapie , di diagnosi, di costi non appropriati al percorso di cura.  Altre regioni, con carenza di alternative sul territorio come hospice e cure domiciliari strutturate, hanno visto questo dato aumentato. A livello nazionale abbiamo già visto ridurre il numero di decessi in ospedale del 23% e, quindi, per ora solo a livello potenziale un risparmio di 145 milioni di euro. Se anche solo una parte di questi soldi venissero destinati alle CP noi riusciremmo a realizzare dei servizi estremamente efficienti e coerenti con la legge 38”.
Ricordiamo che le associazioni che erogano o finanziano le cure palliative rappresentano un esercito di circa 1 900 professionisti della salute (medici, infermieri, OSS, psicologi), che nel 2014 hanno dato assistenza a oltre 19mila malati incurabili, ma rappresentano anche i quasi 4 000 volontari, che nell’ultimo anno hanno donato ai malati incurabili il corrispettivo di 96mila giornate di lavoro.
“Le CP si sono sviluppate laddove si sono create delle condizioni-ha concluso il dr. Moroni- condizioni create anche da istituzioni a livello locale sensibili , professionisti attenti e forse soprattutto la spinta da parte di organizzazioni no profit. Questo non è successo in tutti i territori anche se la legge 38 doveva servire proprio a questo a rendere non casuale ma omogeneo il diritto alle CP.
Ci sono voluti molti anni per arrivare ai decreti attuativi che pero’ oggi ci sono; le regioni sono dunque chiamate, e anche in tempi brevi e certi, perché c’è un’intesa Stato-Regioni che dice che entro il 2017 le reti di CP locali andranno accreditate da parte dello Stato e, quindi, le regioni inadempienti devono recuperare un ritardo importante".
Emilia Vaccaro

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