Dolore

Identificati marcatori danno epatico dopo overdose da paracetamolo

Un gruppo di scienziati dell’Università di Liverpool ha identificato alcune molecole presenti nel sangue che potrebbero predire il rischio di danno epatico otto ore dopo una overdose da paracetamolo. Lo studio è stato pubblicato sula rivista Hepatology.

L’overdose da paracetamolo è una delle cause più frequenti di ospedalizzazione nel Regno Unito. Ogni anno si contano in UK circa 90.000 ospedalizzazioni per intossicazione da paracetamolo e 47.000 giorni di malattia per tale causa solo in Inghilterra. L’overdose da paracetamolo può causare danno epatico e nei casi più gravi può portare al decesso.

Il gruppo di ricercatori di Liverpool, in collaborazione con il Royal Infirmary Edinburgh, il National Poisons Information Service e Novartis, ha identificato alcune molecole e Rna che potrebbero essere di aiuto per lo sviluppo di test da utilizzare in ospedale per predire il danno epatico nei pazienti con overdose da paracetamolo. In particolare gli esperti hanno misurato in 129 pazienti i livelli di microRNA-122, un microRna con elevata specificità epatica, la molecola HMGB1, un marker di necrosi, la molecola K18, un markers di necrosi e apoptosi e GLDH, un marker di disfunzione mitocondriale.

Le molecole sono presenti normalmente nel fegato ma quando le cellule epatiche muoiono a causa di un’intossicazione da paracetamolo, questi marcatori si riversano nel torrente circolatorio. I biomarker possono essere quindi misurati nel sangue e danno un’indicazione della gravità del danno epatico.

In tutti i pazienti questi marcatori erano correlati ai picchi di ALT (alanina transaminasi) o INR (International normalised ratio) che misura la capacità di coagulazione del sangue. Nei pazienti con livelli normali di ALT o INR, miR-122, HMGB1 e K18 hanno identificato lo sviluppo (n=15) o meno (n=84) di un danno epatico con un’accuratezza elevata.

Le molecole identificate erano in grado di dare un'indicazione precisa del rischio di danni al fegato anche otto ore dopo l'ingestione del farmaco, tempo in cui gli indicatori usati attualmente sono inefficaci.

L’utilizzo di un test specifico per l’identificazione di questi marcatori potrebbe avere un impatto significativo sulla pratica clinica, riducendo il numero delle ospedalizzazioni e la durata del tempo in cui i pazienti vengono trattati con l’antidoto.

Il paracetamolo è presente nella maggior parte delle dispense dei medicinali in ogni casa ed è commercializzato con nomi diversi: per questo motivo c’è il rischio di overdose quando vengono assunti contemporaneamente più farmaci che lo contengono.

Il paracetamolo viene metabolizzato principalmente a livello epatico. Uno dei suoi metaboliti citotossici viene inattivato dalla coniugazione col glutatione. In caso di overdose le riserve di glutatione si esauriscono e ciò porta ad un accumulo del metabolita citotossico.

I sintomi dell’avvelenamento da paracetamolo, come nausea e vomito, a volte accompagnati da letargia ed eccessiva sudorazione, si manifestano di solito entro 24 ore dall’assunzione dello stesso. Il dolore sottocostale localizzato a destra e l’ittero sono segni di danno epatico.
La necrosi epatica, con un picco dopo 3-4 giorni, può portare all’insufficienza epatica con encefalopatia, emorragia, ipoglicemia ed edema cerebrale nei casi severi. Può risultare fatale se il trapianto di fegato non è attuabile. Può verificarsi contemporaneamente necrosi tubulare con insufficienza renale acuta.

Non c’è una sicura correlazione tra la quantità totale di farmaco ingerita e la severità della tossicità. Qualunque sia la situazione clinica, è opportuno valutare e monitorare in ambito ospedaliero i pazienti che hanno probabilmente ingerito un’eccessiva quantità di paracetamolo.

In caso di avvelenamento da paracetamolo è opportuno stimare la dose ingerita, ridurre l’assorbimento somministrando carbone attivo entro 2 ore dall’ingestione, verificare la concentrazione serica di paracetamolo almeno 4 ore dopo l’ingestione, somministrare acetilcisteina e monitorare in ambito ospedaliero.

Daniel J Antoine, James W Dear, Philip Starkey-Lewis et al., Mechanistic biomarkers provide early and sensitive detection of acetaminophen-induced acute liver injury at first presentation to hospital,  Hepatology DOI: 10.1002/hep.26294
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