Il dolore cronico come sfida di politica sanitaria: una condizione che affligge un europeo su cinque

Dolore
Un europeo su cinque soffre di dolore cronico. I costi diretti e indiretti del dolore cronico rappresentano l’1,5-3% del PIL europeo: questa la fotografia scattata dal presidente della EFIC, la Federazione Europea di medicina del dolore, al congresso «Pain in Europe VIII» che quest’anno si è tenuto a Firenze. Nel corso del suo intervento il presidente EFIC ha ribadito la necessità di investimenti nella ricerca sul dolore, di formazione mirata per gli operatori e di strutture specializzate per la prevenzione, la terapia e la riabilitazione del dolore cronico.

Il dolore cronico, ovvero dolore che perdura da almeno tre mesi, affligge il 20% circa della popolazione adulta nella UE (oltre 80 milioni di persone), una percentuale più che doppia rispetto alle persone che soffrono di diabete. Il 9% degli europei convive quotidianamente con il dolore.[1]Il tipo più frequente è il mal di schiena, che interessa il 63% di quanti soffrono di dolore cronico, seguito da dolori articolari e dolori reumatici.[2] I costi diretti e indiretti complessivi della gestione del dolore cronico sono stimati attorno all’1,5-3% del rendimento economico europeo totale.[3]

Questi dati allarmanti sono stati recentemente discussi a Firenze durante i lavori del congresso della Federazione Europea di medicina del dolore (European Pain Federation EFIC). «È importante dare maggiore visibilità al dolore cronico in quanto problema medico, economico e sociale. Il dolore cronico compromette la qualità di vita più della maggior parte delle altre  patologie ed è la prima  causa di visita dal medico.[4] Il dolore cronico ha importanti ricadute sulla vita quotidiana, lavorativa e familiare delle persone, non è solo causa di un’immensa sofferenza personale ma ha anche un impatto sociale ben più rilevante di quanto spesso si pensi», ha dichiarato il Presidente EFIC, Prof. DDr. Hans Georg Kress (Vienna, Austria).

Il dolore cronico è un onere pesante per le economie nazionali

Proprio in periodi come questo, caratterizzati da una spirale economica negativa e da una forte pressione al risparmio in ambito sociale e sanitario, è importante prestare attenzione alla dimensione economica del dolore cronico, ha spiegato il Prof. Kress. «Non mi riferisco soltanto al massiccio onere del trattamento per i bilanci sanitari, ma soprattutto ai costi indiretti rappresentati dalla perdita di produttività e dall’incapacità lavorativa».

 Benché circa due terzi degli europei afflitti da dolore cronico siano ancora professionalmente attivi, il dolore cronico è responsabile di 500 milioni di giorni di assenza per malattia[5] ed è la prima causa di incapacità lavorativa o di pensionamento anticipato:[6] in questi pazienti il rischio di dover rinunciare all’attività lavorativa è sette volte più elevato che nella popolazione generale.[7]


Malgrado i progressi medici il dolore cronico resta una condizione fortemente sottotrattata

Secondo il Prof. Kress, l’onere sociale del dolore cronico è dovuto in misura preponderante all’inadeguatezza della terapia del dolore. Malgrado gli enormi progressi compiuti nel trattamento del dolore cronico, sono ancora troppo poche le persone che approfittano delle possibilità offerte dalla moderna medicina del dolore: «Oltre la metà dei pazienti afflitti da dolore cronico ha alle spalle una storia di sofferenza di almeno due anni prima di ricevere una terapia adeguata.[8] Un terzo delle persone afflitte da dolore cronico non riceve alcun trattamento[9] e il 38% circa è dell’opinione che l’efficacia o la durata della terapia non sia sufficiente»[10], ha proseguito il Presidente EFIC.

Urge un intervento di politica sanitaria

Le dimensioni del dolore cronico, il suo impatto socioeconomico e le evidenti lacune sul fronte dell’assistenza sono aree di intervento prioritarie per le politiche sanitarie europee e nazionali, ha spiegato il Prof. Kress.  «Urgono investimenti nella ricerca sul dolore, nella formazione mirata degli operatori e soprattutto in strutture specializzate per la prevenzione, la terapia e la riabilitazione del dolore cronico. Diminuendo il dolore cronico si riduce la sofferenza e si aumenta la produttività. Non è cosa da poco»


BIBLIOGRAFIA

1.  Breivik et al, Survey of chronic pain in Europe. European Journal of Pain 2006

2.  Margarit, The impact of pain. Results from a survey in five big EU countries; www.sip-platform.eu

3.  Pain Proposal: Improving the Current and Future Management of Chronic Pain. A European Consensus Report 2010

4.  UK Department of Health. Annual report of the Chief Medical Officer; Pain, breaking through the barrier. 2008

5.  European Pain Network: The EPN Manifesto

6.  Phillips C, Main C, Buck R, Aylward M, Whynne-Jones G, Farr A., Prioritising pain in policy making: The need for a whole systems perspective, Health Policy 88, 2008

7.  Jonsson E., Back pain, neck pain, Swedish Council on Technology Assessment in Health Care Report, NoP: 145: Stockholm, 2000

8.  Pain Proposal: Improving the Current and Future Management of Chronic Pain. A European Consensus Report 2010

9.  Breivik et al, Survey of chronic pain in Europe. European Journal of Pain 2006

10.Pain Proposal: Improving the Current and Future Management of Chronic Pain. A European Consensus Report 2010

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