Il dolore si cura anche con la multidisciplinarietÓ. Al via il 42░ Congresso Nazionale AISD

Oggi si apre a Roma il 42░ Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana per lo Studio del Dolore (AISD), un appuntamento che vede riuniti specialisti di discipline diverse in un confronto multidisciplinare, a sottolineare come la medicina del dolore rappresenti una specialitÓ che deve riunire un bagaglio di conoscenze che vanno dalla medicina interna all'anestesiologia, dalla reumatologia alla neurologia, dalla fisiatria alla ortopedia e altre.

Oggi si apre a Roma il 42° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana per lo Studio del Dolore (AISD), un appuntamento che vede riuniti specialisti di discipline diverse in un confronto multidisciplinare, a sottolineare come la medicina del dolore rappresenti una specialità che deve riunire un bagaglio di conoscenze che vanno dalla medicina interna all’anestesiologia, dalla reumatologia alla neurologia, dalla fisiatria alla ortopedia e altre.

Anche quest’anno ci sarà il contributo fondamentale delle discipline infermieristiche, ma non solo, avremo fisioterapisti, esperti nella cura delle lesioni, tecnici radiologi, ingegneri, professionisti della comunicazione scientifica.

Il programma scientifico
I temi principali del programma riguardano il dolore nelle malattie neuroinfiammatorie, autoimmuni e neurodegenerative, il dolore acuto e cronico, il dolore osteoartrosico e postoperatorio. Particolare attenzione è stata riservata al dolore in anziani e bambini, nei pazienti fragili. Verranno inoltre esplorati gli ambiti, le espressioni della fragilità e della vulnerabilità clinica e sociale.

Tra l’altro quest’anno il tema scelto dalla IASP, International Association for the Study of Pain per l’Anno Mondiale contro il dolore è dedicato proprio alle persone più fragili e vulnerabili: anziani, bambini e adolescenti, persone con deficit cognitivi o disturbi psichiatrici, vittime di torture. Una sessione sarà dedicata a questo tema e un’altra tratterà anche dell’impatto del dolore nelle lesioni e nelle ferite di guerra.

Le novità e le consolidate evidenze di efficacia dei farmaci saranno ampiamente discusse in tutte le sessioni. La bioetica sarà argomento di confronto tra esperti di bioetica e medicina legale, mentre saranno affrontate le attualità in terapia interventistica ed intra-articolare.

Le sessioni a carattere infermieristico vedono come comune denominatore il ricorso ad ambiti e declinazioni della medicina non usuali; in particolare verranno indagati temi che attengono alla valutazione del dolore in corso di procedure cliniche, all'utilizzo di nuovi modi espressivi in medicina facendo riferimento alle tecniche della telemedicina.

«L’appropriatezza terapeutica, basata sulle evidenze cliniche e sulla conoscenza della fisiopatologia del dolore e delle terapie farmacologiche, come guida per la costruzione di percorsi diagnostico-terapeutici multidisciplinari, è da anni al centro dell’impegno della nostra associazione» – sottolinea Stefano Coaccioli, Presidente dell’Associazione Italiana per lo Studio del Dolore e del Comitato scientifico del Congresso.

«ll qualificato programma in cui si articolano i tre intensi giorni di lavoro»- aggiunge Maurizio Evangelista, presidente del Comitato organizzatore e locale - «continuerà a sottolineare che non esiste il “farmaco giusto”, come sovente accade di sentire, ma esiste una giusta associazione di molecole e tecniche più idonee per quel singolo paziente, per la sua peculiare situazione e per i suoi personali obiettivi di quotidianità. in altri termini, sarà riaffermata la crucialità del concetto di “personalizzazione della terapia”, da ottenere in maniera “ortodossa”: impiegando quanto attualmente disponibile, coniugando competenze tecniche ed empatia all’interno di una imprescindibile, di appropriatezza, autorevolezza rigorosa e documentata affidabilità scientifica. In maniera significativa, tramite le sue numerose sessioni congiunte, il Congresso vuole inoltre testimoniare, una volta di più, la pressante necessità di sinergie inter e multidisciplinari tra tutte quelle società scientifiche sebbene di differente dottrina specialistica, si occupano di dolore; la gestione ottimale di un quadro complesso, multiforme e così devastante quale quello del dolore cronico necessita di un’azione congiunta capace di fornire la risposta più integrata ed adeguata possibile al mosaico bio-psicosociale, specifico per ognuno dei singoli pazienti con dolore cronico.»

Eccellenza nella formazione in tutti i Corsi di Laurea delle professioni sanitarie
I sondaggi recenti sono purtroppo unanimi nell’indicare che il paziente con dolore cronico riceve spesso cure adeguate solo dopo mesi, in alcuni casi anche dopo anni di peregrinazioni da uno specialista all’altro, e il 63% della popolazione non sa che è in vigore dal 2010 la Legge 38 sull'accesso alla terapia del dolore. «La formazione degli operatori è spesso disomogenea, quindi è tempo di mettere sotto i riflettori la necessità di una formazione qualificata, uniformando i programmi didattici frontali e le attività pratiche al letto del malato e inserendo la medicina del dolore nei Corsi di Laurea delle professioni sanitarie» – come spiega il Prof. Coaccioli - «Inoltre, fatto di grande importanza, non c’è adeguata informazione sui centri di terapia del dolore operanti nel territorio. Noi stessi, come associazione, riceviamo molto spesso richieste da pazienti, con problematiche di dolore insolute da tempo, che cercano informazioni sui centri dove rivolgersi, avendo già provato molte strade senza successo».

Il dolore cronico: un fatto privato? La prospettiva dell’etica pubblica
Questo il titolo della lettura magistrale che il prof. Sebastiano Maffettone, Professore di Filosofia Politica presso la LUISS “Guido Carli”, presenterà nel corso della cerimonia inaugurale. L’ospitalità concessa anche quest’anno dall’Università LUISS, nella splendida sede di Villa Blanc, testimonia, concretamente, l’interesse della comunità del mondo non-medico, per l’impatto socioeconomico della malattia dolore, che in Europa colpisce circa 100 milioni di cittadini, con una prevalenza del 50% nella popolazione anziana.