Insufficienza epatica acuta da paracetamolo, un nuovo modello di predizione aumenta la sicurezza del farmaco

Dolore
Non è una novità che il paracetamolo, analgesico comunemente utilizzato in bambini ed adulti, può provocare danni epatici che in alcuni casi, per fortuna molto rari, possono condurre anche al decesso. La sopravvivenza dei pazienti, in questi casi, può essere aumentata attraverso un nuovo modello di predizione ideato in Gran Bretagna.

Tale sistema identifica i pazienti che necessitano di trapianto di fegato in seguito a insufficienza epatica acuta provocata dall’assunzione di paracetamolo e ne aumenta la sopravvivenza. Questa novità è stata presentata a Londra al congresso dell’EASL, l’Associazione Europea per lo studio del Fegato.

Bisogna però innanzitutto precisare che l'insufficienza epatica acuta che si instaura in seguito all'eccessiva assunzione di farmaci in Italia è un problema relativo rispetto ad altri Paesi quali il Regno Unito o gli Stati Uniti. Infatti, nel nostro Paese solo il 10% dei casi di insufficienza epatica acuta è generata da farmaci (non solo dal paracetamolo), mentre in oltre il 50% dei casi tale complicanza insorge soprattutto a seguito di complicanze dell'epatite B. Invece, nel Regno Unito nel 46% dei casi l'insufficienza epatica acuta è dovuta a paracetamolo e in Usa tale percentuale sale al 60%.

Il paracetamolo è classificato come un analgesico blando ed è comunemente utilizzato per dare sollievo in caso di mal di testa o altri dolori lievi. E’ anche uno dei componenti principali dei farmaci da usare in caso di raffreddore e influenza; è largamente prescritto ma è anche un farmaco da banco, economico e frequentemente utilizzato. La sua sicurezza si riduce drasticamente quando viene assunto in contemporanea all’alcool.

I sintomi dell’avvelenamento da paracetamolo, come nausea e vomito, a volte accompagnati da letargia ed eccessiva sudorazione, si manifestano di solito entro 24 ore dall’assunzione dello stesso. Il dolore sottocostale localizzato a destra e l’ittero sono segni di danno epatico.

La necrosi epatica, con un picco dopo 3-4 giorni, può portare all’insufficienza epatica con encefalopatia, emorragia, ipoglicemia ed edema cerebrale nei casi severi. Può risultare fatale se il trapianto di fegato non è attuabile.

Nel Regno Unito, l’intossicazione da paracetamolo è la più comune causa di insufficienza epatica e presenta elevati tassi di mortalità. Nel 1998, il governo inglese ha ristretto le vendite del paracetamolo da banco a confezioni da 32 compresse (500 mg) per le farmacie e da 16 compresse (500 mg) nelle parafarmacie. I farmacisti possono fornire anche più di 100 compresse nei casi di soggetti con condizioni croniche a discrezione del farmacista.

Ogni anno in Inghilterra e Galles muoiono 150-200 individui per conseguenze da abuso di paracetamolo e vengono effettuato tra 15 e 20 trapianti di fegato a causa di tale avvelenamento.

Per limitare tali numeri, i ricercatori del King’s college hospital di Londra e della Foundation for liver research hanno studiato 500 pazienti con insufficienza epatica acuta correlata al paracetamolo. Hanno, quindi, sviluppato e validato un nuovo modello di predizione che permette la misura individualizzata del rischio di mortalità senza trapianto di fegato.

Sono stati studiati 320 pazienti, che erano stati ricoverati tra il 2000 e il 2007, che formavano un dataset di training e 180, tra il 2008 e il 2012, che sono stati valutati in un periodo di tre giorni dopo l’ammissione ad un’unità di cura specialistica intensiva.

Come hanno spiegato gli esperti durante il congresso, “il trapianto è il trattamento definitivo per i pazienti che rispondono ai criteri previsti, ma gli attuali strumenti di selezione non valutano i cambiamenti prognostici nel tempo né quantificano il rischio di mortalità individuale”.

In questo nuovo studio, alcuni parametri sono stati identificati come predittori del fallimento epatico e del rischio più elevato di mortalità; tra questi i più importanti sono l’età, l’encefalopatia, la gravità dell’insufficienza cardiovascolare ma anche variabili dinamiche come il pH arterioso, la concentrazione di lattato e creatinina nei primi tre giorni. Attraverso questi parametri viene calcolato il rischio di mortalità personalizzato e vengono identificati i candidati che hanno maggiore necessità di trapianto di fegato

I risultati hanno mostrato che la predizione dei sopravvissuti a 15 giorni senza trapianto nei gruppi di training e di prova era dello 0.95 (95% Cl 0.93-0.98) e 0.91 (0.82-1.00), rispettivamente.

Questi numeri erano significativamente più alti di quelli standard del King’s college (0.78; 0.72-0.83) ed in più adesso la predizione della sopravvivenza è quantificata per ogni individuo. Il Dott. Markus Peck-Radosavljevic, segretario generale dell’EASL e Professore associato di Medicina all’Università di Vienna ha dichiarato che: “l’insufficienza epatica acuta è un disturbo devastante che innesca una cascata di eventi che possono portare all’insufficienza in più organi e spesso alla morte. Questo modello di sopravvivenza ad alto rendimento per l’insufficienza epatica indotta da paracetamolo consentirà per ogni individuo la valutazione della gravità del problema e fornirà il rischio di mortalità individuale. Questo è un valido strumento anche per consentire ai medici di prendere una decisione consapevole sul trapianto di fegato, migliorando l’esito per ogni paziente”.

Bernal et al. Personalised transplantation decision-making in acute liver failure: development and validation of a novel dynamic outcome prediction model for paracetamol-induced disease. Abstract presented at the International Liver Congress 2014
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