Dolore

Intolleranza al freddo, è un problema per il paziente fibromialgico?

L'intolleranza al freddo è un sintomo di fibromialgia? Questa domanda è stata posta ieri da Giusy Fabio, vicepresidente Aisf-odv (Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica) al prof. Piercarlo Sarzi Puttini, reumatologo presso l'Ospedale L.Sacco di Milano e presidente Aisf-odv e al dott. Roberto Casale, neurologo e direttore OPUSmedica PC&R Network, Persons Care & Research Network durante una diretta sulla pagina Facebook dell'associazione pazienti. Emerge che questa problematica è presente nei pazienti con fibromialgia ma è utile fare una diagnosi differenziale per evidenziare altre problematiche anche concomitanti. In questo articolo abbiamo riassunto i punti salienti della diretta.

L’intolleranza al freddo è un sintomo di fibromialgia? Questa domanda è stata posta ieri da Giusy Fabio, vicepresidente Aisf-odv (Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica) al prof. Piercarlo Sarzi Puttini, reumatologo presso l’Ospedale L.Sacco di Milano e presidente Aisf-odv e al dott. Roberto Casale, neurologo e direttore OPUSmedica PC&R Network, Persons Care & Research Network durante una diretta sulla pagina Facebook dell’associazione pazienti. Emerge che questa problematica è presente nei pazienti con fibromialgia ma è utile fare una diagnosi differenziale per evidenziare altre problematiche anche concomitanti. In questo articolo abbiamo riassunto i punti salienti della diretta.

La fibromialgia mostra continuamente una eterogeneità dei sintomi; molto spesso quando si raccoglie la storia del paziente non emerge solo il dolore cronico ma anche una serie di segni e sintomi non facilmente collegabili al dolore. Il medico da un lato deve sapere cosa il paziente può descrivere e dall’altro anche il paziente deve essere in grado di descrivere quello che prova.
“Tra i sintomi più negletti ma interessanti dal punto di vista fisiopatologico c’è l’intolleranza al freddo che vuol dire non riferire una sensazione di freddo quando le temperature si abbassano sotto una certa soglia (anche se non eccessivamente).
Quindi, esiste una certa difficoltà ad adeguarsi a un cambio di temperatura; normalmente con brividi, alimentazione ed esercizio manteniamo una termoregolazione costante essendo animali a sangue caldo” precisa il prof. Sarzi Puttini.

“Il caldo e il freddo condividono con il dolore le fibre C che sono quelle del nervo periferico che sono prive di guaina mielinica. Quindi da questo punto di vista il caldo, il freddo e il dolore sono cugini stretti; il neurologo, infatti, analizza anche il caldo e il freddo quando indaga sul dolore perché un disturbo della percezione del caldo e del freddo ci può indicare una neuropatia delle piccole fibre” evidenzia il dott. Casale.

La soglia di percezione del caldo e del freddo non è differente nei soggetti con sindrome fibromialgica ma la tolleranza a tali stimoli lascia perplessi cioè vi è una percezione che quella temperatura non sia piacevole; ad esempio, il freddo ha come il dolore una connotazione di sgradevolezza.
Molti dei sintomi che il fibromialgico percepisce in periferia non riescono a trovare una specifica causa con un esame clinico. Per questo qualche medico continua a pensare che è una malattia immaginaria.
Ma bisogna considerare varie possibili problematiche concomitanti o del tutto separate dalla fibromialgia.

Ad esempio, “ricordiamo che il fenomeno di Raynaund è molto comune nel fibromialgico; questo consiste di un eccessivo raffreddamento e cambiamento di colore di alcune aree del corpo, in genere le dita, la punta del naso e le orecchie, in presenza di basse temperature o in condizioni di stress emotivo” spiega il prof. Sarzi Puttini.
“Nella malattia di Raynaund il dolore è un vero dolore neuropatico perché anche se colpisce un dito solo viene poi percepito cupo ed interno e si espande a tutta la mano.
Il dolore della malattia di Raynaund non è il dolore che ha il paziente fibromialgico, sono nettamente diversi; il Rayanund è un tipico dolore vascolare e ischemico anche se le due patologie possono sovrapporsi” aggiunge il dott. Casale.

Con la capillarescopia si cerca di capire se ci sono lesioni del letto capillare a livello del letto ungueale e quest’analisi è importante per fare diagnosi differenziale.
Altro aspetto da considerare è lo stato anemico del paziente. Tassi bassi di emoglobina rendono più difficile l’adattamento alle variazioni termiche quindi l’anemia obbliga il nostro organismo a velocizzare il trasporto dell’ossigeno nel sangue e spesso si diventa tachicardici.

Altra causa è l’ipotiroidismo come la tiroidite di Hashimoto.
“E’ sicuramente importante eseguire degli esami ematochimici di base (emocromo con stato di ferro, dosaggio della vitamina B12 e di acido folico, indici infiammatori, esame urine, urinocoltura); in base al risultato di questi esami può essere conveniente effettuare una visita endocrinologica per la valutazione di una possibile alterazione degli ormoni tiroideii, una visita diabetologica per valutare la glicemia, una visita reumatologica con capillaroscopia per la sindrome di Raynaund”.

Il ferro è importante anche per un corretto funzionamento della tiroide, se la ferritina è molto bassa va corretta. La tiroide agisce come una specie di termostato per regolare la temperatura del corpo.
“È molto importante anche valutare l’insulinemia che può indurre fenomeni di brividi ed intolleranza al freddo e nella donna, sempre legato all’insulina e ai grassi, c’è il problema del grasso bruno che è quella parte di grasso che viene mobilizzata quando uno è sottoposto a stress termico. Attraverso un’attivazione adrenergica si attiva la termogenesi e il grasso bruno così aumenta la temperatura interna. Queste persone sotto stress hanno sempre un po' di febbriciattola.

Nello stress cronico c’è nel fibromialgico un’attivazione minore del grasso bruno e quindi la termogenesi non è ottimale” sottolinea il dott. Casale.

Infine, il peso corporeo. È importante considerare anche che l’aumento di peso modifica i nostri adipociti e spesso si presenta una sindrome metabolica che impone un’attenzione metabolica con controllo del peso con attività fisica ed alimentazione. Chi perde massa grassa può ripristinare una corretta attività endocrinologica di sistema di gestione dei grassi.
Va posta grande attenzione all’equilibrio della massa grassa, bisogna prevenire degli aumenti con un’adeguata attività fisica.

Ci sono anche alcune neuropatie come la neuropatia diabetica o post-erpetica che sono una concausa di intolleranza al freddo.
In conclusione, l’intolleranza al freddo può avere tante cause, alcune collegate alla fibromialgia, altre che si sommano ma altre che possono assolutamente essere scollegate da essa. Ci sono anche tanti aspetti ancora da chiarire, ad esempio sarebbe interessante capire se nel fibromialgico prima del dolore insorge una intolleranza al freddo.