La cannabis medica non è una soluzione al problema delle morti per overdose di oppiacei

Dolore

La legalizzazione e un accesso più ampio alla cannabis medica non hanno ridotto la mortalità da overdose da oppioidi. Secondo uno studio della Stanford University, in California, appena pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, la cannabis medica legalizzata ha fatto registrare un aumento del 22,7% delle morti per overdose da oppioidi, ma la ricerca sui suoi benefici deve continuare.

La legalizzazione e un accesso più ampio alla cannabis medica non hanno ridotto la mortalità da overdose da oppioidi. Secondo uno studio della Stanford University, in California, appena pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, la cannabis medica legalizzata ha fatto registrare un aumento del 22,7% delle morti per overdose da oppioidi, ma la ricerca sui suoi benefici deve continuare.

«Nell’ambito della ricerca di soluzioni al problema degli oppiacei si è fatta strada l’idea, propagandata dalle persone e dall'industria, che approvare le leggi sulla cannabis poteva dare dei risultati», ha dichiarato l’autore principale Chelsea Shover, della Stanford University School of Medicine, Palo Alto, California. «La questione principale e quanto emerge dal nostro studio è che le leggi sulla cannabis medica non sembrano ridurre le overdosi da oppioidi a livello di popolazione, ma questo non significa che non dovremmo continuare a fare ricerca e a discutere politicamente sulle leggi relative al suo impiego».

Rivisitazione di uno studio precedente
Secondo uno studio precedente pubblicato su JAMA Internal Medicine nel 2014, dal 1999 al 2010 gli stati con leggi sulla cannabis medica avevano registrato aumenti più lenti dei decessi per overdose da oppioidi. Il nuovo studio ha esteso il periodo di valutazione di 7 anni, contemplando gli anni dal 1999 al 2017.

Lo studio precedente «aveva creato una suggestione mostrando che le leggi sulla cannabis medica erano associate a tassi di mortalità da overdose da oppioidi inferiori al previsto nel periodo 1999-2010» hanno scritto i ricercatori. «L'entusiasmo per questo approccio si è verificato nonostante gli avvertimenti degli autori a fare attenzione quando si usano correlazioni ecologiche per trarre conclusioni causali a livello individuale».

Dopo la pubblicazione dello studio del 2014 i sostenitori della marijuana medica e alcuni funzionari pubblici hanno interpretato i risultati ipotizzando che, consentendo l'accesso alla marijuana legalizzata, la gente l’avrebbe utilizzata contro il dolore o per uso ricreativo al posto degli oppiacei. Tra la conclusione dello studio del 2014 e di quello appena pubblicato, 32 stati hanno promulgato leggi sulla cannabis medica, 17 dei quali hanno consentito solo la cannabis medica con bassi livelli di tetraidrocannabinolo (THC, il composto psicoattivo nella cannabis) e 8 stati che invece hanno esteso il permesso alla cannabis per uso ricreativo.

Nonostante questo le morti per overdose da oppioidi sono aumentate drammaticamente durante quel periodo, quindi i ricercatori hanno voluto rivalutare la questione replicando la metodologia dello studio originale. Hanno inoltre creato un modello che teneva conto della presenza della legge sulla cannabis ricreativa, che presumibilmente indica un maggiore accesso alla sostanza, o che ne limitava l’uso a bassi livelli di THC, legato a un accesso più limitato.

La nuova ricerca ha confermato i risultati dello studio del 2014 per l’intervallo temporale a cui si riferiva, ma quando sono state esaminate le morti dovute agli oppiacei fino al 2017, e a quel punto la maggior parte degli stati aveva legalizzato una qualche forma di marijuana per uso medico o ricreativo, ha mostrato che era vero il contrario: gli stati con la marijuana medica legale hanno registrato un aumento del 22,7% nelle morti per overdose da oppioidi.

Nessuna incidenza del livello di restrizione
Tuttavia, quando i ricercatori di Stanford hanno confrontato gli stati con leggi più restrittive sulla marijuana medica con quelli che ne permettono un uso più ampio, non hanno trovato alcuna correlazione tra la mortalità da overdose di oppioidi e il livello di restrizione.

«La contabilizzazione dei diversi tipi di leggi non ha cambiato la linea di fondo», ha detto Shover. «Inoltre, dato che solo il 2,5% della popolazione statunitense fa uso di marijuana medica, è improbabile che l'uso possa influenzare le statistiche di mortalità».

Gli autori hanno affermato di credere che la marijuana medica dia dei benefici e che la ricerca sulla sua efficacia dovrebbe continuare. «Ci sono valide ragioni per perseguire le politiche sulla cannabis medica, ma l’overdose da oppiacei non sembra essere una di queste. Invitiamo i ricercatori e i politici a concentrarsi su altri modi per ridurre la mortalità legata a questo abuso».

Una questione ancora controversa
Commentando lo studio, Dan Berlau della Regis University School of Pharmacy a Denver, Colorado, ha detto che «i risultati costringono gli scienziati a rivalutare le loro ipotesi sulla cannabis e gli oppioidi».

«Lo studio sottolinea ulteriormente la necessità di una ricerca sulla cannabis finanziata a livello federale, che al momento è molto ristretta ed estremamente impegnativa da eseguire», ha osservato. «Una volta stabiliti o esclusi i benefici concreti e tangibili della cannabis, i medici potranno educare adeguatamente i loro pazienti».

«La poca robustezza delle scoperte precedenti evidenzia anche le sfide nel controllo dei messaggi scientifici in aree politiche controverse», hanno osservato gli autori. «Chi è legato all’industria ha la capacità di promuovere risultati congeniali, e le persone che soffrono sono alla disperata ricerca di soluzioni efficaci».

I cannabinoidi hanno «dimostrato benefici terapeutici, ma la riduzione della mortalità da overdose a livello di popolazione non sembra essere tra questi», hanno concluso.

Bibliografia

Chelsea L et al. Association between medical cannabis laws and opioid overdose mortality has reversed over time. Proc Natl Acad Sci U S A. 2019 Jun 10. pii: 201903434.

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