Testo a cura del Prof. Guido Fanelli
Presidente della Commissione Nazionale Cure Palliative e Terapia del Dolore - Ministero della Salute


Curare adeguatamente il dolore è un dovere per ogni medico; non subirlo è un diritto di ogni paziente: la Legge 38 del Marzo 2010 tutela gli italiani, puntando a garantire un equo accesso alle cure e a trattamenti più appropriati. Oggi, a due anni dal varo del provvedimento, il bilancio è incoraggiante. La Commissione Tecnica della Conferenza Stato-Regioni ha di recente espresso parere sostanzialmente positivo sul documento con i requisiti minimi di accreditamento delle due reti territoriali; il Ministro Balduzzi ha apprezzato il lavoro svolto finora, spronandoci a proseguire in questa direzione con rinnovata determinazione, per raggiungere risultati sempre più concreti.

E’ necessario ancora un grande impegno, da parte di tutti gli attori coinvolti, affinché ciascun cittadino, ovunque risieda in Italia, possa usufruire di un’assistenza qualificata. Iniziative come il Progetto BEHTA, che in particolare approfondisce un tema importante e delicato come il BTcP, creano proficue occasioni di confronto e di riflessione tra addetti ai lavori, favorendo la formazione del personale sanitario e una maggiore appropriatezza prescrittiva, così come previsto dalla stessa Legge 38”.

Ma vediamo a che punto siamo con la Legge 38/2010 sulla terapia del dolore e le cure palliative, a meno di 2 anni dalla sua approvazione. I primi risultati sono incoraggianti. Siamo sempre stati consapevoli delle difficoltà che la Legge avrebbe potuto incontrare per motivi culturali. Il provvedimento legislativo di fatto "obbliga" il medico a occuparsi del dolore che un paziente prova, qualunque ne sia la causa.

Una Legge così innovativa, richiede tempo per passare dalla teoria alla pratica clinica quotidiana: si presentano molti ostacoli da superare, occorrono una formazione adeguata e un grande lavoro corale: in sostanza, si rende necessaria una “rivoluzione” culturale, per poter cambiare abitudini e comportamenti ormai consolidati.

Lo scorso 30 dicembre abbiamo consegnato al Ministro Balduzzi un rapporto ufficiale e dettagliato del 2011 su tutto quello che è stato fatto, a partire dal varo della Legge, avvenuto il 9 marzo 2010.

Oggi possiamo dire che i risultati ci sono e sono ormai evidenti. Sicuramente c’è ancora da lavorare, per garantire a tutti i cittadini il diritto a non soffrire e vincere le resistenze culturali verso i farmaci oppioidi, ma abbiamo fatto molta strada, in questi mesi.

Ma scendiamo nel dettaglio di quanto è stato realizzato finora. Innanzitutto, le linee guida predisposte dalla Commissione Ministeriale per la promozione, lo sviluppo e il coordinamento degli interventi regionali nell'ambito della rete di cure palliative e della rete di terapia del dolore - peraltro già approvate dal Consiglio Superiore di Sanità e dal Ministero dell’Economia - il 16 dicembre 2010 hanno avuto l’imprimatur anche da parte della Conferenza Stato-Regioni. Si tratta di un passaggio fondamentale, la chiave di volta per garantire piena attuazione alla Legge.

Intervento sviluppato per la conferenza stampa: "Progetto BEHTA: c'è più vita senza dolore - Formazione&informazione in quattordici piazze d'Italia". Roma, 12 aprile 2012

In questi mesi sono stati inoltre stabiliti i requisiti minimi e i criteri strutturali per l’accreditamento degli Hub e Spoke presenti sul territorio ed è stata definita la ripartizione omogenea dei fondi economici per le Regioni. Molte Regioni, tra l’altro, hanno già approvato specifiche delibere e sono al lavoro per implementare le reti locali di cure palliative e terapie del dolore, in linea con i criteri previsti dalla nuova normativa.

Per quanto riguarda la formazione dei medici, abbiamo istituito un Tavolo congiunto fra Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca e Ministero della Salute, per definire i criteri su cui impostare i master universitari in terapie del dolore e cure palliative per il personale sanitario: conoscenza e informazione sono infatti alla base di quella appropriatezza prescrittiva che la Legge 38 intende raggiungere in Italia. Nessuno potrà inventarsi
professionista in terapia del dolore e nulla dovrà essere lasciato al caso o all’improvvisazione.

Non abbiamo trascurato il settore importantissimo del volontariato, dove era necessario fissare i requisiti che i volontari dovranno avere nel loro curriculum. E’ nato per questo un Tavolo tecnico con tutte le organizzazioni che operano in questo settore, anche a livello pediatrico, per individuare il curriculum di base dei non sanitari operanti nelle cure palliative e dolore. La Direzione Generale delle risorse umane e delle professioni sanitarie del Ministero della Salute sta attualmente terminando di elaborare i criteri generali da seguire per la formazione dei volontari.

Posso dire che ad oggi, nel complesso, è stato realizzato l’85% di quanto previsto e richiesto dalla nuova normativa. Il 24 giugno 2011 è stato attivato un monitoraggio capillare sul consumo di oppioidi e l'appropriatezza prescrittiva: si tratta di un percorso che dovrà andare dalla periferia al centro del sistema e sarà utile nel determinare un’inversione di tendenza all’impiego spesso inappropriato di FANS: il consumo di oppioidi sta infatti crescendo, ma restiamo ancora il primo Paese al mondo per impiego di antinfiammatori non steroidei. Tale strumento denominato il “Cruscotto” è infatti uno specifico software per rilevare, attraverso i dati del Sistema Informativo Sanitario e quelli messi a disposizione dalle Regioni, la tipologia delle prestazioni ospedaliere erogate e i farmaci prescritti.

La cura del dolore potrà diventare uno degli obiettivi da porre ai Direttori Generali di ospedali e aziende sanitarie. I manager dovranno assicurare l'attuazione di quanto previsto dalla Legge 38, monitorare il consumo di farmaci oppiacei e riferire alle Regioni, che a loro volta comunicheranno i risultati alla Commissione nazionale, istituita al Ministero della Salute il 24 maggio 2010.

Per trasferire le prescrizioni di legge nel concreto della pratica clinica, in conclusione, ribadisco ancora una volta l’importanza di creare un lavoro di squadra tra Governo, Regioni, strutture sanitarie, medici e infermieri. Soltanto così si potrà garantire, da un lato, un approccio terapeutico più appropriato e, dall’altro, un’uniformità e continuità assistenziale sull’intero territorio nazionale. E’ una vera rivoluzione nel campo della medicina, che potrà essere realizzata nel nostro Paese solo se ci sarà la collaborazione di tutti.