Legge sul dolore, il 38% degli infermieri è del tutto estraneo all'argomento

Dolore
Il diritto del malato a non soffrire è un argomento molto dibattuto tra esperti del settore, società scientifiche e associazioni dei malati. Tra le figure principali dell’assistenza al paziente con dolore, quella dell’infermiere è fondamentale, in quanto rappresenta la prima interfaccia tra paziente e struttura sanitaria. Ma siamo sicuri che questa figura conosca almeno le nuove normative e direttive in tema dolore? A questa domanda ha risposto un questionario online “Infermiere e Dolore”, pubblicato sul sito della Fondazione Procacci, che ha rivelato come il 62% degli infermieri partecipano a corsi di aggiornamento o hanno avuto una formazione specialistica sul tema ma il 38% è del tutto estraneo all’argomento. Questi risultati preliminari, basati sulla valutazione di 670 questionari, sono stati presentati a San Marino in occasione del convegno “Dolore e assistenza infermieristica” e, a breve, saranno presentati i risultati definitivi su rivista internazionale.

Tra i diritti della persona si annovera quello di tutelare il trattamento del dolore, come sancito da carte internazionali (es. la Declaration of Montreal- IASP) e dalla stessa Legge Italiana 38/2010, in cui tutti i professionisti della salute sono chiamati a rispondere a tale obbligo professionale, oltre che umano.

Il ruolo del nursing  (scienze infermieristiche) nella gestione e valutazione del dolore è fondamentale dal triage in DEA (dipartimento di emergenza e urgenza-accettazione),  nell’assistenza pre e post-operatoria, a domicilio, nelle cure palliative, insomma in tutti i setting in cui può essere rilevato un bisogno di assistenza infermieristica. Tutto ciò presuppone una competenza di base e avanzata, in alcuni casi di un elevato background culturale sia sui profili di cura, sia sugli aspetti normativi, nazionali ed internazionali i in materia dolore.

Il questionario online “Infermiere e Dolore” promosso dalla Fondazione Paolo Procacci Onlus, con il patrocinio dell’Associazione Italiana per lo studio del dolore, l’Associazione Sammarinese per lo studio del dolore e con la collaborazione con la Federazione Nazionale dei Collegi di IPASVI,  ha effettuato una valutazione delle conoscenze sul tema della medicina del dolore e sull’attuazione della legge 38 del 2010 su un elevato campione di  infermieri.(1)

I primi risultati rilasciati parlano chiaro. Innanzitutto esistono delle differenze regionali per cui in alcune aree geografiche c’è una scarsa valutazione del dolore e spesso i trattamenti antalgici sono inadeguati o non soddisfacenti.

Le strutture sanitarie e di assistenza domiciliare non sono distribuite in maniera omogenea sul territorio nazionale e il personale sanitario risulta spesso impreparato e non adeguatamente formato  nella gestione del dolore.

Per quanto riguarda l’aspetto formativo, il questionario ha rivelato una carenza di reti formative e progetti di medicina del dolore volti alle figure infermieristiche; per cui il 62% degli infermieri partecipanti al sondaggio hanno dichiarato di aver partecipato ad eventi formativi o corsi specialistici (tra l’altro ritenuti utili dall’86% dei partecipanti) ma ben il 38% è completamente estraneo all’argomento.

L’80% dei partecipanti al sondaggio ha dichiarato di conoscere i contenuti della legge 38/2010, che tutela l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore al fine di assicurare la qualità delle cure e la loro appropriatezza. I dati sull’applicazione di questa legge non sono però entusiasmanti se si pensa che ben il 45% degli intervistati non ha un referente che coordini il team multidisciplinare o il piano terapeutico antalgico a livello ospedaliero. Una recente indagine italiana del 2011, ha rilevato una resistenza nell’aderenza ad un approccio multidisciplinare nella cura del dolore, anche nei centri di terapia del dolore (2)

Per quanto concerne la conoscenza delle scale per la misura del dolore, l’88% dei partecipanti le conosce ma il 30% non ne fa un uso capillare nella pratica quotidiana.

Molti infermieri (41%) ritengono, inoltre, che il trattamento del dolore sia inadeguato come anche la considerazione che se ne fa nella quotidianità.

Il Dott. Roberto Latina, coordinatore infermieristico presso l’ Ospedale San Camillo Forlanini di Roma e docente in corsi e seminari sulla gestione del dolore presso l’Università la Sapienza di Roma, il Campus Biomedico di Roma e l’Università Nostra Signora del Buon Consiglio di Tirana, ha commentato questi risultati a PharmaStar: “La legge 38 ha dato un contributo unico in Europa; tale legge, grazie ai decreti attuativi, ha permesso di indirizzare la formazione degli operatori sanitari, compresi gli infermieri. Molti Master sulla terapia del dolore e sulle Cure palliative hanno applicato i contenuti normativi in termini di obiettivi e contenuti, già nell’ AA 2011.  Da una recente indagine, realizzata dal Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive, dell’Università La Sapienza di Roma, in press,  emerge una tendenza, per l’anno 2011, a non considerare effettivamente il dolore come parametro vitale, e pertanto a non misurare il dolore a tutta la popolazione assistita istituzionalizzata.

È verosimile , pertanto, che permane una limitata  cultura a valorizzare il dolore come parametro vitale, che, fra l’altro è l’unico parametro obbligatorio per legge Italiana da misurare, rispetto ai tradizionali (pressione, frequenza cardiaca e respiratoria, temperatura) . I corsi di formazione, affinché siano efficaci in termini di apprendimento, dovrebbero essere in grado di  cambiare gli atteggiamenti professionali, e quindi i comportamenti assistenziali, sin dalla formazione accademica di base; questa cultura si sta man mano espandendo, ma necessita ancora altro tempo. In letteratura sono decritti innumerevoli strumenti per la valutazione del dolore, (non tutte le scale internazionali per la misura del dolore sono validate nella lingua italiana), applicabili in base alla tipologia di setting e tipologia di pazienti (esempio verbalizzanti o non, con deficit cognitivi, pediatrici, geriatrici), ma tale competenza può essere raggiunta focalizzandosi innanzi tutto sulla formazione accademica triennale infermieristica, per poi essere maggiormente approfondita nelle lauree magistrali o nei relativi master professionalizzanti. Inoltre vanno maggiormente implementati i corsi di formazione continua, anche per il personale medico, che siano in grado di implementare una “nuova cultura all’approccio del dolore”.

Quindi,  . la qualità formativa deve essere finalizzata realmente ad un soddisfacimento di un bisogno reale  della popolazione e non alla costruzione di modelli “cartacei” , in grado di implementare sia i protocolli terapeutici, già esistenti in letteratura, sia sulla valutazione e re-assessment sia degli esiti sia delle complicanze della terapia analgesica, ma soprattutto su una presa in carico della persona affetta da dolore acuto e cronico.”

In conclusione, da quanto emerge dai dati preliminari di questa indagine c’è un basso livello di conoscenza delle normative e direttive sul tema dolore e soprattutto queste ultime vengono poco applicate e in maniera disomogenea sul territorio nazionale. Urge una maggiore formazione che parta dalla base e cioè da un ampliamento dell’offerta didattica dei corsi di laurea in Infermieristica (laurea triennale) e in  Scienze infermieristiche (laurea magistrale) o Scienze Sanitarie e che prosegua con la formazione avanzata  e con l’aggiornamento continuo.

Emilia Vaccaro

Bibliografia

1.     Angeletti C. et al. Infermiere e dolore: dati preliminari del questionario online. Pain Nursing Magazine-Italian online journal. 2014; 3:(2): 74-75.

2.     Latina R. et  al.  Features and organization of Pain Centers in the Lazio Region, Italy, in 2011. ANNALI DI IGIENE MEDICINA PREVENTIVA E DI COMUNITÀ, 2014: 26:367-379,  ISSN: 1120-9135
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