Dolore

Lombalgia cronica, amitriptilina meglio di pregabalin

Il trattamento con l'antidepressivo triciclico amitriptilina ha ridotto il dolore e migliorato il funzionamento del paziente in modo in significativamente superiore a pregabalin in pazienti affetti da lombalgia cronica in uno studio randomizzato di un gruppo indiano, presentato in occasione del meeting annuale dell’American Neurological Association.

Quasi il 60% dei soggetti trattati con amitriptilina ha avuto una riduzione di almeno il 50% del dolore misurato mediante la scala VAS contro il 38% di quelli trattati con pregabalin, ha spiegato Jayantee Kalita, del Sanjay Gandhi Post Graduate Institute of Medicine di Lucknow.

Lo studio, ha detto l’autrice, è il primo a valutare l'amitriptilina nella lombalgia, una condizione dolorosa cronica che può essere invalidante per durata e gravità ed è notoriamente difficile da controllare, ha detto la neurologa.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2011, relativa a 17 studi randomizzati e controllati su trattamenti farmacologici per la lombalgia cronica (farmaci antinfiammatori non steroidei, antidepressivi e oppioidi) ha rivelato che i migliori risultati si ottengono con il paracetamolo e con gli oppioidi, ma anche che questi agenti sono gravati da effetti collaterali dose-limitanti e da un effetto di rimbalzo del dolore nel momento in cui si interrompe la terapia. Gli studi che avevano esaminato gli antidepressivi non li avevano trovati più efficaci del placebo.

Per il loro studio, gli autori indiani hanno trattato 200 pazienti affetti da lombalgia cronica con amitriptilina o pregabalin per 14 settimane. L’amitriptilina è stata iniziata alla dose di 10 mg una volta al giorno e poi aumentata fino a un massimo di 50 mg in base alle necessità, mentre per pregabalin il dosaggio iniziale è stato di 75 mg due volte al giorno e poi aumentato fino a un massimo di 300 mg due volte al giorno, se necessario.

La coorte aveva un'età media di 41 anni e soffriva di mal di schiena da una mediana di 35 mesi, anche se un paziente ne soffriva da più di 30 anni.

La maggior parte dei pazienti (115) viveva in aree rurali. I fattori di rischio comprendevano la presenza di diabete (in 9 pazienti), di ipertensione (in 15), il fumo (in 39) e l'uso del tabacco (in 65).

Al basale, in entrambi i gruppi di trattamento il punteggio medio del dolore nella scala VAS a 10 punti era pari in media a 7. Il punteggio medio dell’Oswestry Disability Index (ODI) era pari al 40%, indice di un dolore forte che limita le attività lavorative, i viaggi, la cura della persona, la vita sociale, l'attività sessuale e il sonno.

Nel giro di 6 settimane dall’inizio dello studio, i punteggi del dolore nel gruppo amitriptilina si sono ridotti in modo significativo, passando da 7 a 4. Dopo 14 settimane, i punteggi erano scesi ulteriormente, circa 3, con una differenza significativa sia rispetto ai punteggi basali sia rispetto a quelli misurati dopo 6 settimane.

Nel gruppo trattato con pregabalin, il punteggio del dolore è sceso da 7 a 5 dopo 6 settimane, ma questa differenza non è significativa. Nelle successive 8 settimane, i punteggi si sono ridotti di un altro mezzo punto, scendendo a circa 4,5, riduzione che rappresenta un miglioramento significativo rispetto al valore basale, ma non rispetto a quello misurato dopo 6 settimane.

Anche il punteggio dell’ODI è migliorato di più nei pazienti che assumono amitriptilina. Da una media di circa il 43%, l'indice è sceso a circa il 30% dopo 6 settimane e 20% dopo 14 settimane. Un punteggio del 20% indica una disabilità minima e il fatto che i pazienti non hanno bisogno di assistenza per le attività della vita quotidiana e sono costretti a interruzioni minime della vita quotidiana per il dolore.

La disabilità è diminuita anche nel gruppo trattato con pregabalin, passando da circa il 40% al basale al 35% dopo 6 settimane e poi a circa il 25% dopo 14. Questo punteggio rientra nel range della disabilità moderata, una condizione, cioè, nella quale i pazienti possono avere bisogno di aiuto per alcune attività quotidiane e possono dover stare a casa dal lavoro. Il punteggio finale rappresenta comunque un miglioramento significativo rispetto al basale, anche se non così forte come quello ottenuto nel gruppo trattato con amitriptilina, ha osservato Kalita.

Nell'analisi intention-to-treat, i pazienti che hanno mostrato una diminuzione di almeno il 50% del punteggio della scala VAS sono stati il 57% nel gruppo amitriptilina e il 39% nel gruppo pregabalin, mentre si è visto un miglioramento di almeno il 20% dei punteggi relativi alla disabilità nel 67% dei pazienti del gruppo amitriptilina e nel 48% di quelli del gruppo pregabalin.

Tra gli effetti collaterali, si sono osservati sedazione, vertigini, secchezza delle fauci, eruzioni cutanee ed irrequietezza. I pazienti che hanno manifestato almeno un effetto collaterale sono stati significativamente più numerosi nel gruppo pregabalin (otto pazienti contro tre). Inoltre, l’effetto avverso più comune è stata la sedazione, verificatasi in 10 pazienti del gruppo trattato con amitriptilina e 4 del gruppo trattato con pregabalin.

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